Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2450 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 27/01/2022), n.2450

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6900-2020 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 7718/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 11/12/2019 R.G.N. 5704/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte di appello di Roma, in riforma della ordinanza di prime cure che aveva ritenuto tardivo il ricorso di P.M., cittadino nigeriano, ha respinto nel merito la domanda di questi intesa al riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, del diritto alla protezione sussidiaria, o in ulteriore subordine, del diritto alla protezione umanitaria;

2. dallo storico di lite della sentenza impugnata si evince che il Mark ha motivato l’allontanamento dal paese di origine facendo riferimento ad una vicenda familiare legata al possesso di un terreno in relazione alla quale suo padre era stato ucciso dallo zio, che egli aveva a sua volta gravemente ferito tanto da determinarne successivamente la morte; i timori per possibili ritorsioni da parte dei cugini o dell’arresto da parte della polizia lo avevano spinto a fuggire;

3. la Corte di merito, rimarcata la natura privata della vicenda alla base dell’allontanamento, ha escluso la configurabilità del presupposto per il riconoscimento dello status di rifugiato e la configurabilità di un danno grave nell’accezione richiesta dal D.Lgs. n. 251 del 2007; ha altresì escluso sulla base delle fonti consultate che la regione di provenienza del richiedente si connotasse per una situazione di violenza generalizzata da conflitto armato interno o internazionale tale da comportarne in caso di rientro il rischio per la vita o per l’incolumità; infine, ha ritenuto insussistenti i presupposti della protezione umanitaria evidenziando che la documentazione prodotta non consentiva di cogliere specifici profili di vulnerabilità; in particolare tale documentazione, risalente all’anno 2016, era insufficiente ad attestare la prosecuzione sino all’attualità di un percorso di integrazione in Italia;

4. per la cassazione ha proposto ricorso P.M. sulla base di tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce nullità della sentenza per apparenza di motivazione in relazione alla mancata concessione della protezione umanitaria, per non avere la Corte di merito fatto riferimento alle condizioni socio/politiche ed economiche della Nigeria e per non avere effettuato alcuna comparazione tra le condizioni del richiedente in Italia e quelle alle quali sarebbe stato esposto in caso di rientro in Nigeria;

2. con il secondo motivo deduce violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, ribadendo, in sintesi, l’apparenza di motivazione per violazione del dovere di cooperazione istruttoria in merito alle condizioni relative alla situazione socio-economica del paese di origine;

3. con il terzo motivo deduce: violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, omessa applicazione dell’art. 10 Cost.; omesso esame delle condizioni personali del richiedente per l’applicabilità della protezione umanitaria e omessa comparazione tra la condizione raggiunta in Italia e quella nella quale si sarebbe trovato il richiedente in caso di rientro nel Paese di provenienza; omesso esame delle fonti relativamente alle condizioni socio/economiche del paese di provenienza; richiama in particolare la situazione di povertà inemendabile del paese di origine ed i gravi rischi derivanti dalla faide politiche, dalla esistenza di gruppi terroristici attivi, dalla compromissione di diritti umani ecc.;

4. i motivi di ricorso sono tutti inammissibili;

5. il primo ed il secondo motivo di ricorso, nell’assumere che nella sentenza impugnata non vi sarebbe traccia di motivazione alcuna circa la concessione della protezione umanitaria, non considerano che la Corte di merito ha proceduto, sulla base di concreti riferimenti alla vicenda personale del richiedente, alla verifica dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno; l’esito negativo di tale verifica è stato motivato sulla base di argomentazioni agevolmente percepibili nei loro presupposti fattuali e giuridici che risiedono, in definitiva, nella assenza di profili di vulnerabilità anche sotto il profilo della mancata dimostrazione di un’effettiva integrazione in Italia; del tutto generica è la censura relativa alla mancata verifica delle condizioni socio/politiche ed economiche della Nigeria in difetto di puntuali allegazioni da parte del ricorrente circa i possibili riflessi degli esiti di tale accertamento in relazione alla vicenda individuale del richiedente;

6. il terzo motivo di ricorso è inammissibile per genericità delle censure articolate che si risolvono nella enunciazione di una serie di principi che dovrebbero orientare la verifica del giudice di merito anche sotto il profilo dell’obbligo di cooperazione istruttoria;

6.1. come chiarito da questa Corte, “l’allegazione da parte del richiedente della situazione generale del paese di provenienza per essere positivamente apprezzata dal giudice del merito deve proiettare nella valutazione comparativa tra integrazione nel paese di accoglienza e la situazione del paese di provenienza – un riflesso individualizzante rispetto alla vita precedente del richiedente protezione, tale da evidenziare le condizioni di vulnerabilità soggettive necessarie per il riconoscimento dell’invocata tutela protettiva umanitaria, non potendosi ritenere pertinenti né rilevanti allegazioni generiche sulla situazione del paese di provenienza del richiedente in ordine alla privazione dei diritti fondamentali ovvero in ordine alla condizione di pericolosità interna che siano scollegate dalla situazione soggettiva dello stesso richiedente. L’assolvimento del predetto onere allegatorio innesca, come necessaria conseguenza, l’obbligo di cooperazione istruttoria del giudice del merito, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, comma 3, per l’approfondimento di quelle condizioni del paese di provenienza, incidenti sulla situazione di vulnerabilità, allegate dal richiedente protezione (Cass. 2039/2021) ” (Cass. n. 22274/2021);

6.2. nello specifico il richiedente non ha assolto all’onere allegatorio prescritto limitandosi in termini del tutto generali a fare riferimento alla complessiva situazione economica, politica e sociale della Nigeria senza evidenziarne le ricadute riferibili alla specifica vicenda personale del richiedente;

7. non si fa luogo al regolamento delle spese di lite non avendo il Ministero dell’Interno, tardivamente costituitosi svolto attività difensiva;

8. si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA