Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24550 del 04/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 04/11/2020, (ud. 06/07/2020, dep. 04/11/2020), n.24550

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22263/2015 R.G. proposto da:

Democratici di Sinistra – Federazione di Tivoli, in persona del

legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa, in virtù di

procura speciale in calce all’atto di costituzione di nuovo

difensore, dagli Avv.ti Giorgio Vasi e Livia Lorenzoni,

elettivamente domiciliata in Roma presso lo studio di quest’ultima

in via del Viminale 43 (pec: giorgiovasi.ordineavvocatiroma.org);

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore p.t.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1079/21/15 della Commissione Tributaria

Regionale del Lazio, depositata in data 20/2/2015;

udita la relazione della causa svolta dal Dott. Angelo Napolitano

nella camera di consiglio del 6 luglio 2020.

 

Fatto

In data 2/8/2011 l’Agenzia delle Entrate notificò l’avviso di rettifica e liquidazione n. (OMISSIS) relativo alla compravendita di un locale ad uso commerciale nel Comune di Monterotondo, sede della locale sezione dei Democratici di Sinistra.

La Federazione locale del partito politico propose ricorso dinanzi alla CTP di Roma, che annullò l’atto impositivo.

Su appello dell’Agenzia delle Entrate, la CTR del Lazio riformò la sentenza di prime cure, sulla base del motivo che il maggior valore dell’immobile oggetto dell’atto di compravendita, accertato dall’Ufficio, derivava dai dati medi desunti da un parametro oggettivo indicato nell’avviso di liquidazione, quale le quotazioni dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia del Territorio, con riferimento ad altri atti di trasferimento di immobili aventi la medesima destinazione ed ubicazione.

Secondo la CTR, inoltre, le risultanze delle rilevazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare non sarebbero state contestate dalla contribuente, che si sarebbe limitata a dedurre la insufficienza dei parametri in base ai quali era stato determinato il valore dell’immobile.

Contro la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione la Federazione di Tivoli dei Democratici di Sinistra, articolato in due motivi.

L’intimata Agenzia delle Entrate, cui il ricorso è stato notificato a mezzo posta in data 15/9/2015, non ha svolto attività difensiva.

La ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

1. Con il primo motivo di ricorso, rubricato “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”, e con il secondo motivo, rubricato “Violazione ed errata applicazione di norme di diritto”, la ricorrente ha dedotto che la banca dati O.M.I. sarebbe il frutto di una semplice indagine statistica che riporta la media dei valori dichiarati negli atti di compravendita immobiliare aventi ad oggetto beni simili in condizioni normali e, pertanto, non potrebbe sostituire una stima diretta del singolo immobile.

I dati in essa contenuti avrebbero un valore indiziario che da soli non potrebbero costituire prova del valore dell’immobile.

La L. n. 88 del 2009, art. 24, modificando il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) ed il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, avrebbe fatto venir meno la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di fondare la rettifica delle dichiarazioni sul mero scostamento tra il corrispettivo dichiarato per la cessione di beni immobili e il relativo valore normale.

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 26364/2010, avrebbe affermato che le valutazioni da parte dell’Agenzia del Territorio, che confluiscono nell’O.M.I, devono considerarsi una perizia di parte e non possono costituire, di per sè sole, prova del maggior reddito accertato, se non fondate su oggettivi e certi elementi di riscontro.

2. I motivi, che per la loro connessione possono essere esaminati congiuntamente, sono fondati.

La giurisprudenza di questa Corte è ormai consolidata nel senso di ritenere che i valori risultanti dall’Osservatorio del mercato immobiliare non possano, da soli, essere posti a base di atti impositivi fondati sul maggior valore dei beni oggetto degli atti di trasferimento.

Quei parametri emergenti dall’OMI, in altre parole, hanno la valenza probatoria di un indizio, e dunque devono essere valutati solo nel contesto di un più ampio quadro indiziario dal quale si possa inferire il maggior valore di un immobile rispetto a quanto dichiarato nell’atto di trasferimento, a maggior ragione se si considera che i detti parametri costituiscono a loro volta il frutto di una rielaborazione tramite un procedimento inferenziale di dati eterogenei (da ultimo, cfr. Cass., sez. 5, n. 2155/2019, che, seppure in tema di determinazione della base imponibile dei tributi diretti, esprime un principio di diritto valido anche ai fini della determinazione della base imponibile dei tributi indiretti).

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio della causa ad altra sezione della CTR del Lazio, che si atterrà al seguente principio di diritto: “in tema di accertamento del maggior valore di un immobile oggetto di un atto di trasferimento, al fine della determinazione della base imponibile delle imposte indirette, la reintroduzione della presunzione semplice, ai sensi della L. n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008), art. 24, comma 5, che ha modificato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 ed il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del corrispettivo della compravendita al valore normale del bene, introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, convertito in L. n. 248 del 2006, non impedisce al giudice di fondare il proprio convincimento su di un unico elemento, purchè dotato dei requisiti di precisione e gravità, tuttavia non riconoscibili nel solo valore OMI, che va pertanto combinato con ulteriori indizi qualora allegati”.

3. Il giudice del rinvio regolerà anche le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra sezione della CTR del Lazio, che si pronuncerà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2020

 

 

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