Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24451 del 10/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/09/2021, (ud. 31/03/2021, dep. 10/09/2021), n.24451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14895-2020 proposto da:

U.H., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato SERGIO BIONDINO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO;

– intimato –

avverso il decreto n. 29182/2019 del TRIBUNALE di MILANO, depositato

l’11 /11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 31/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Milano sezione specializzata per la protezione internazionale, con decreto in data 16/4/2020, ha confermato il provvedimento di rigetto in data 25 febbraio 2019 pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale in ordine alle istanze avanzate da U.H. nato in Nigeria il (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Secondo il Tribunale il ricorso era inammissibile in quanto il richiedente asilo aveva già presentato un ricorso 18194/2016 alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale che lo aveva rigettato con provvedimento confermato dal Tribunale di Milano in data 25/11/2016. La Corte di Appello di Milano aveva rigettato l’appello con sentenza 5124/2017 e pertanto, in mancanza di nuovi elementi di prova o di fatti nuovi non era consentito al ricorrente presentare un nuovo ricorso.

Avverso il decreto del Tribunale di Milano ha proposto ricorso per cassazione il ricorrente, affidato ad un motivo. Il Ministero dell’Interno resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. B), in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Milano ha ritenuto inammissibile il ricorso perché in mancanza di nuovi elementi di prova o di fatti nuovi non era consentito al ricorrente presentare un nuovo ricorso dopo il rigetto di quello già proposto e respinto con provvedimento confermato dal Tribunale di Milano in data 25/11/2016 e dalla Corte di Appello di Milano (che aveva rigettato l’appello) con sentenza 5124/2017 depositata il 6 dicembre 2017.

Il motivo di ricorso è inammissibile in quanto il Tribunale ha valutato che il fatto nuovo consistente in un affidavit del fratello del ricorrente in data (OMISSIS), che attesterebbe un peggioramento della situazione interna del paese nella regione (OMISSIS) non legittimava a presentare un nuovo ricorso perché il documento, sebbene formato dopo la prima decisione, riguardava fatti precedenti e pertanto non poteva essere qualificato come nuova prova. In tema di protezione internazionale, i “nuovi elementi”, alla cui allegazione il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. b), subordina l’ammissibilità della reiterazione della domanda di tutela, possono consistere, oltre che in nuovi fatti di persecuzione (o comunque in nuovi fatti costitutivi del diritto) successivi al rigetto della domanda da parte della competente commissione, anche in nuove prove dei medesimi fatti costitutivi, purché il richiedente non abbia potuto, senza sua colpa, produrle in precedenza in sede amministrativa o in quella giurisdizionale, mediante l’introduzione del procedimento di cui al citato D.Lgs., art. 35 (Cass. n. 18440 del 2019; Cass. n. 5089 del 2013). Nel caso di specie, il ricorso censura una valutazione di merito operata dal Tribunale, che ha ritenuto che il contenuto dell’affidavit riproducesse a fatti precedenti, che avevano già costituito oggetto della precedente domanda, e che non si trattava di una nuova prova perché proveniva da un privato. Infatti nemmeno sussiste una nuova prova, posto che l’affidavit è stato considerato tale solo nelle ipotesi in cui consiste in un’attestazione ufficiale proveniente dallo Stato estero o comunque da una pubblica autorità (Cass. n. 8321 del 2011).

Il contenuto dell’affidavit, peraltro, non è stato neppure riprodotto nel ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza.

Nel caso in esame il ricorso censura la valutazione del Tribunale senza tuttavia considerare che, in mancanza di nuova prova o fatto nuovo, non è consentita la proposizione di un nuovo giudizio.

Il ricorso proposto deve pertanto essere dichiarato inammissibile con condanna alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna alle spese in misura di Euro 2.100,00, oltre spese a debito.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte di Cassazione, il 31 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2021

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