Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24478 del 17/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 17/10/2017, (ud. 15/03/2017, dep.17/10/2017),  n. 24478

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27040/2012 proposto da:

IMMOBILIARE TIGLI SRL, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CARONCINI 2, presso lo studio dell’avvocato ALESSIA FIORE,

rappresentato e difeso dagli avvocati BRUNO RONCHI, LORENZO LONGHI

ZANARDI, NICOLA STOCCHIERO;

– ricorrente –

contro

B.A., COEMA SRL, ISTITUTO VIGILANZA CORPO VIGILI

DELL’ORDINE SRL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1128/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 18/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/03/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;

udito l’Avvocato RONCHI Bruno, difensore della ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del primo motivo di ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con atto di citazione notificato il 4.6.2004 la Immobiliare Tigli s.r.l. è stata convenuta innanzi al tribunale di Cremona da B.A. e dalla CAEMA s.r.l. che hanno chiesto condannarsi la stessa all’arretramento di un capannone di sua proprietà alla distanza legale dal fondo degli attori e al risarcimento del danno. La Immobiliare Tigli s.r.l. ha chiesto in via riconvenzionale accertarsi l’usucapione del diritto a mantenere il capannone a distanza inferiore a quella legale e l’illegittimità costruttiva di un fabbricato accessorio realizzato sul confine dal signor B..

2. Il tribunale, previa istruttoria comprensiva di consulenza tecnica d’ufficio, ha accolto con sentenza depositata il 29.1.2009 la domanda attrice di demolizione o arretramento del fabbricato dei convenuti; ha dichiarato abbandonata la riconvenzionale relativa al fabbricato accessorio del signor B. e tardiva la riconvenzionale di accertamento dell’usucapione del diritto al mantenimento dell’edificio della Immobiliare Tigli s.r.l. a distanza inferiore a quella legale, deduzione comunque non accoglibile anche ove si fosse trattato di eccezione, stante la ritenuta non usucapibilità del diritto a mantenere fabbriche a distanze contrastanti con norme di legge o regolamento dettate nell’interesse pubblico.

3. Avverso detta sentenza ha proposto appello la Immobiliare Tigli s.r.l. Nel giudizio di appello è intervenuto volontariamente l’istituto di vigilanza Corpo dei Vigili dell’Ordine s.r.l., quale conduttore dell’immobile di proprietà dell’appellante. La corte d’appello di Brescia con sentenza depositata il 18.10.2011 ha dichiarato inammissibile l’intervento della s.r.l. Corpo dei Vigili dell’Ordine e, in parziale accoglimento dell’appello e riforma della sentenza del tribunale, ha determinato avere a oggetto la declaratoria di illiceità e la condanna alla demolizione o arretramento il solo corpo di fabbrica a copertura del cortiletto in base alla autorizzazione comunale in via precaria del 16.5.1983, confermando nel resto la sentenza di primo grado.

5.1. A sostegno della propria decisione la corte d’appello ha considerato che fossero fondate le deduzioni relative all’erronea indicazione del manufatto oggetto della domanda attrice di demolizione o arretramento; che fossero viceversa da disattendere i motivi d’appello concernenti il diniego da parte del tribunale dell’accertamento dell’usucapione: da un lato, la relativa domanda riconvenzionale era effettivamente tardiva; dall’altro, ove si fosse trattato di eccezione, non è usucapibile il diritto di tenere edifici a distanza diversa da quella legale prescritta da strumenti urbanistici nell’interesse pubblico, nè era stato provato il decorso del ventennio, dovendo farsi decorrere lo stesso dalla data di effettiva realizzazione dell’opera e non dal rilascio dell’autorizzazione del 16 maggio 1983.

