Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24456 del 01/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 01/10/2019, (ud. 16/04/2019, dep. 01/10/2019), n.24456

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17155-2018 proposto da:

S.M.C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE, DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato DOMENICO MAMONE;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, Presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati LIDIA

CARCAVALLO, LUIGI CALIULO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1095/2017 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 08/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

RIVERSO. 37. –

Fatto

CONSIDERATO

CHE:

la Corte d’appello di Reggio Calabria con sentenza n. 1095/2017 ha respinto il gravame proposto da S.M.C. avverso la sentenza che le aveva negato il diritto alla pensione anticipata di vecchiaia.

A fondamento della pronuncia la Corte ha sostenuto che pur essendo stato dimostrato, a differenza di quanto affermanto in primo grado, l’esistenza del requisito contributivo, tuttavia il CTU medico legale nominato in appello aveva escluso l’esistenza del requisito dell’invalidità non inferiore all’80% previsto dalla legge ai fini dell’accesso alla pensione anticipata di vecchiaia.

Per quanto riguardava il motivo di gravame relativo alla condanna alle spese processuali del giudizio di primo grado la Corte d’appello rilevava che mancasse in atti la dichiarazione prevista dall’art. 152 disp. att. c.p.c. ai fini dell’esenzione dal pagamento delle spese di lite; disponeva quindi la condanna dell’appellante al pagamento delle spese del giudizio di secondo grado e dei compensi liquidati al CTU rilevando come neanche in appello vi fosse una dichiarazione rituale ai fini dell’esenzione, poichè a quella in calce al gravame non seguiva la sottoscrizione personale della parte che aveva sottoscritto solo la successiva procura alla lite. Neppure rilevava, secondo la Corte, che la predetta dichiarazione ai fini dell’esenzione alle spese richiamasse l’allegata documentazione al fascicolo di primo grado poichè l’unica dichiarazione in atti in primo grado concerneva il contributo unificato.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione S.M.C. con un motivo al quale ha resistito l’INPS con controricorso. E’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

RILEVATO

CHE:

1.- con l’unico motivo di ricorso viene dedotta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia introdotta in appello. Violazione ed errata applicazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c. in quanto la Corte d’appello non aveva tenuto conto delle allegazioni reddituali allegate al fascicolo d’ufficio e difensivo anche di primo grado e, pertanto, aveva omesso di applicare l’esenzione dalla soccombenza alle spese di lite. La dichiarazione in atti, depositata in primo grado, riportava infatti l’allegazione, spillata con la nota di iscrizione a ruolo, della dichiarazione di esenzione dal pagamento delle spese di lite ex art. 152 disp. att. c.p.c..

La stessa attività era stata posta in essere nel successivo grado d’appello, mentre era errata l’affermazione della Corte secondo cui ai fini della dichiarazione rituale ex art. 152 disp. att. fosse necessaria anche la sottoscrizione della dichiarazione; avendo la Corte di cassazione (ord. n. 24303/2016) ritenuto efficace la dichiarazione sostitutiva pur materialmente redatta sul foglio separato ed espressamente richiamata nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado ritualmente prodotta con il medesimo.

2.- Il ricorso va rigettato in quanto manifestamente infondato.

La censura relativa alla condanna alle spese del giudizio di primo grado viola il principio di autosufficienza poichè la Corte d’appello ha affermato che mancasse qualsiasi dichiarazione all’interno di quel giudizio relativa all’esenzione ex art. 152 c.p.c. e che l’unica dichiarazione ivi prodotta fosse quella inerente al contributo unificato. La censura sollevata in questo giudizio non riproduce invece nel corpo del ricorso la dichiarazione di esenzione dal pagamento delle spese di lite ex art. 152 disp att. che si assume prodotta in primo grado, venendo così meno all’onere di specificità ed impedendo a questa Corte di valutare la rilevanza e la decisività dei documenti che si sostiene non essere stati esaminati dalla Corte d’appello (in tal senso, ex multis, Sez. 6 – 3, Sentenza n. 19048 del 28/09/2016; Sez. 5, Sentenza n. 14784 del 15/07/2015; Sez. U, Sentenza n. 16887 del 05/07/2013; Sez. L, Sentenza n. 2966 del 07/02/2011).

3.- La censura relativa alle spese del giudizio di secondo grado investe invece una questione di diritto che attiene alla necessità della sottoscrizione o meno della dichiarazione prodotta ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c.. La Corte d’appello infatti da conto della presenza della dichiarazione ma non la ritiene rituale poichè mancante della specifica sottoscrizione personale della parte che aveva sottoscritto solo la procura alla lite. Tale statuizione appare in effetti l’unica aderente alla giurisprudenza consolidata di questa Corte la quale ha da tempo chiarito che ai fini dell’esenzione dal pagamento di spese, competenze e onorari, nei giudizi per prestazioni previdenziali, la dichiarazione sostitutiva di certificazione delle condizioni reddituali, da inserire nelle conclusioni dell’atto introduttivo ex art. 152 disp. att. c.p.c., sostituito dal D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, conv. nella L. n. 326 del 2003, è inefficace se non sottoscritta dalla parte, poichè a tale dichiarazione la norma connette un’assunzione di responsabilità non delegabile al difensore, stabilendo che “l’interessato” si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito (in tal senso Cass. nn. 16616/2018, 24303/2016, 22952/2016, 16132/2016).

3.- L’ordinanza di questa Corte n. 24303/2016 – che nel ricorso si cita a conferma di un indirizzo contrario a quanto testè affermato – si riferisce in realtà ad un altro tema avendo affermato che non fosse necessario indicare nella dichiarazione sostitutiva lo specifico importo del reddito percepito, ma non certo che non fosse necessaria la personale sottoscrizione della dichiarazione dell’interessato.

4.- Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere quindi rigettato.

5.- Nulla deve essere disposto per le spese in quanto per questo giudizio di cassazione esiste la dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c. ritualmente sottoscritta personalmente dalla parte.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 1 ottobre 2019

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