Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24557 del 01/12/2016


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Cassazione civile sez. lav., 01/12/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 01/12/2016), n.24557

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10176-2015 proposto da:

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA A FAVORE DEI RAGIONIERI E

PERITI COMMERCIALI, C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

ANTONIO BERTOLONI 44, presso lo studio degli avvocati MATTIA

PERSIANI e GIOVANNI BERETTA, che la rappresentano e difendono,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

P.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PAOLUCCI DE’ CABOLI 1, presso lo studio dell’avvocato

DANTE GROSSI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

MARIA VITALE, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 395/2014 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 09/10/2014 R.G.N. 58/13;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2016 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito l’Avvocato GIOVANNI BERETTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 25/9 – 9/10/2014, pronunziando in sede di rinvio da Cassazione, la Corte d’appello di Brescia ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Bergamo ed ha accertato il diritto di P.A. alla riliquidazione della pensione nell’importo annuo lordo di Euro 48.030,93, condannando la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti commerciali a pagargli le differenze a tale titolo dovute.

Ha rilevato la Corte d’appello che in base alla sentenza rescindente la liquidazione della pensione del P. doveva avvenire sino al 31/7/1997 in forza del più favorevole criterio della media dei dieci migliori redditi degli ultimi quindici anni di contribuzione, mentre per il periodo decorrente dall’1/8/1997 la liquidazione doveva essere eseguita in ossequio al criterio meno favorevole della media dei quattordici migliori redditi degli ultimi diciannove anni di contribuzione. Ciò per la ragione che, secondo quanto stabilito nella sentenza rescindente, per il periodo interessato dall’applicazione del principio del “pro-rata”, nel caso di specie riguardante quello antecedente all’1/8/1997, la pensione doveva essere liquidata secondo il più favorevole criterio di calcolo della media dei redditi professionali annuali all’epoca previsto e non secondo i diversi criteri di calcolo, tempo per tempo vigenti in ogni singolo periodo per il quale era frazionabile l’anzianità contributiva dell’assicurato, come invece sostenuto erroneamente dalla suddetta Cassa di Previdenza.

Per la cassazione della sentenza ricorre la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti commerciali con un motivo, illustrato da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Resiste con controricorso il P..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con un solo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, come modificato dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, in relazione alla norma di interpretazione autentica di cui alla L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 488, assumendo che tale violazione è consistita nel fatto che la Corte di merito ha del tutto omesso di dare atto dell’entrata in vigore, nelle more del giudizio, della predetta norma di interpretazione autentica, incorrendo, in tal modo, nella violazione dello ius superveniens applicabile nel presente giudizio. Quindi, secondo tale assunto difensivo, tutte le delibera della Cassa di Previdenza, cioè quelle del 28 giugno 1997, del 26 luglio 1997, del 22 giugno 2002, del 7 giugno 2003 e del 20 dicembre 2003 rispettavano la condizione di cui alla L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 488 (c.d. legge di stabilità 2014), consistente nell’assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine e, pertanto, non vi era stata alcuna lesione dei diritti quesiti della controparte.

2. Osserva la Corte che con riguardo alla materia oggetto del presente ricorso va registrato, da ultimo, l’intervento delle Sezioni Unite di questa Corte che, con la sentenza n. 18136 del 16.9.2015, hanno fissato i seguenti principi:

“A) Nel regime dettato dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 12 (di riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), prima delle modifiche apportare dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge Finanziaria 2007), art. 1, comma 763, alla disposizione dell’art. 3, comma 12 della Legge di riforma, e quindi con riferimento alle prestazioni pensionistiche maturate prima del 1 gennaio 2007, la garanzia costituita dal principio c.d. del pro rata – il cui rispetto è prescritto per gli enti previdenziali privatizzati ex D.Lgs. 30 giugno 1994 n. 509, quale è la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali, nei provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico, in termini peggiorativi per gli assicurati, in modo che siano salvaguardate le anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti – ha carattere generale e trova applicazione anche in riferimento alle modifiche in peius dei criteri di calcolo della quota retributiva della pensione e non già unicamente con riguardo alla salvaguardia, ratione temporis, del criterio retributivo rispetto al criterio contributivo introdotto dalla normativa regolamentare degli enti suddetti. Pertanto con riferimento alle modifiche regolamentari adottate dalla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali (Delib. 22 giugno 2002, Delib. 7 giugno 2003 e Delib. 20 dicembre 2003), che, nel complesso, hanno introdotto il criterio contributivo distinguendo, per gli assicurati al momento della modifica regolamentare, la quota A di pensione, calcolata con il criterio retributivo, e la quota B, calcolata con il criterio contributivo, opera – per il calcolo della quota A dei trattamenti pensionistici liquidati fino al 31 dicembre 2006 – il principio del pro rata e quindi trova applicazione il previgente più favorevole criterio di calcolo della pensione.

B) Invece per i trattamenti pensionistici maturati a partire dal 1 gennaio 2007 trova applicazione il medesimo L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, ma nella formulazione introdotta dal citato L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, che prevede che gli enti previdenziali suddetti emettano i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario di lungo termine, “avendo presente” – e non più rispettando in modo assoluto – il principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti e comunque tenendo conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni, con espressa salvezza degli atti e delle deliberazioni in materia previdenziale già adottati dagli enti medesimi ed approvati dai Ministeri vigilanti prima della data di entrata in vigore della L. n. 296 del 2006. Tali atti e deliberazioni, in ragione della disposizione qualificata di interpretazione autentica recata dalla L. 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 488 (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità 2014), si intendono legittimi ed efficaci a condizione che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine. Consegue che è legittima la liquidazione dei trattamenti pensionistici fatta dalla Cassa con decorrenza del 1 gennaio 2007 nel rispetto della citata normativa regolamentare interna (Delib. 22 giugno 2002, Delib. 7 giugno 2003 e Delib. 20 novembre 2003)”.

3. Orbene, rilevato che nel caso di specie la pensione fu liquidata con decorrenza 1.11.2000, in seguito posticipata all’1.5.2001, ne consegue che la soluzione adottata dalla Corte di merito risulta essere in linea coi principi affermati nella citata sentenza delle Sezioni Unite dì questa Corte, per cui il ricorso va rigettato.

In ragione dell’incertezza della giurisprudenza e dei dubbi interpretativi che hanno sollecitato l’intervento delle Sezioni unite, sussistono giusti motivi per compensare le spese del presente giudizio.

Il contributo unificato di cui in dispositivo va posto a carico della ricorrente che è risultata soccombente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Compensa tra le parti le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma. il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 dicembre 2016

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