Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2462 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2462

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) s.r.l., in persona dell’amministratore unico pro tempore

C.A., elettivamente domiciliata in Potenza, p.le Luigi Rizzo

n. 12, presso lo studio dell’avvocato Aldo Melchionda, da cui è

rappresentata e difesa per procura apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.r.l., in persona del curatore fallimentare, e

Pm presso il Tribunale di Potenza;

– intimati –

avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO di Potenza, depositata il

23.9.2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11 gennaio 2022 dal Consigliere Relatore Dott.

Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto da (OMISSIS) s.r.l. ricorso avverso la sentenza depositata il 23.9.2029, con cui è stata accolto il reclamo ex art. 18 L. Fall. proposto da (OMISSIS) s.r.l. contro la sentenza n. 27/2019 del 26.11.2019 del Tribunale di Potenza che ne aveva dichiarato fallimento;

La Corte d’Appello ha rilevato che la notifica degli atti introduttivi del giudizio prefallimentare effettuata dalla cancelleria in data 10 ottobre 2019, all’indirizzo di posta certificata della società fallenda, aveva avuto esito negativo per mancata consegna; ha evidenziato che successivamente la notifica del ricorso per fallimento era stata effettuata dai Carabinieri della stazione di Vietri in data (OMISSIS) nelle mani di C.F., “nella qualità di rappresentante legale della società”; ha dunque osservato che la notificazione era avvenuta in violazione dell’art. 15 L. Fall., comma 3, che prescrive una procedura notificatoria speciale e derogatoria delle regole generali, e che comunque C.F., al quale l’atto era stato notificato, non era neanche il legale rappresentante della società dichiarata fallita, in quanto amministratore unico e legale rappresentante della predetta società era invece C.A.; ha dunque rilevato la inesistenza della notifica degli atti introduttivi con conseguente necessità di revocare la sentenza dichiarativa di fallimento impugnata e con rimessione, in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c., della causa al primo giudice; ha inoltre ritenuto di dover compensare le spese del giudizio stante la revoca della sentenza dichiarativa di fallimento che aveva reso su parte soccombente ormai inesistente;

– che il fallimento, intimato, non ha svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 353 e 354 c.p.c., dell’art. 12 preleggi e dell’art. 18 e ss. L. Fall., sul rilievo che sarebbe stata erronea la decisione impugnata laddove, dopo aver accertato l’inesistenza della notificazione del ricorso e del decreto di convocazione e aver disposto la revoca della sentenza di fallimento, aveva rimesso la causa al primo giudice in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c.;

2. che con il secondo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, sul rilievo che erroneamente la corte avrebbe disposto la compensazione delle spese di lite nei confronti del fallimento e del P.M. reclamati, pur avendo accolto integralmente le ragioni della reclamante, e sulla base di una motivazione apparente e contraddittoria;

3. che con il terzo mezzo è stata dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 112 c.p.c., sul rilievo che sarebbe stata omessa la condanna del P.M. istante il fallimento al pagamento delle spese di lite;

3. che il ricorso è manifestamente fondato quanto al secondo motivo;

3.1 che il primo motivo di doglianza è inammissibile ai sensi dell’art. 360bis c.p.c., posto che, secondo la giurisprudenza espressa da questa Corte di legittimità, il giudice del reclamo proposto avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, ove ravvisi l’inesistenza della notificazione del ricorso introduttivo depositato regolarmente in cancelleria, deve revocare il provvedimento impugnato e, in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c., rimettere la causa al primo giudice (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 3861 del 08/02/2019; cfr. anche n. 18339 del 2015; n. 20757 del 2014); che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, in ogni ipotesi di revoca del fallimento che non precluda la rinnovazione della dichiarazione medesima, come nel caso di meri vizi procedurali, il giudice del reclamo deve rimettere la causa al primo giudice, il quale, rinnovati gli atti nulli, provvede sulla corrispondente istanza (Cass. n. 18339/2015, cit. supra; Cass. n. 25218/2013); che non osta a una simile statuizione il fatto che, nel caso di specie, secondo l’accertamento della corte territoriale, la notifica dell’atto introduttivo del giudizio prefallimentare fosse non nulla ma addirittura inesistente (ipotesi in cui nei procedimenti introdotti con rito ordinario il giudice d’appello deve dichiarare, anche d’ufficio, l’insanabile nullità della relativa sentenza, senza poter rimettere la causa al primo giudice, non ricorrendo alcuna delle ipotesi tassativamente previste dagli artt. 353 e 354 c.p.c.; cfr. Cass. n. 21219/2016), in considerazione delle peculiari modalità con cui il giudizio prefallimentare prende l’avvio:

