Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24532 del 21/11/2011

Cassazione civile sez. lav., 21/11/2011, (ud. 25/10/2011, dep. 21/11/2011), n.24532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

INTESA SANPAOLO S.p.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Antonio Bertoloni n.

31, presso lo studio dell’Avv. Pulsoni Fabio, che la rappresenta e

difende, anche disgiuntamente, con l’Avv. Raffaella Rapone per

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliata in Roma, Via Calabria n.

56, presso lo studio dell’Avv. D’Amato Giovanni, che lo rappresenta e

difende, anche disgiuntamente, con l’Avv. Carla Grispo per procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Napoli n.

1767/10 del 2.03.2010/26.04.2010 nella causa iscritta al n. 2048 R.G.

dell’anno 2009;

udita la relazione svolta in Camera di Consiglio dal Consigliere

Dott. Alessandro De Renzis in data 25.10.2011;

vista la relazione ex art. 380 bis c.p.c. in data 5.08.2011 del Cons.

Dott. Alessandro De Renzis;

udito l’Avv. Raffaella Rapone per il controricorrente;

sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha prestato adesione alla relazione ex

art. 380 bis c.p.c..

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

1. La Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 1767 del 2010, nel confermare la decisione di primo grado, ha accolto la domanda proposta da M.G., dipendente della Banca Intesa san Paolo, volta ad ottenere declaratoria di illegittimità e/o nullità del licenziamento intimato in suo danno dall’istituto bancario, ritenendo tardiva la contestazione degli addebiti mossi a distanza di circa nove mesi dalla prima ispezione.

La Intesa Sanpaolo propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c.. Resiste il M. con controricorso.

2. La ricorrente ribadisce le difese già svolte in sede di merito e contesta la valutazione del giudice di appello circa la tardività delle contestazioni mosse al M., lamentando violazione di norme di diritto (in specie art. 12 preleggi, L. n. 300 del 1970, art. 7 violazione di principi di correttezza e buona fede), nonchè superficiale ed insufficiente motivazione, e ciò in relazione al rilevante numero delle infrazioni riferite al lavoratore e alla necessità di effettuare accertamenti, tanto più che lo stesso dipendente aveva articolato le sue difese in 199 pagine e articolato 2029 capitoli di prova.

3. Il ricorso è infondato.

La sentenza impugnata ha posto in evidenza, ai fini della tardività delle contestazioni mosse al dipendente da parte della datrice di lavoro, che la prima indagine risale al 12 agosto 2004, mentre gli approfondimenti da parte della banca sono intervenuti nell’aprile 2005, senza alcuna spiegazione da parte dell’istituto bancario dell’inerzia durata per tale non breve periodo. La stessa sentenza ha precisato che il tempo trascorso non avrebbe potuto essere giustificato dal numero delle pratiche controllate, ossia 65, per le quali si era reso necessario esaminare soltanto i moduli compilati per la concessione dei mutui e la documentazione allegata, con una valutazione dei beni periziati.

D’altro canto le circostanze, richiamate dalla stessa banca (pagg. 43 e 44 del ricorso) a dimostrazione della non tardività delle contestazioni degli addebiti al dipendente, con riguardo alla difesa da parte di quest’ultimo contenuta in 199 pagine e in 2029 capitoli di prova, non sono decisive, in quanto si riferiscono alla fase del giudizio successivamente instaurato. In sostanza la ricorrente si è limitata a prospettare un diverso apprezzamento delle risultanze istruttorie e degli elementi di fatto, che hanno portato i giudici di merito a ritenere intempestive le contestazioni mosse dalla banca al dipendente.

4. In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con distrazione a favore degli difensori antistatari Giovanni D’Amato e Carla Grispo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 30,00 per esborsi, oltre Euro 2500,00 per onorari ed oltre IVA, CPA e spese generali, con distrazione a favore degli avvocati antistatari Giovanni D’Amato e Carla Grispo.

Così deciso in Roma, il 25 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2011

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