Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2451 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 27/01/2022), n.2451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6957-2020 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MUZIO CLEMENTI

51, presso lo studio dell’avvocato VALERIO SANTAGATA, rappresentato

e difeso dall’avvocato ETTORE GRENCI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di BOLOGNA SEZIONE

FORLI’ – CESENA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato

e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2222/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 31/07/2019 R.G.N. 3535/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte di appello di Bologna ha respinto la impugnazione di S.A., cittadino del Pakistan, avverso l’ordinanza del locale di Tribunale che aveva respinto la sua domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. dallo storico di lite della sentenza impugnata si evince che lo S. ha motivato l’allontanamento dal Paese di origine con le minacce di morte ricevute da persone che avevano effettuato ripetuti tentativi di estorsione nei confronti del di lui padre, titolare di un esercizio commerciale, il quale aveva sempre rifiutato il pagamento del “pizzo” e per questo era stato più volte percosso unitamente al figlio; in conseguenza di tale vicenda lo S. era stato sequestrato da alcune persone che riteneva essere talebani e sottoposto ad una “detenzione” di alcuni giorni durante la quale aveva subito violenze e maltrattamenti; infine era stato liberato insieme agli altri prigionieri, tra i quali il figlio di un noto uomo d’affari, a seguito di blitz delle forze armate speciali; successivamente vi era stata una nuova richiesta di pagamento con minaccia di morte in conseguenza della quale, in mancanza di risorse e temendo per la propria vita, il richiedente aveva deciso di fuggire raggiungendo l’Italia via terra;

3. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso S.A. sulla base di quattro motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione dell’art. 111 Cost., comma 6, censurando la decisione impugnata per essere la valutazione di non credibilità del richiedente sorretta da motivazione apparenle e logicamente incongrua; sostiene che tale valutazione non era giustificata anche alla luce dello sforzo profuso dal ricorrente per documentare i fatti narrati e che non era stata approfondita, in violazione del dovere di cooperazione istruttoria, la situazione complessiva del paese di provenienza;

2. con il secondo motivo deduce violazione dell’art. 111 Cost., comma 6, per carenza di motivazione e insufficienza logica in relazione alle argomentazioni alla base del rigetto della protezione umanitaria; denunzia che la Corte di merito non aveva esposto le ragioni per le quali aveva deciso di discostarsi dalle positive risultanze dell’attività istruttoria disposta in secondo grado (consistente in accertamenti ispettivi tesi a verificare la genuinità del rapporto di lavoro) e aveva valorizzato circostanze irrilevanti, quali il livello di scolarizzazione e le condizioni familiari in patria, che, viceversa, non giustificavano la brusca interruzione del positivo percorso di integrazione in Italia; si duole, infine, della consultazione di fonti non aggiornate relative alla situazione del Pakistan;

3. con il terzo motivo di ricorso parte ricorrente deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti per non essere stata valutata nella sua complessità la situazione oggettiva del Paese di origine con particolare riferimento alla regione di provenienza; in particolare deduce che le fonti davano contezza di una diffusa violazione di diritti umani e di una situazione di violenza indiscriminata che determinava una condizione di pericolo in caso di rientro;

4. con il quarto motivo di ricorso deduce omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti censurando la sentenza impugnata per inadeguata valutazione della condizione lavorativa e sociale raggiunta in Italia;

5. è meritevole di accoglimento la censura riferita alla valutazione di credibilità del richiedente, restando assorbite le ulteriori doglianze;

5.1. la Corte distrettuale ha ritenuto generica e poco dettagliata la narrazione del richiedente evidenziando la implausibilità sia della assoluta mancanza di notizie relative ai responsabili del fatto criminoso sia del racconto relativo alla liberazione dopo il sequestro ed al rientro nel villaggio di provenienza dopo essere stato trasferito in caserma ad Islamabad; ha escluso che alla documentazione prodotta dal richiedente potesse riconoscersi un qualche valore probatorio in quanto come attestato da alcuni report era diffusa la pratica dell’utilizzo di false documentazioni da parte dei richiedenti e considerato che la presenza di familiari in Pakistan avrebbe consentito allo S. di ottenere la legalizzazione consolare della documentazione prodotta; ha ritenuto che la inattendibilità dello S. trovava conferma anche nel fatto che egli pur essendo stato ripetutamente vittima di aggressioni insieme al padre non si era recato a presentare denunzia nei confronti dei responsabili e non si era rivolto all’autorità per ottenere tutela; ha evidenziato inoltre che da COI EASO relative all’anno 2015 si evinceva la esistenza in Pakistan di un sistema giudiziario penale pienamente funzionante;