in questo caso non assume rilievo il fatto che l’inesistenza della notificazione dell’atto introduttivo non sia (a differenza della nullità della notificazione) contemplata dall’art. 354 c.p.c., norma che fa riferimento ai procedimenti introdotti con citazione e non tiene conto della scissione tra edictio actionis e vocatio in jus tipica dei giudizi iniziati con ricorso (si vedano in questo senso Cass. n. 20757/2014, Cass. n. 12353/2014; cit. supra; vedi anche Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 3861 del 08/02/2019, cit. supra);

che pertanto il collegio del reclamo, ove ravvisi l’inesistenza della notificazione del ricorso e il perfezionamento della fase del l’edictio actionis con il deposito dello stesso, ben potrà dichiarare la nullità della sentenza impugnata e, in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c., rimettere la causa al primo giudice (cfr. sempre Cass. 3861/2019, cit. supra);

3.2 Il secondo motivo è invece manifestamente fondato, limitatamente alla contestata compensazione delle spese di lite in favore del fallimento reclamato;

– che occorre premettere che, agli effetti del regolamento delle spese processuali la soccombenza può essere determinata non soltanto da ragioni di merito, ma anche da ragioni di ordine processuale, non richiedendo l’art. 91 c.p.c., per la statuizione sulle spese, una decisione che attenga al merito, bensì una pronuncia che chiuda il processo davanti al giudice adito, tale dovendosi considerare anche la pronuncia con cui il giudice d’appello rimette le parti davanti al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c. (Cass., Sez. U., n. 583/1999); il giudice d’appello, dunque, laddove rimetta la causa al primo giudice nelle ipotesi previste dagli artt. 353 e 354 c.p.c., deve provvedere anche in ordine alle spese di lite;

– che tuttavia la motivazione che sorregge la decisione di compensare le spese di lite in relazione al fallimento reclamato, oltre che essere contraria alle ipotesi espressamente previste dall’art. 92 del codice di rito, risulta essere meramente apparente perché non è dato comprendere per quale ragione la revoca del fallimento possa determinare la definitiva “inesistenza” del soggetto su cui incombono le spese processuali sulla base del principio di soccombenza;

3.3 che il terzo motivo e’, a sua volta, inammissibile posto che non è dato riscontrare l’omessa pronuncia sulla domanda di condanna del P.M. istante, e ciò se solo si considera che non è rintracciabile tale vizio nell’ipotesi di rigetto implicito della domanda stessa (Cass. 13649/2005) e che tale rigetto implicito si fonda sulla stratificata giurisprudenza espressa da questa Corte quanto all’impossibilità di condanna del medesimo P.M. nel caso di soccombenza (cfr. Cass. 5165/2004; Cass. 3824/2010; Cass. 20652/2011; Cass. 19711/2015);

– che il Collegio ritiene, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed in relazione al secondo motivo di ricorso (qui accolto, limitatamente alla compensazione delle spese con il fallimento), che – pur in sede di cassazione della pronuncia impugnata e dunque decidendo nel merito – possa decidersi la causa in ordine alla regolamentazione delle spese del giudizio di reclamo, con condanna del fallimento al pagamento delle spese di lite per la fase di reclamo, da liquidarsi, in relazione all’attività processuale svolta, in Euro 1500 e che invece quelle del giudizio di cassazione possano essere compensate in ragione dell’esito del giudizio.

PQM

accoglie ai sensi di cui in motivazione il secondo motivo di ricorso; dichiara inammissibili il primo e il terzo motivo; cassa la sentenza impugnata in relazione al solo motivo così accolto e, decidendo nel merito, condanna il fallimento (OMISSIS) s.r.l. al pagamento in favore della società (OMISSIS) s.r.l. delle spese di lite del giudizio di reclamo, liquidando le stesse in Euro 1.500,00, oltre accessori di legge; compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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