Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24570 del 18/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 18/10/2017, (ud. 18/05/2017, dep.18/10/2017),  n. 24570

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 844-2012 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocata LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

e contro

B.D.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 8715/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/12/2010, R. G. N. 3195/2007.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza in data 3.11/27.12.2010 (nr.8715/2010) la Corte di Appello di Roma ha riformato la sentenza del Tribunale della stessa sede (in data 6.3.2006), che aveva respinto la domanda proposta da B.D. nei confronti di POSTE ITALIANE spa per la dichiarazione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro subordinato stipulato tra le parti di causa per il periodo 9 aprile – 30 giugno 2003, e per l’effetto, in parziale accoglimento dell’appello della lavoratrice, ha dichiarato la nullità del termine apposto al contratto per “ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’area operativa ed addetto al servizio di recapito presso la Filiale di Salerno assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro “ed ha condannato POSTE ITALIANE spa al risarcimento del danno;

che avverso tale sentenza ha proposto ricorso la società POSTE ITALIANE spa, affidato a cinque motivi (oltre ad un motivo con cui si invoca la applicazione dello ius superveniens), al quale B.D. non ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che la società POSTE ITALIANE ha impugnato la sentenza deducendo:

con il primo motivo di ricorso: ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – contraddittoria ed insufficiente motivazione in ordine ad una circostanza rilevante ai fini del decidere ed in relazione all’art. 1372 c.c., comma 1; artt. 1175,1375,2697,1427 e 1431 c.c. e art. 100 c.p.c.. Ha censurato il rigetto della proposta eccezione di risoluzione del contratto di lavoro per mutuo consenso, fondato sulla non univocità del decorso del tempo dalla cessazione dell’unico contratto a termine ed ha lamentato che contraddittoriamente nella sentenza la medesima circostanza di fatto era stata ritenuta rilevante ai fini della quantificazione del danno risarcibile;

con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – erronea motivazione in ordine all’art. 1372 c.c., comma 1; artt. 1175,1375,2697,1427 e 1431 c.c. e art. 100 c.p.c. ancora in relazione alla statuizione di rigetto della proposta eccezione di risoluzione del contratto di lavoro per mutuo consenso; con il terzo motivo: ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3: violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, art. 1362 c.c. e segg. nonchè – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – contraddittoria ed omessa pronunzia in ordine ad un punto decisivo della controversia. La denunzia afferisce alla affermata genericità della causale del termine indicata nel contratto di lavoro;

con il quarto motivo: erronea ed insufficiente motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo, per avere la Corte di merito affermato la mancanza di specificità dei capitoli di prova articolati dalla società nella memoria difensiva di primo grado e, comunque, per non avere esercitato i suoi poteri dei poteri istruttori d’ufficio ex artt. 253,420 e 421 c.p.c. a fronte della ritenuta insufficienza e genericità dei capitoli di prova;

con il quinto motivo: ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione ed erronea applicazione degli artt. 1206,1207,1217,1218,1219,1223,2094,2099 e 2697 c.c., in relazione alla statuizione di quantificazione del danno.

Da ultimo la società ha invocato la applicazione dello ius superveniens di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32;

che ritiene il collegio si debba accogliere il terzo motivo di ricorso;

che, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte è ormai consolidato il principio secondo cui nelle situazioni aziendali complesse – in cui la sostituzione non sia riferita ad una singola persona ma ad una funzione produttiva specifica che sia occasionalmente scoperta – l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori, quali l’ambito territoriale di riferimento, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro, che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità (ex plurimis: 25/02/2016, n. 3719; Cass. 17-1-2012 n. 565, Cass. 4-6-2012 n. 8966, Cass. 20-4-2012 n. 6216, Cass. 30-5-2012 n. 8647, Cass. 26-7-2012 n. 13239, Cass. 2-5-2011 n. 9602, Cass. 6-7-2011 n. 14868) In particolare, sulla scia di Cass. n. 1576/2010, questa Corte ha ripetutamente accolto i ricorsi della società avverso le sentenze di merito che, disattendendo il criterio di elasticità dettato da tale principio, avevano ritenuto non specifica la causale sostitutiva indicata in contratto (v. fra le altre, Cass. 17-1-2012 n. 565, Cass. 4-6-2012 n. 8966, Cass. 20-4-2012 n. 6216, Cass. 30-5-2012 n. 8647, Cass. 26-7-2012 n. 13239, Cass. 2-52011 n. 9602, Cass. 6-7-2011 n. 14868). La Corte di merito ha ritenuto necessaria la indicazione nel contratto di elementi quali il numero dei lavoratori assenti nell’unità organizzativa di assegnazione della ricorrente e le ragioni delle assenze che disattendono il criterio elastico sopra indicato, che ben può essere riferito ad un ambito territoriale più vasto dello specifico ufficio di adibizione del lavoratore. La individuazione del numero dei dipendenti a tempo indeterminato assenti attiene, poi, al piano della prova in concreto della esigenza sostitutiva e non a quello della sua specificazione in contratto.

– che restano assorbiti gli ulteriori motivi di ricorso: l’accertamento dell’eventuale risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, oggetto del primo e del secondo motivo, è infatti consequenziale alla dichiarazione della sua natura di rapporto a tempo indeterminato; la statuizione di genericità dei capitoli di prova, censurata con il quarto motivo è a sua volta dipendente dalla individuazione della esigenza sostitutiva in termini non-elastici; le ulteriori ragioni del ricorso afferiscono alle statuizioni economiche consequenziali alla pronunzia di illegittimità del termine;

che pertanto la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto e gli atti vanno rinviati alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, che provvederà a valutare nuovamente i fatti di causa alla luce del principio di diritto sopra esposto;

che il giudice del rinvio provvederà anche alla disciplina delle spese del presente grado.

PQM

 

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, assorbiti gli altri.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia – anche per le spese – alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2017

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