Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2460 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

TECNOEDIL s.r.l. in liquidazione, in persona del legale

rappresentante pro tempore, e G.R., entrambi

rappresentati e difesi dall’Avv. Matteo Ladogana, elettivamente

domiciliati in Brescia, Via Solferino n. 53, presso lo studio del

difensore;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore il curatore fallimentare Dott. B.A., e FALLIMENTO

TECNOEDIL s.r.l. in liquidazione, in persona del curatore

fallimentare Dott.ssa M.V.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 127-2021 della CORTE D’APPELLO di Brescia,

depositata il 3.2.2021;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11.1.2022 dal Consigliere Relatore Dott. Roberto

Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto da TECNOEDIL s.r.l. in liquidazione e G.R. ricorso avverso la sentenza n. 127/2021, depositata il 3.2.2021, con cui è stata respinto il reclamo ex art. 18 L. Fall. proposto dalla predetta società contro la sentenza del 4 settembre 2020, n. 112, emessa dal Tribunale di Brescia che aveva dichiarato il suo fallimento;

La Corte d’Appello – dopo aver ricordato, in ordine alla censura sollevala sul dedotto profilo della carenza di legittimazione attiva del creditore istante, che il relativo credito nasceva da un’azione di ripetizione dell’indebito – ha rilevato che, in tale fattispecie, l’onere della prova grava sul creditore istante, il quale è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa e, cioè, sia l’avvenuto pagamento sia la mancanza di una causa che lo giustifichi, prova quest’ultima che può essere fornita dimostrando l’esistenza di un fatto negativo contrario ovvero anche mediante presunzioni; ha dunque osservato che risultava documentalmente provato che la società (OMISSIS) e la società Nairon s.r.l., terzo debitore di (OMISSIS), avessero eseguito bonifici in favore di GR Tecnoedil s.r.l. recanti l’indicazione, come causale, di acconti e saldi di varie fatture per rilevanti importi, rispettivamente, di Euro 1.932.236,78 e di Euro 144.623,00 e che, oltre alla mancanza di chiarimenti documentali da parte della curatela del fallimento (OMISSIS), dalle risultanze di bilancio 2015 della GR Teconoedil srl emergeva che, negli anni 2014/2015, il valore di produzione della società reclamante era stato pari rispettivamente ad Euro 333.277 ed Euro 514.509, mentre i costi di produzione si erano assestati ad Euro 363.239 ed Euro 509.293, dati contabili quest’ultimi del tutto incompatibili con gli oltre due milioni di Euro versati dalla (OMISSIS) nel medesimo periodo in favore di GR Tecnoedil, con la conseguente verosimile inesistenza di una causa giustificatrice dei predetti pagamenti e con conseguente legittimità e fondatezza dell’accertamento incidentale svolto dal Tribunale fallimentare per la verifica della qualità di creditore dell’istante per l’esercizio dell’iniziativa ex art. 6 L. Fall.; ha infine osservato che nessuna contestazione dello stato di insolvenza era stata avanzata da parte della reclamante, insolvenza che il Tribunale aveva desunto dall’entità del credito azionato in sede fallimentare e dall’insussistenza di sufficienti mezzi per il suo pagamento; ha disposto inoltre che le spese di lite fossero poste, ai sensi dell’art. 94 c.p.c., anche a carico diretto di G.R., legale rappresentante della società reclamante, stante la manifesta infondatezza del proposto reclamo;

– che il FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. e il FALLIMENTO TECNOEDIL s.r.l. in liquidazione, intimate, non hanno svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380 bis c.p.c.;

– che i ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., sul rilievo che la corte avrebbe errato nell’applicazione di principi regolanti la ripartizione dell’onere probatorio in tema di ripetizione dell’indebito ritenendo che la prova gravante sull’asserito creditore possa essere fornita per presunzioni;

