Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2457 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 01/12/2021, dep. 27/01/2022), n.2457

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16417-2016 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI, MAURO RICCI;

– ricorrente –

contro

M.R., F.A., quali genitori esercenti la patria

potestà sulla figlia minore F.G., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 92, presso lo studio

dell’avvocato VINCENZO DE NISCO, rappresentati e difesi

dall’avvocato ROSARIO MALETTA;

– controricorrenti –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato il 05/01/2016

R.G.N. 1068/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/12/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con decreto del 5/1/16 il tribunale di Bologna ha omologato l’accertamento tecnico preventivo che ha riscontrato in capo alla minore F.G. dello stato di handicap non grave ed ha condannato alle spese l’INPS.

Avverso tale decreto ricorre l’INPS per due motivi, cui resiste l’assistita con controricorso illustrato da memoria.

I due motivi, con i quali l’INPS lamenta essenzialmente violazioni di legge in ragione della condanna alle spese all’esito dell’ATP, possono essere esaminati congiuntamente.

L’Inps con tali motivi lamenta di esser stato condannato alle spese sebbene non possa considerarsi soccombente, in quanto non è stato riconosciuto lo stato di handicap grave dell’assistita.

I motivi sono inammissibili, in quanto l’INPS non ha indicato nel ricorso, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, quali prestazioni inerenti l’invalidità siano stati specificamente oggetto del procedimento amministrativo e della domanda di accertamento tecnico preventivo dell’invalidità.

Mentre il decreto di omologa fa riferimento solo allo status di handicap non grave, riconosciuto in favore della minore suddetta, l’Inps deduce che oggetto del giudizio era altro, in particolare il riconoscimento dell’indennità di frequenza e dello stato di handicap grave, mentre per altro verso lo stesso Inps afferma che nel ricorso introduttivo erano contenute “generiche richieste di plurimi benefici .. invalidità superiore ai 2/3, handicap L. n. 104 del 1992, indennità di accompagnamento e indennità di frequenza scolastica”.

Ne’ l’Inps, che non trascrive la domanda dell’assistita, mette la Corte in condizione di rendersi conto dell’oggetto della domanda (che il controricorrente ricollega invece all’accertamento dello stato di handicap in genere, a prescindere dalla sua gravità), elemento essenziale questo per valutare la soccombenza ai fini delle spese.

Le spese seguono la soccombenza.

Si dà inoltre atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3000 per competenze professionali ed Euro 200 per esborsi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15 per cento ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 1 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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