4. Per la cassazione della decisione della corte d’appello ha proposto ricorso articolato su sette motivi la Immobiliare Tigli s.r.l., depositando altresì memoria. B.A., la CAEMA s.r.l. e la Corpo dei Vigili dell’Ordine s.r.l. non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, facendo riferimento sia a errori in procedendo e in iudicando sia a vizio di motivazione, la Immobiliare Tigli s.r.l. ha lamentato che la corte d’appello – che al pari del tribunale ha ritenuto di dover disporre l’abbattimento o l’arretramento a distanza legale del manufatto della ricorrente medesima – non abbia tenuto conto, anche d’ufficio, del fatto che l’art. 56.3 del regolamento edilizio del Comune di Cremona, vigente all’epoca della costruzione e tuttora, come trascritto in ricorso e riportato in un originale a stampa in atti, consentirebbe la costruzione di nuovi edifici sul confine se in aderenza a edificio esistente e, nelle zone destinate ad attività produttive come si deduce essere quella per cui è causa, anche non in aderenza lungo i confini di lotti con analoga destinazione, sempre che sul lotto contermine non sorgano edifici a distanza inferiore a 3 m..

2. Il motivo è fondato dal punto di vista del vizio di motivazione, in quanto – non contenendo la sentenza impugnata alcuna esplicita statuizione di diniego dell’applicabilità della regula iuris insita nella citata norma integrativa dell’art. 873 c.c., peraltro non considerata dalla corte d’appello nè dalle parti – pur tuttavia la corte bresciana, che era tenuta, al pari di questa corte di legittimità, a procedere anche d’ufficio all’accertamento delle norme sulle distanze vigenti, non ha effettivamente inserito nelle argomentazioni a sostegno delle proprie determinazioni, anche a prescindere dalle deduzioni delle parti, alcuna statuizione che faccia comprendere se su detta norma speciale prevalga la norma generale sulle distanze dai confini, che appare invece applicata dalla corte locale. Una adeguata motivazione sul punto è tanto più necessaria, in quanto il regime delle distanze legali integrativo dell’art. 873 c.c., rientra nella scienza ufficiale del giudice, il quale ha il dovere, prescindendo dalle deduzioni delle parti, di verificare se la disposizione applicata fosse effettivamente in vigore e quindi applicabile al caso esaminato (v. ad es. e per richiami Cass. 29/07/2009, n. 17692).

3. Nel caso in esame, tenuto conto – alla luce delle produzioni documentali circa la vigenza di detto art. 56.3 – della necessità, implicante accertamenti di fatto, di verificare l’effettivo ricadere dell’edificazione di cui trattasi nelle zone destinate ad attività produttive, come si deduce essere quella per cui è causa, e se si versi in ipotesi di confine con lotto con analoga destinazione (oltre che sul lotto contermine non sorgano edifici a distanza inferiore a 3 m), nonchè di effettuare le ulteriori verifiche in relazione all’eventuale costruzione in aderenza che la parte ricorrente indica come ipotesi alternativa (e così già nel 5^ motivo di appello innanzi alla corte locale), in modo da acclarare l’eventuale applicabilità della norma speciale indicata, a fronte della disciplina di distanza di m. 5 dai confini di cui al PRG che appare applicata dalla corte territoriale, va dunque cassata la sentenza impugnata, con rinvio al giudice di appello, in diversa sezione, il quale dovrà – sulla base delle risultanze fattuali acquisite al processo – fornire congrua motivazione in ordine alla disciplina sulle distanze applicabile.

4. Resta assorbito l’esame degli ulteriori motivi di ricorso, concernenti profili destinati a essere superati ove sussista il diritto a mantenere la costruzione sul confine (in quanto il secondo e il terzo motivo concernono, da diversi angoli visuali, la data di decorrenza del termine per l’usucapione, il quarto la non interruzione del relativo possesso, il quinto i profili giuridici relativi all’usucapibilità del diritto a mantenere costruzione a distanza inferiore a quella legale, il sesto l’asserita impossibilità per la corte d’appello di rettificare l’oggetto della pronuncia di primo grado quanto all’individuazione della cosa, il settimo l’irrealizzabilità di una demolizione parziale).

5. Il giudice del rinvio regolerà anche le spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La corte accoglie per quanto di ragione il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla corte d’appello di Brescia, in diversa sezione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2017

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