2. che con il secondo motivo è stata dedotta la violazione o falsa applicazione dell’art. 94 c.p.c., sul rilievo che la corte di merito avrebbe errato nell’applicazione dei consolidati principi relativi alla condanna alle spese per manifesta infondatezza del reclamo;

3. che il ricorso è inammissibile;

3.1 che il primo motivo va infatti dichiarato inammissibile per le ragioni che seguono;

– non corrisponde al vero che la corte territoriale abbia sovvertito la ripartizione degli oneri probatori in tema di ripetizione dell’indebito, avendo invece imposto alla società istante il fallimento di fornire la prova dei fatti costitutivi del diritto di credito scaturente dall’azione di ripetizione posta alla base dell’accertamento incidentale svolto, ai sensi dell’art. 6 L. Fall., per lo scrutinio da parte del tribunale della sussistenza della legittimazione attiva in capo al fallimento, nella qualità di creditore e ricorrente per la declaratoria di fallimento della TECNOEDIL s.r.l. in liquidazione;

– infatti occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza espressa da questa Corte (cui anche questo Collegio intende fornire continuità applicativa), nella ripetizione di indebito opera il normale principio dell’onere della prova a carico dell’attore il quale, quindi, è tenuto a dimostrare sia l’avvenuto pagamento sia la mancanza di una causa che lo giustifichi (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 30713 del 27/11/2018; v. anche: n. 17146 del 2003; n. 4276 del 1983; e più recentemente: Sez. 3, Sentenza n. 11294 del 12/06/2020);

– in realtà la corte territoriale ha correttamente applicato il predetto principio e invece la società ricorrente intende, sotto l’egida applicativa del vizio di violazione di legge (art. 2697 c.c.), far ripetere il giudizio di merito in ordine alla valutazione probatoria degli elementi fattuali offerti dal creditore istante ex art. 6 L. Fall. per la dimostrazione dell’esistenza del credito ripetitorio di cui all’art. 2033 c.c. e della sua legittimazione attiva alla presentazione del ricorso per fallimento, scrutinio quest’ultimo che è evidentemente inibito al giudice di legittimità, comportando la rilettura degli atti istruttori (Cass. ss.uu. 8053/2014);

– in ordine a quest’ultimo profilo di riflessione, è utile ricordare che la violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c., censurabile per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è configurabile soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione delle fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece laddove oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti, sindacabile, quest’ultima, in sede di legittimità, entro i ristretti limiti del “nuovo” art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass., Sez. 3, Sentenza n. 13395 del 29/05/2018; Cass. Sentenza n. 17313 del 19/08/2020; v. anche Cass. 18092/2020), vizio quest’ultimo neanche proposto nel caso in esame;

3.2 che anche il secondo motivo di censura è inammissibile;

– occorre premettere che, sempre secondo la giurisprudenza espressa da questa Corte (cfr. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 9203 del 20/05/2020; Cass. 20878/2010), l’art. 94 c.p.c. prevedendo la condanna alle spese in favore dell’avversario vincitore, eventualmente in solido con la parte, del soggetto che la rappresenti, si giustifica con il fatto che il predetto, pur non assumendo la veste di parte nel processo, esplica pur tuttavia, anche se in nome altrui, un’attività processuale in maniera autonoma; tale condanna postula la ricorrenza di gravi motivi, da enunciarsi in modo specifico dal giudice, quali la trasgressione del dovere di lealtà e probità di cui all’art. 88 c.p.c., ovvero la mancanza della normale prudenza tipica della responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96 c.p.c., comma 2;

– in realtà il provvedimento impugnato ha esplicato le gravi ragioni implicanti la condanna del legale rappresentante della società reclamante ed individuate, in termini di per sé sufficienti ai fini motivazionali, già nella radicale infondatezza del mezzo di impugnazione così azionato, risolvendosi le censure proposte dai ricorrenti in un’inammissibile richiesta, ancora una volta, di rivisitazione della decisione di merito;

4. che nessuna statuizione è dovuta per le spese del presente giudizio di legittimità, stante la mancata difesa della parte intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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