Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24555 del 04/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 04/11/2020, (ud. 10/07/2020, dep. 04/11/2020), n.24555

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 29056/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate (C.F. (OMISSIS)), in persona del direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’avvocatura generale dello

Stato, elettivamente domiciliata presso i suoi uffici in Roma via

dei Portoghesi 12.

– ricorrente –

contro

I.R.I.T. Istituto Ricerche Informatiche e Tecnologiche s.r.l. (C.F.

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Maurizio Nucci, elettivamente

domiciliata presso il suo studio, in Roma via Lutezia 8.

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

Equitalia Sud s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore.

– intimata –

avverso la sentenza n. 4034/14/14 della Commissione Tributaria

Regionale del Lazio, depositata il giorno 18 giugno 2014, notificata

il 3/10/14.

Sentita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 10

luglio 2020 dal Consigliere Dott. Fichera Giuseppe.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Geo sistem s.r.l. – poi incorporata nella I.R.I.T. Istituto Ricerche Informatiche e Tecnologiche s.r.l. (di seguito breviter IRIT) impugnò la cartella di pagamento per IRAP e IVA, anno d’imposta 2006, notificata da Equitalia E.T.R. s.p.a. a seguito di un controllo automatizzato.

L’impugnazione venne parzialmente accolta in primo grado, limitatamente alle sole sanzioni amministrative irrogate; proposto appello principale dall’Agenzia delle Entrate ed incidentale dall’IRIT, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza resa il giorno 18 giugno 2014, respinse il gravame principale ed accolse quello incidentale del contribuente, annullando integralmente la cartella impugnata.

Avverso la detta sentenza, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a sei mezzi, cui resiste IRIT con controricorso e ricorso incidentale condizionato affidato ad un unico motivo, mentre non ha spiegato difese Equitalia Sud s.p.a., già Equitalia E.T.R. s.p.a..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso l’Agenzia delle Entrate lamenta la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57, avendo la commissione tributaria regionale fondato la decisione su un motivo di gravame incidentale (avente ad oggetto l’illegittimità del ricorso alla cartella del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis), formulato per la prima volta dal contribuente in appello.

1.1. Il motivo è fondato.

Dalla documentazione versata in atti emerge che nel ricorso introduttivo la contribuente non aveva eccepito alcun vizio della cartella, discendente dal ricorso allo strumento del controllo automatizzato notificando direttamente la cartella, anzichè farla precedere da un avviso di accertamento, non rientrando nei casi previsti del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54-bis.

Dunque, è nulla la sentenza impugnata nella parte in cui ha posto a fondamento della decisione, un vizio dell’atto impugnato formulato tardivamente dalla società contribuente solo in seno all’appello incidentale.

2. Con il secondo motivo eccepisce vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo omesso il giudice di merito di esaminare il contenuto della cartella impugnata, ove risultavano esattamente descritte le ragioni delle somme richieste, tutte fondate sul carente od omesso pagamento delle imposte dovute.

3. Con il terzo motivo deduce, in via subordinata, la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54-bis, poichè il giudice d’appello ha erroneamente ritenuto che la cartella impugnata non potesse rientrare tra quelle spiccate a seguito di controllo automatizzato.

4. Con il quarto mezzo assume la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54-bis, atteso che la commissione tributaria regionale ha erroneamente ritenuto che la cartella impugnata necessitasse di una specifica motivazione.

5. Con il quinto mezzo lamenta la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54-bis e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 20, poichè il giudice di merito ha ritenuto che la cartella impugnata doveva motivare espressamente in ordine alla misura degli interessi di mora dovuti.

6. Con il sesto motivo deduce violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6 e del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, avendo la commissione tributaria regionale ritenuto necessario l’invio di un avviso bonario prima della notifica della cartella impugnata, nonostante non vi fossero margini di incertezza.

6.1. I cinque motivi, meritevoli di esame congiunto, sono complessivamente fondati.

Invero, è pacifico in giudizio che la cartella impugnata venne notificati ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54-bis, a seguito di controllo automatizzato, dal quale era emerso il carente versamento dell’IRAP e l’omesso versamento dell’IVA, sulla base del modello Unico/2007 per l’anno 2006.

Orbene, l’orientamento di questa Corte è costante nel ritenere che in tema di motivazione della cartella di pagamento, mentre va motivato l’atto con cui siano rettificati i risultati della dichiarazione e, quindi, sia esercitata una vera e propria potestà impositiva, quello con cui si proceda, in sede di controllo cartolare del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54-bis, alla liquidazione dell’imposta in base ai dati contenuti nella dichiarazione o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria, può essere motivato con il mero richiamo alla dichiarazione, poichè il contribuente è già in grado di conoscere i presupposti della pretesa (Cass. 20/09/2017, n. 21804; Cass. 27/07/2016, n. 15564; Cass. 28/11/2014, n. 25329).

Nè può ragionevolmente contestarsi la mancata esatta indicazione dei criteri adottati per applicare gli interessi di mora dovuti, trovando applicazione in questo caso una espressa disposizione di legge (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 20), che indica esattamente il saggio degli interessi da applicare sulla sorte capitale da pagare a seguito di controllo automatizzato.

Va soggiunto poi che la L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativa (Cass. 21/11/2017, n. 27716; Cass. 25/05/2012, n. 8342).

6.2. Dunque, ha errato la commissione tributaria regionale nel ritenere che la cartella di pagamento impugnata, pure facendo chiari riferimento all’omesso o carente pagamento delle imposte come dovute in base alla dichiarazione dei redditi resa dalla medesima contribuente, necessitasse di ulteriori motivazioni, nonchè dell’espresso riferimento al saggio degli interessi applicati, oltre a dover essere preceduta dal contraddittorio con il contribuente, restando del tutto irrilevante la circostanza che l’Amministrazione – nella specie – avesse sostenuto di avere fatto precedere la notifica della cartella da una comunicazione preventiva.

7. Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato, IRIT denuncia la violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, perchè alla cartella impugnata non era allegata la comunicazione inviata alla contribuente a cura dell’Amministrazione, pure richiamata nel medesimo atto.

7.1. Il motivo è inammissibile, non rinvenendosi in atti prova cella notifica, a mezzo del servizio postale, del detto ricorso incidentale alla ricorrente.

8. In definitiva, accolti tutti i motivi del ricorso principale, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione tributaria Regionale del Lazio per un nuovo esame e per statuire sulle spese di legittimità; sussistono i presupposti per l’applicazione nei confronti della ricorrente incidentale del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

Accoglie il ricorso principale, dichiara inammissibile quello incidentale condizionato; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, per un nuovo esame e per statuire sulle spese di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2020

 

 

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