Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24453 del 30/11/2016

Cassazione civile sez. lav., 30/11/2016, (ud. 21/09/2016, dep. 30/11/2016), n.24453

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18406-2011 proposto da:

G.C., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE DEI COLLI PORTUENSI N. 536, presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCA LUISA REVELLI, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato ANDREA PESCI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

NICCOLAI & C CAPPELLINI S.R.L., P.I. (OMISSIS);

– intimata –

Nonchè da:

NICCOLAI & C CAPPELLINI S.R.L. P.I.. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DI MONTE GIORDANO 36, presso lo studio dell’avvocato LEOPOLDO

MAZZETTI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

MAURIZIO BUFALINI, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

G.C. C.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE DEI COLLI PORTUENSI N. 536, presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCA LUISA REVELLI, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato ANDREA PESCI, giusta delega in atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 1582/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 11/01/2011 R.G.N. 1713/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/09/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito l’Avvocato REVELLI FRANCESCA LUISA;

udito l’Avvocato CECCONI MAURIZIO per delega Avvocato BUFALINI

MAURIZIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto del ricorso principale e di quello incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dell’11 febbraio 2011, la Corte d’Appello di Firenze, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Pistoia, accoglieva la domanda proposta dalla Nicolai di C. Cappellini S.r.l. nei confronti di G.C., avente ad oggetto il risarcimento del danno per inadempimento del patto di non concorrenza incluso nel contratto di agenzia stipulato dalla prima con il secondo per la promozione di contratti di fornitura di caffè limitatamente peraltro all’importo di Euro 13.790,00 oltre interessi.

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto provata la dedotta circostanza dello sviamento di clientela tuttavia limitato a tredici clienti e pertanto dovuto il preteso risarcimento nei limiti dell’incidenza di tale storno in termini di redditività della corrispondente quota del fatturato della Società nel periodo annuale di vigenza dell’obbligo.

Per la cassazione di tale decisione ricorre il G. affidando l’impugnazione a quattro motivi cui resiste, con controricorso, la Società, la quale a sua volta propone ricorso incidentale, articolato su un unico motivo, cui resiste, con controricorso, il G..

Entrambe le parti hanno presentato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente principale, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. in una con il vizio di motivazione, imputa alla Corte territoriale di aver, a suo dire, senza congrua motivazione, valutato inattendibili le deposizioni dei testi da lui indotti per dare rilievo preminente, ai fini del convincimento in ordine alla responsabilità del ricorrente per il denunciato sviamento di clientela, alle dichiarazioni, peraltro non tutte confermate, rese in sede istruttoria da un agente della Società.

Nel secondo motivo le censure del ricorrente principale, rubricate con riferimento al vizio di violazione dell’art. 1751 c.c. e art. 2598 c.c., n. 3 e dell’art. 116 c.p.c. ed al vizio di motivazione, si appuntano sulla, a suo dire, erronea interpretazione accolta dalla Corte territoriale relativamente al patto di non concorrenza incluso nel contratto di agenzia stipulato tra le parti, erroneità motivata in relazione alla mancata considerazione dell’ambito di operatività del patto limitato alla zona oggetto del mandato di agenzia.

L’apprezzamento delle risultanze istruttorie da parte della Corte territoriale è ancora una volta censurato nel terzo motivo, deducendosi a riguardo la violazione e falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. in una con il vizio di motivazione, relativamente all’attribuzione al ricorrente in via presuntiva delle lettere, tutte redatte dallo stesso autore, di disdetta della fornitura pervenute alla Società qui resistente da parte di alcuni clienti, difettando ad avviso del ricorrente l’essenziale requisito della gravità, precisione e concordanza degli elementi su cui si fonda.

Il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 ed il vizio di motivazione sono dedotti nel quarto motivo a censurare la pronunzia resa dalla Corte territoriale in ordine alla quantificazione del danno, a detta del ricorrente fondata senza adeguata motivazione su documentazione irrilevante e comunque contestata.