5.2. si premette che in base ad un consolidato e condiviso orientamento di questa Corte la valutazione della credibilità soggettiva del richiedente non può essere affidata alla mera opinione del giudice ma deve essere il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiere non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e tenendo conto “della situazione individuale e della circostanze personali del richiedente” (di cui al D.Lgs. cit., art. 5, comma 3, lett. c)), senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto (Cass. n. 2956/2020, n. 19716/2018n. 26921/2017);

5.3. il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, stabilisce, infatti, che, anche in difetto di prova, la veridicità delle dichiarazioni del richiedente deve essere valutata alla stregua dei seguenti indicatori: a) il compimento di ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; b) la sottoposizione di tutti gli elementi pertinenti in suo possesso e di una idonea motivazione dell’eventuale mancanza di altri elementi significativi; c) le dichiarazioni del richiedente debbono essere coerenti e plausibili e non essere in contraddizione con le informazioni generali e specifiche pertinenti al suo caso, di cui si dispone; d) la domanda di protezione internazionale deve essere presentata il prima possibile, a meno che il richiedente non dimostri un giustificato motivo per averla ritardata; e) la generale attendibilità del richiedente, alla luce dei riscontri effettuati. Il contenuto dei parametri sub c) ed e), sopra indicati, già evidenzia che il giudizio di veridicità delle dichiarazioni del richiedente deve essere integrato dall’assunzione delle informazioni relative alla condizione generale del Paese quando il complessivo quadro assertivo e probatorio fornito non sia esauriente: subordinare il dovere di cooperazione istruttoria al giudizio di veridicità della narrazione non fondato su una valutazione complessiva delle circostanze narrate (di genuinità intrinseca: Cass., n. 16202/2012, Cass. n. 10202/2011) risulta essere una violazione del percorso logico sancito dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5; il dovere di cooperazione istruttoria del giudice, una volta assolto da parte del richiedente asilo il proprio onere di allegazione, sussiste sempre, anche in presenza di una narrazione dei fatti attinenti alla vicenda personale nella quale siano presenti aspetti contraddittori che ne mettano in discussione la credibilità, in quanto è finalizzato proprio a raggiungere il necessario chiarimento su realtà e vicende che presentano una peculiare diversità rispetto a quelle (Cass. 2954/2020; Cass. 3016/2019) di altri paesi e che, solo attraverso informazioni acquisite da fonti affidabili, riescono a dare una logica spiegazione alla narrazione del richiedente asilo;

5.4. tale dovere di cooperazione istruttoria non è stato compiutamente assolto dalla Corte di merito la quale a fronte della complessa vicenda narrata dal richiedente, vicenda che presentava aspetti meritevoli di approfondimento sia in relazione alla possibile diffusione in determinati contesti della pratica della richiesta del “pizzo” sia in relazione alla problematica connessa alla possibilità di ricevere effettiva protezione dall’autorità statuale, si è limitata a citare una fonte non aggiornata in quanto risalente all’anno 2015 dalla quale ha tratto la sintetica informazione relativa alla esistenza in Pakistan di un sistema penale pienamente funzionante; tale modus operandi si pone in contrasto con il precetto di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, comma 3, che impone l’utilizzo di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall’ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, anche con la collaborazione di altre agenzie ed enti di tutela dei diritti umani operanti a livello internazionale, o comunque acquisite dalla Commissione stessa (v. fra le altre, Cass. 14682/2021, Cass. 17075/2018, Cass. 17069/2018, Cass. 28990 /2018, Cass. 13897/2019),

5.5. si impone pertanto la cassazione della decisione per un riesame della concreta fattispecie alla luce dei principi richiamati, restando assorbite le ulteriori censure;

6. alla Corte di rinvio è demandato il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di cassazione alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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