Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2459 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 07/12/2021, dep. 27/01/2022), n.2459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5501-2020 proposto da:

A.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCO DATI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale presso la Prefettura

U.T.G. di Milano, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato

e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 4821/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 04/12/2019 R.G.N. 2755/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/12/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Milano, con la sentenza n. 4821 del 2019, ha confermato, dichiarando inammissibile il gravame, il provvedimento emesso dal Tribunale della stessa sede con il quale era stata respinta la domanda di protezione internazionale ed umanitaria, proposta dal richiedente in epigrafe indicato, cittadino del Pakistan.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere stato sostenitore, insieme con i suoi familiari, del (OMISSIS) ((OMISSIS)) e che, durante una manifestazione politica, era rimasto coinvolto in uno scontro a fuoco con sostenitori del partito avversario; in tale occasione, egli aveva assistito all’omicidio del cugino, riconoscendone gli autori, che aveva denunciato; aveva precisato che, per tale ragione, era stato oggetto di minacce e intimidazioni per cui decise di abbandonare prima il villaggio e poi di trasferirsi all’estero, per recarsi prima in Libia e poi in Italia.

3. A fondamento della decisione la Corte di merito ha rilevato che il provvedimento di prima istanza, emesso in relazione ad un ricorso depositato l’8.1.2018, non era né appellabile né reclamabile ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis.

4. Avverso la sentenza di secondo grado è stato proposto dal richiedente ricorso per cassazione affidato a tre motivi, illustrati anche con memoria.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione delle disposizioni di cui alla L. n. 46 del 2017, deducendo che, sulla richiesta di protezione umanitaria, il Tribunale avrebbe dovuto decidere ex art. 702 bis e ss. c.p.c., con conseguente ammissibilità dell’appello quanto meno relativamente a tale istanza.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e di errata applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c), perché la Corte territoriale non aveva valutato che in caso di rimpatrio, esso richiedente avrebbe rischiato di subire forme di trattamento inumano e/o degradante nonché una minaccia grave ed individuale alla vita o alla sua persona.

4. Con il terzo motivo si obietta la violazione ed errata applicazione dell’art. 10 Cost. e del D.Lgs. n. 268 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 1, per non essere stati riconosciuti, dai giudici di merito, i presupposti per concedere la protezione umanitaria, nonostante l’avvenuta integrazione di esso richiedente in Italia e la mancanza di condizioni minime di vita nel proprio Paese di origine.

5. Il primo motivo è infondato.

6. La decisione della Corte territoriale è conforme all’orientamento di legittimità, cui si intende dare seguito, secondo il quale, anche prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, art. 1, comma 3, lett. a), (conv. con modif. in L. n. 132 del 2018), la proposizione, con un unico ricorso dell’azione finalizzata ad ottenere la protezione internazionale (“status di rifugiato” e protezione sussidiaria) e di quella volta al riconoscimento della protezione umanitaria comporta la trattazione unitaria di tutte le domande da parte della sezione specializzata del tribunale, in composizione collegiale, secondo il rito camerale previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, in ragione della profonda connessione, soggettiva e oggettiva, esistente tra le domande, oltre che della prevalenza della composizione collegiale su quella monocratica, sancita dall’art. 281 c.p.c. ed in attuazione del principio della ragionevole durata del processo (per tutte, cfr. Cass. n. 13575/2020).

7. Correttamente, pertanto, in primo grado il ricorso depositato dal richiedente l’8.1.2018 è stato trattato dal Tribunale con il rito di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis (applicabile alle controversie instaurate successivamente al 18.8.2017), con le peculiarità che lo connotano (composizione collegiale della sezione specializzata, procedura camerale e non reclamabilità del decreto), con la conseguenza che, nel caso in esame, il provvedimento emesso non era né appellabile né reclamabile, ma unicamente ricorribile in cassazione.

8. Il rito ordinario (o, in presenza dei presupposti, quello sommario) monocratico opera, infatti, solo per le azioni promosse per conseguire il permesso di soggiorno per motivi umanitari che non siano precedute dalla richiesta di asilo alle predette Commissioni (Cass. n. 16458/2019).

9. Gli altri motivi formulati dal richiedente vanno, invece, dichiarati inammissibili perché sulle questioni loro sottese la Corte territoriale non si è pronunciata (ritenendole assorbite) e, quindi, non è ravvisabile una condizione di soccombenza in senso tecnico che giustifichi il ricorso in cassazione (Cass. n. 10545/2008).

10. Alla stregua di quanto esposto deve essere, pertanto, rigettato il primo motivo mentre va dichiarata l’inammissibilità degli altri.

11. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo l’Amministrazione resistente svolto attività difensiva.

12. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo, inammissibili gli altri. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 7 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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