Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2458 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 01/12/2021, dep. 27/01/2022), n.2458

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14397-2016 proposto da:

C.M.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

CORRIDORI 48, presso lo studio dell’avvocato ISIDORO TOSCANO,

rappresentata e difesa dall’avvocato OBERDAN LENZI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI;

– resistente con mandato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di LIVORNO, depositata il

26/04/2016 R.G.N. 388/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/12/2021 dal Consigliere Dott. ALFONSINA DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Livorno, nel procedimento azionato da C.M.F. avverso il provvedimento amministrativo con cui l’INPS le aveva negato il riconoscimento dell’aggravamento dell’invalidità civile e delle condizioni legittimanti i benefici di legge, quale portatrice di handicap grave, ha dichiarato inammissibile la domanda, accogliendo l’eccezione di decadenza dall’azione sollevata dall’istituto e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di lite;

la cassazione della sentenza è domandata da C.M.F. sulla base di un unico motivo di ricorso;

l’INPS ha depositato procura speciale in calce al ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente lamenta “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. a sua volta in relazione alla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 4”; contesta la condanna integrale alle spese di lite, deducendo che quando una pubblica amministrazione è difesa da un proprio funzionario non abilitato all’esercizio della professione di avvocato, quest’ultimo ha diritto alle cosiddette spese vive, a condizione che abbia presentato apposita nota al fine di ottenerne il rimborso, il che non è avvenuto nel caso in esame, in cui controparte non ha allegato la nota giustificativa;

il motivo va accolto;

secondo l’orientamento di questa Corte, espresso con la sentenza n. 19034 del 2019, la quale ha provveduto ad estendere a un procedimento per accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c. il principio di diritto già affermato da Cass. n. 9878, “L’art. 152 bis disp. att. c.p.c., introdotto dalla L. n. 183 del 2011, art. 4, comma 42, nella parte in cui prevede la liquidazione delle spese processuali a favore delle pubbliche amministrazioni assistite in giudizio da propri dipendenti, in misura pari al compenso spettante agli avvocati ridotto del venti per cento, si applica non soltanto alle controversie relative ai rapporti di lavoro ex art. 417 bis c.p.c., ma anche ai giudizi per prestazioni assistenziali in cui l’INPS si avvalga della difesa diretta ai sensi del D.L. n. 203 del 2005, ex art. 10, comma 6, conv., con modif., dalla L. n. 248 del 2005, inclusi i procedimenti per accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c., in quanto le due disposizioni sono accomunate dalla finalità di migliorare il coordinamento e la gestione del contenzioso da parte delle amministrazioni nei gradi di merito, affidando l’attività di difesa nei giudizi in modo sistematico a propri dipendenti”;

dal tenore del provvedimento impugnato non risulta che sia stata presa in considerazione l’ipotesi della difesa svolta dal funzionario non abilitato all’esercizio della professione di avvocato; la sentenza ha considerato soltanto il profilo riguardante l’assenza della dichiarazione sostitutiva di certificazione di reddito inferiore al limite di legge, così come disposto dall’art. 152 disp. att. c.p.c., senza dedicare il minimo cenno alla riduzione delle spese a carico della parte soccombente, applicabile nel caso in cui l’ente pubblico vittorioso sia stato difeso da un proprio funzionario, circostanza non contestata nel caso in esame;

non essendosi, il giudice del merito conformato al richiamato principio di diritto, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito, dichiarando che le spese del giudizio davanti al Tribunale di Livorno, poste a carico di C.M.F. quale parte soccombente, devono essere ridotte del venti per cento;

le spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

in considerazione dell’esito del giudizio, si dà atto che non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara l’odierna ricorrente tenuta al rimborso – con la riduzione del venti per cento delle spese del giudizio in favore dell’Inps liquidate dal Tribunale di Livorno nella misura di Euro 1.384,00.

Condanna l’Inps al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore di C.M.F., che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1.107,00, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 1 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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