Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24544 del 04/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 04/11/2020, (ud. 24/06/2020, dep. 04/11/2020), n.24544

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 3259/2014 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura Generale dello

Stato presso i cui uffici è domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

EDILIZIA L. di L.F. & C. S.a.s., L.F. e

F.L. (già EDILIZIA L. di L.F. & C. S.n.c.),

rappresentati e difesi dall’Avv. Giovanni Massidda del Foro di

Cagliari ed elettivamente domiciliati in Roma, via Mizzi n. 19,

presso lo studio dell’Avv. Nicola Corteggiano;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sardegna n.

16/5/13 pronunciata l’8.5.2013 e depositata il M2013;

Udita la relazione svolta in camera di consiglio del 24.6.2020 dal

consigliere Dott. Giuseppe Saieva.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. La società Edilizia L. s.n.c. e i soci L.F. e F.L. impugnavano con distinti ricorsi dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Cagliari gli avvisi di accertamento emessi ai fini dell’IRAP dovuta dalla società e dell’IRPEF dovuta dai singoli soci, per l’anno di imposta 2005, avendo l’Agenzia delle entrate ceduto cinque unità immobiliari a prezzi inferiori ai valori indicati nei contratti di mutuo stipulati dagli acquirenti, rettificando i ricavi da Euro 2.133.833 ad Euro 2.546.190 con una differenza di Euro 412.357,14 e conseguentemente determinato maggiori imposte anche a carico dei soci, cui venivano notificati separati avvisi ai fini dell’IRPEF e dei contributi previdenziali. I ricorrenti deducevano la nullità della notifica degli avvisi per mancanza di relata, nonchè, tra varie eccezioni, l’inattendibilità del metodo di accertamento e la mancata considerazione di costi.

2. Avverso la decisione della Commissione tributaria provinciale di Cagliari che rigettava i ricorsi, previamente riuniti, la società Edilizia L. s.n.c. (ora s.a.s.) ed i soci L.F. e Luigi F. proponevano appello, ribadendo i motivi già sostenuti nel procedimento di primo grado.

3. La Commissione tributaria regionale della Sardegna, con sentenza n. 16/5/13, pronunciata l’8.5.2013 e depositata il 31.7.2013, in parziale riforma della sentenza appellata, rideterminava l’ammontare dei maggiori ricavi imponibili nella misura complessiva di Euro 144.300,00, annullando, per la parte eccedente tale importo, gli avvisi di accertamento notificati ai ricorrenti.

4. L’Agenzia delle entrate proponeva quindi ricorso per cassazione, che affidava ad un unico motivo, cui resistevano i contribuenti con controricorso ed impugnando a loro volta la decisione della C.T.R. con ricorso incidentale.

5. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza camerale del 24.6.2020, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’agenzia ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e degli artt. 2697 e 2727 e ss. c.c., avendo la C.T.R. fondato la propria decisione esclusivamente sulle conclusioni della consulenza tecnica estimativa, senza tener conto della prassi bancaria, regolamentata anche dalla circolare della Banca d’Italia n. 263 del 27.12.2006 concernente “disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche”, secondo cui gli istituti di credito per l’acquisto di immobili possono concedere finanziamenti per un importo massimo dell’80% del valore stimato. Conseguentemente, in assenza di qualsiasi dimostrazione di specifiche ragioni che giustificavano un’eccezione alla consolidata prassi bancaria, del tutto illegittimamente la C.T.R. avrebbe ridotto l’accertato violando i principi relativi all’onere della prova a fronte delle legittime presunzioni dell’Ufficio.

2. Il motivo appare meritevole di accoglimento.

3. Invero la reintroduzione, con effetto retroattivo, della presunzione semplice, ai sensi della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5, (legge comunitaria 2008), che ha modificato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del prezzo della compravendita al valore normale del bene oggetto di compravendita, introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, convertito dalla L. n. 248 del 2006, non impediva alla C.T.R. di fondare il proprio convincimento in ordine al valore degli immobili venduti a terzi dai contribuenti su elementi diversi da quelli forniti dall’Ufficio, purchè dotati dei requisiti di precisione, di gravità e concretezza. Nel caso di specie tuttavia i giudici di appello – a fronte di una prassi bancaria consolidata, anche in virtù della circolare della Banca d’Italia n. 263 del 27.12.2006 concernente “disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche”, secondo cui l’erogazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni viene concessa dagli istituti di credito sempre in misura inferiore (del 20% circa) al valore periziato dell’immobile – hanno disatteso l’assunto dell’Ufficio che fondava l’accertamento analitico induttivo sull’ingiustificato scostamento del valore dichiarato dei singoli immobili rispetto ai mutui concessi agli acquirenti degli immobili oggetto della verifica, sostituendo al criterio analitico induttivo adottato dall’Ufficio, che privilegiava la predetta prassi bancaria, le conclusioni della disposta consulenza tecnica estimativa; conclusioni che recepivano integralmente e acriticamente senza dare alcuna contezza dei motivi per cui le considerazioni del consulente fossero idonee a disattendere le presunzioni gravi, precise e concordanti dell’Ufficio (Cass. Sez. 5, 09/06/2017, n. 14388). E ciò in assenza di qualsiasi ipotesi di eccezionalità ovvero di particolari agevolazioni previste ovvero ancora dell’offerta di speciali ed ulteriori garanzie dei mutuatari che avrebbero potuto indurre gli istituti di credito a concedere finanziamenti pari (o superiori) al valore dei singoli immobili.

