Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2455 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 24/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2455

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5609-2020 proposto da:

J.J., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO N. 24, presso

lo studio dell’avvocato CLAUDIO MIGLIO, rappresentato e difeso

dall’avvocato DANILO LOMBARDI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Firenze, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2000/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 07/08/2019 R.G.N. 1946/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Firenze, con la sentenza n. 2000 del 2019, ha confermato il provvedimento emesso dal Tribunale della stessa sede con il quale era stata respinta la domanda di protezione internazionale ed umanitaria, proposta dal ricorrente in epigrafe indicato, cittadino del Pakistan.

2. Il richiedente aveva dichiarato di avere lasciato il Paese di origine per il timore per la propria vita correlato allo stato di violenza generalizzato e al pericolo di attacchi armati esistenti nella Regione del (OMISSIS).

3. A fondamento della decisione la Corte di merito ha rilevato che le consultate fonti di informazione disponibili non consentivano di ritenere che nella Regione del (OMISSIS), in Pakistan, esistesse una condizione oggettiva di violenza indiscriminata derivante da una situazione di conflitto armato o internazionale, tale da rappresentare, ex se, una minaccia grave alla vita o alla incolumità della persona; ha, poi, precisato che la richiesta di protezione umanitaria era stata avanzata senza l’indicazione di alcun elemento di fatto integrativo della sussistenza di una condizione di vulnerabilità tale da giustificare l’accoglimento della richiesta.

4. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il richiedente affidato a due motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, che impone al Giudicante di accertare la situazione reale del paese di provenienza nonché la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per essere venuta meno la Corte territoriale al proprio obbligo di cooperazione istruttoria, non avendo citato alcuna fonte qualificata.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e 19, degli art. 2 Cost. e art. 10 Cost., comma 3, della Dir. comunitaria n. 115 del 2008, art. 6, par. 4, dell’art. 8 CEDU sul diritto alla vita privata e familiare, per l’accertamento della protezione umanitaria, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, per non avere la Corte di merito esaminato la numerosa documentazione prodotta attestante la sua integrazione sociale, costituita dai contratti di lavoro depositati, limitandosi ad evidenziare che il richiedente era senza collegamenti, lavorativi o familiari, con il territorio italiano ed era una persona giovane e sana, così omettendo qualsiasi necessaria valutazione comparativa.

4. I due motivi, da trattare congiuntamente per connessione logico-giuridica, sono inammissibili.

5. Giova premettere che il racconto fornito dal richiedente non è assolutamente sufficiente per concedere le chieste protezioni mancando la specificazione di un rischio individualizzante e personale che giustifichi la concessione delle tutele e rilevandosi il narrato estremamente generico sul punto.

6. In tema di protezione internazionale, infatti, il richiedente ha l’onere di allegare in modo circostanziato i fatti costitutivi del suo diritto circa l’individualizzazione del rischio rispetto alla situazione del paese di provenienza, atteso che l’attenuazione del principio dispositivo, in cui la cooperazione istruttoria consiste, si colloca non sul versante dell’allegazione ma esclusivamente su quello della prova. Ne consegue che solo quando il richiedente abbia adempiuto all’onere di allegazione sorge il potere-dovere del giudice di cooperazione istruttoria, che tuttavia è circoscritto alla verifica della situazione oggettiva del paese di origine e non alle individuali condizioni del soggetto richiedente (Cass. n. 17185/2020).

7. Nel caso in esame, comunque è stato accertato, con una valutazione in fatto non sindacabile in questa sede se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nuova formulazione (Cass. n. 23942/2020), attraverso le informazioni acquisite in sede di istruttoria dall’Unità di Crisi della Farnesina (e quindi riscontrabili), che nella Regione di provenienza del richiedente non vi fosse un grado di violenza indiscriminata che caratterizzasse un conflitto armato in corso, tale da raggiungere un livello elevato per fare ritenere presumibile che il rientro dello straniero nel proprio paese lo possa sottoporre, per la sua sola presenza sul territorio, al rischio di subire concretamente tale minaccia.

8. La mera integrazione lavorativa, poi, in assenza della prospettazione di un rischio individuale e personale anche in caso di rimpatrio (la famiglia di origine vive ancora in Pakistan e non sono state evidenziate innanzi situazioni di vulnerabilità connesse all’età o alla salute del richiedente), correttamente non è stata ritenuta sufficiente ai fini della concessione della protezione umanitaria (Cass. n. 2441372021).

9. Alla stregua di quanto esposto, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile.

10. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo l’Amministrazione resistente svolto attività difensiva.

11. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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