Dal canto suo, la Società ricorrente incidentale, con l’unico motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1223 e 1226 c.c. nonchè il vizio di motivazione, censura sul medesimo capo della quantificazione del danno la pronunzia della Corte territoriale per aver limitato il sancito ristoro all’anno di vigenza del patto di non concorrenza, disattendendo la domanda svolta dalla Società ed intesa al ristoro del danno per un arco temporale di dieci anni commisurato alla durata dei rapporti in corso con i clienti stornati.

Passando all’esame del ricorso principale deve rilevarsi l’infondatezza dei primi tre motivi, che possono essere qui trattati congiuntamente per essere tutti, nel loro complesso, volti a contestare la congruità logico-giuridica dei passaggi argomentativi che segnano l’iter valutativo seguito dalla Corte territoriale, passaggi scanditi dalle seguenti affermazioni: a) vi è prova della circostanza che il ricorrente, contrariamente a quanto dallo stesso dedotto, cessato il rapporto di agenzia con la Società resistente ha operato nel medesimo ruolo, e non come magazziniere, presso altra azienda concorrente; b) vi è prova documentale del ricevimento da parte della Società odierna resistente, in singolare coincidenza temporale con la risoluzione del rapporto di agenzia in essere tra le parti, di tredici lettere di disdetta della fornitura da parte di clienti la cui identità di contenuto e veste grafica vale a fondare la presunzione della provenienza delle stesse dal ricorrente; c) dalle predette circostanze è desumibile la riferibilità dello storno di clientela all’azione, non importa se diretta o indiretta, del ricorrente.

Ciascuna delle censure svolte dal ricorrente nei predetti motivi si risolve nell’affermazione per cui ognuno dei citati passaggi argomentativi “proverebbe troppo” – per aver la Corte territoriale assegnato preminente rilievo alla testimonianze “contro” piuttosto che “pro” il ricorrente nel definirne il ruolo assunto presso la nuova azienda datrice; per aver ritenuto la violazione del patto di non concorrenza non tenendo conto dell’asserita limitazione dello stesso ad una specifica zona, omettendo, peraltro, il ricorrente di precisare se l’attività di rappresentanza fosse stata effettivamente svolta al di fuori della zona interdetta; per aver accolto in relazione alla redazione delle lettere di disdetta una presunzione sprovvista del necessario grado di gravità, precisione e concordanza – affermazione che, tuttavia, considerate la linearità e plausibilità del ragionamento in cui si sostanzia la motivazione dell’impugnata sentenza, non consente a questa Corte di sindacare il libero apprezzamento del giudice del merito.

Quanto poi al profilo della determinazione del risarcimento spettante alla Società, cui attengono tanto il quarto motivo del ricorso principale quanto l’unico motivo del ricorso incidentale, entrambi devono ritenersi insuscettibili di accoglimento.

A ciò osta, per quel che riguarda la censura di cui al ricorso principale, il concretarsi della stessa in un motivo di nullità della consulenza tecnica a quei fini disposta dalla Corte territoriale che avendo, secondo l’orientamento accolto da questa Corte (vedi per tutte Cass. 19.8.2002, n. 12231) carattere relativo, risultano sanate se non sono state fatte valere nella prima difesa o istanza successiva al deposito della relazione.

Relativamente all’unico motivo del ricorso incidentale, l’infondatezza discende dalla congruità logico-giuridica che deve riconoscersi ad una valutazione del danno che tiene conto del periodo di efficacia del patto di non concorrenza, in esso identificando il definito arco temporale in cui l’attività svolta dal ricorrente di storno della clientela, altrimenti libera nell’ordinaria dinamica concorrenziale dei rapporti commerciali, risultava al medesimo interdetta per effetto dell’impegno contrattualmente assunto e, perciò, fonte di responsabilità per inadempimento e della conseguente obbligazione risarcitoria del danno patrimoniale inferto.

Tanto il ricorso principale quanto il ricorso incidentale vanno dunque rigettati con compensazione delle spese del presente giudizio, in considerazione della reciproca soccombenza.

PQM

La Corte rigetta entrambi i ricorsi e compensa tra le parti le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2016

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