Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24576 del 01/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 01/12/2016, (ud. 11/10/2016, dep. 01/12/2016), n.24576

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STITANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27158/2015 proposto da:

D.V.A., nonchè la società ORTOFRUTTICOLA di

D.V.D. & CO SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ACHILLE PAPA 21,

presso lo studio dell’avvocato MARIA TERESA PAGANO, rappresentati e

difesi dall’avvocato MATTIA APREA giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

CATTOLICA DI ASSICURAZIONE SOCIETA’ COOPERATIVA A RL, in persona del

Procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DI RIPETTA 22,

presso lo studio dell’avvocato SERGIO RUSSO, giusta procura in calce

al controricorso;

– controricorrente –

nonchè

S.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1761/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO.

Fatto

MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

E stata depositata in cancelleria la seguente relazione: ” S.C. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Latina D.V.A. e la Ortofrutticola di D.V.D. e c. s.r.l., nonchè la compagnia assicuratrice per la r.c.a di questi, Cattolica soc. coop. Ass.ni a r.l., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni alla persona riportati allorchè, all’interno del mercato ortofrutticolo di Fondi, veniva investito dall’autocarro di proprietà della società e condotto dal D.V..

La domanda dello S. veniva accolta in primo grado, con condanna della compagnia assicuratrice al risarcimento del danno, ma rigettata in appello dalla Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 1761 del 2015, pubblicata il 17.4.2015, qui impugnata.

La sentenza d’appello, oltre a rigettare la domanda risarcitoria non ritenendo provato il verificarsi stesso di un incidente stradale, e riconducendo piuttosto i danni alla persona subiti dallo S. ad un incidente sul lavoro non risarcibile dall’ente previdenziale in quanto il lavoratore era privo di regolare posizione contributiva, condannava sia l’originario attore che gli odierni ricorrenti, convenuti nel giudizio di primo grado dallo S. e costituitisi in appello chiedendo il rigetto dell’appello stesso proposto dalla compagnia di assicurazioni, a rifondere alla Cattolica le spese di lite.

I ricorrenti propongono un solo motivo di ricorso per cassazione, con cui deducono la violazione dell’art. 91 c.p.c., da parte della corte d’appello.

Resiste la Cattolica con controricorso mentre lo S., intimato, non ha svolto in questa sede attività difensiva.

Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato manifestamente infondato.

I ricorrenti si dolgono della violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., avendo il giudice di appello posto anche a loro carico il pagamento delle spese di giudizio, pur trovandosi essi nella stessa posizione della vincitrice società Cattolica di assicurazioni, assicuratrice della vettura condotta dal D.V. e di proprietà della società ortofrutticola, la quale non aveva proposto nei loro confronti alcuna domanda. Sostengono che la corte d’appello non abbia considerato che essi, sebbene parti appellate, erano comunque parti vittoriose in senso sostanziale.

Il motivo appare infondato.

In materia di spese processuali, l’identificazione della parte soccombente è rimessa al potere decisionale del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, con l’unico limite di violazione del principio per cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa (Cass. n. 13229 del 2011).

Nel caso di specie, è ben vero che gli odierni ricorrenti erano anch’essi convenuti in primo grado. Nel giudizio di appello, però, essi si sono costituiti aderendo alla ricostruzione dei fatti dello S., ritenuta non credibile dalla corte d’appello sulla base delle dichiarazioni dello stesso attore rese nell’immediatezza dei fatti al pronto soccorso e di altri elementi ricordati in sentenza, ed hanno chiesto il rigetto dell’appello.

Essi non possono quindi ritenersi parte totalmente vincitrice.

Appare legittima la condanna alle spese anche a loro carico, avendo la corte d’appello fatto corretta applicazione nel condannarli del principio di causalità, individuandoli come parte che abbia dato causa al protrarsi del giudizio: la parte soccombente va individuata in quella che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia (Cass. n. 7625 del 2010).

Si propone pertanto il rigetto del ricorso”.

La sola controricorrente ha depositato memoria.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione stessa.

Il ricorso proposto va pertanto rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

Infine, il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18, pertanto deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Liquida in favore della controricorrente Euro 3.200,00 per spese legali, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 dicembre 2016

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