Un processo logico sorretto da motivazione adeguata idonea a superare i gravi elementi presuntivi addotti dall’Ufficio, si sarebbe sottratto al sindacato di questa Corte di legittimità, ma la mera sostituzione del criterio analitico induttivo con la perizia estimativa, recepita acriticamente dalla C.T.R., rendono l’impianto motivazionale della decisione impugnata assolutamente inidoneo a superare le presunzioni gravi, precise e concordanti poste dall’Ufficio a fondamento dell’accertamento contestato (cfr. Cass. Sez. 5, 25/01/2019, n. 2155 e Sez. 5, 23/03/2019, n. 27097).

Conseguentemente il ricorso dell’Agenzia va accolto con rinvio degli atti al giudice a quo per il riesame della causa.

4. Quanto al ricorso incidentale dei contribuenti i quali, deducendo violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1; del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2, u.p., del D.P.R. n. 633 del 1973, art. 56, comma 5, della L. n. 241 del 1990, nonchè del D.Lgs. 546 del 1997, art. 36 e dell’art. 112 c.p.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), hanno chiesto di dichiarare, sulla base di diverse considerazioni, la nullità degli avvisi di accertamento oggetto di contestazione, lo stesso si appalesa inammissibile sotto un duplice profilo.

In tema di ricorso per cassazione è, infatti, inammissibile la mescolanza e la sovrapposizione di mezzi d’impugnazione eterogenei, facenti riferimento alle diverse ipotesi contemplate dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, non essendo consentita la prospettazione di una medesima questione sotto profili incompatibili, quali quello della violazione di norme di diritto, che suppone accertati gli elementi del fatto in relazione al quale si deve decidere della violazione o falsa applicazione della norma, e del vizio di motivazione, che quegli elementi di fatto intende precisamente rimettere in discussione; o quale l’omessa motivazione, che richiede l’assenza di motivazione su un punto decisivo della causa rilevabile d’ufficio, e l’insufficienza della motivazione, che richiede la puntuale e analitica indicazione della sede processuale nella quale il giudice d’appello sarebbe stato sollecitato a pronunciarsi, e la contraddittorietà della motivazione, che richiede la precisa identificazione delle affermazioni, contenute nella sentenza impugnata, che si porrebbero in contraddizione tra loro.

Infatti, l’esposizione diretta e cumulativa delle questioni concernenti l’apprezzamento delle risultanze acquisite al processo e il merito della causa mira a rimettere al giudice di legittimità il compito di isolare le singole censure teoricamente proponibili, onde ricondurle ad uno dei mezzi d’impugnazione enunciati dall’art. 360 c.p.c., per poi ricercare quale o quali disposizioni sarebbero utilizzabili allo scopo, così attribuendo, inammissibilmente, al giudice di legittimità il compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente, al fine di decidere successivamente su di esse (v. da ultimo, Cass., Sez. 1, 23/10/2018, n. 26874)

Inoltre, in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 c.p.c., qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale, è necessario che il ricorso riporti testualmente, a pena di inammissibilità, le censure formulate con l’atto di appello o, quanto meno, ne riassuma il contenuto al fine di consentire a questa Corte, esclusivamente in base al ricorso medesimo, la verifica necessaria per escludere (o meno) la novità della questione sollevata (Cass. Sez. 5, 13/02/2015, n. 2928).

Costituisce, infatti, un principio pacifico quello per cui i motivi di ricorso per cassazione devono attenere al decisum della sentenza impugnata ed a quanto controverso tra le parti dovendosi considerare nuova e come tale inammissibile una questione non esaminata dalla sentenza impugnata, salvo che questa non sia affetta da vizio di omessa pronuncia per non avere delibato su una questione proposta dalle parti (Cass. Sez. 5, 24/07/2013, n. 17957).

Nel caso di specie i ricorrenti incidentali non indicano gli atti processuali dai quali trarre le circostanze sulle quali la C.T.R. avrebbe omesso di motivare, non consentendo così a questa Corte di valutare appieno l’ammissibilità delle censure proposte.

5. Il ricorso principale va pertanto accolto con rinvio al giudice a quo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, mentre quello incidentale va dichiarato inammissibile. Sussistono i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti incidentali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

accoglie il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sardegna, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese di giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti incidentali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 24 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2020

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