Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2444 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 19/10/2021, dep. 27/01/2022), n.2444

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8883-2020 proposto da:

SICURMEDICA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ORSINI 19, presso lo studio

dell’avvocato DOMENICO ANTONIO GENTILE, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MARIA GRAZIA BOTTARI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 2838/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CALABRIA, depositata il 29/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MICHELE

CATALDI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Sicurmedica s.r.l. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale della Calabria-sezione staccata di Reggio Calabria, ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Reggio Calabria, che aveva accolto il ricorso della medesima contribuente contro la cartella di pagamento emessa all’esito del controllo – D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis – della dichiarazione dei redditi di cui all’anno d’imposta 2006, dal quale emergeva l’eccedenza del credito d’imposta portato in compensazione e l’errore nelle indicazioni contenute nei quadri RU015 e RU072.

L’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la contribuente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis; del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis; della L. n. 212 del 2000, art. 6, e dell’art. 115 c.p.c..

Assume infatti la ricorrente che il giudice a quo, nell’accogliere il relativo motivo d’appello erariale, avrebbe erroneamente escluso la nullità della cartella per il difetto della preventiva comunicazione dell’esito del controllo, o del relativo avviso bonario, che sarebbe stata invece dovuta, poiché l’Amministrazione non aveva soltanto corretto errori materiali commessi dal contribuente e ridotto crediti d’imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge, ovvero non spettanti, ” ma ha iscritto a ruolo somme diverse per diverse tipologie di imposte (IVA,IRES ed IRA) e per maggior credito d’imposta considerando solo parzialmente ed erroneamente i versamenti effettuati (e documentati) dal contribuente (…)” (pag. 8 del ricorso). Secondo la ricorrente, quindi, “In considerazione della documentata verifica circa la spettanza del credito d’imposta, dei documentati pagamenti con ravvedimento operoso, dello sgravio Iva” era dovuta alla contribuente la comunicazione, preventiva rispetto alla successiva notifica della cartella, dell’esito del controllo, non meramente cartolare.

Tale necessità, aggiunge la ricorrente, era stata ammessa dalla stessa Agenzia, che, come rilevato dalla sentenza di primo grado, aveva dedotto di aver predisposto la comunicazione, senza produrla e senza provare di averla spedita alla contribuente. La CTR avrebbe pertanto violato anche l’art. 115 c.p.c., per non aver posto tale ammissione a fondamento della motivazione della sentenza impugnata.

Preliminarmente, a differenza di quanto eccepito dalla resistente, il motivo è autosufficiente in relazione all’indicazione degli atti sui quali si fonda. Esso inoltre è ammissibile nei limiti in cui, senza censurare la ricostruzione fattuale oggetto della valutazione di merito operata dalla CTR in relazione alla fattispecie concreta (ciò che non è ammissibile in questa sede, come eccepito dalla controricorrente), censura tuttavia l’individuazione dei criteri legali in base ai quali si determina la necessità, o meno, della comunicazione preventiva in questione, e la loro applicazione alla fattispecie sub iudice.

Tanto premesso, il motivo è infondato.

Infatti, come questa Corte ha già avuto occasione di chiarire, “In tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, è legittimo il disconoscimento del credito di imposta operato a seguito di controllo automatizzato qualora esso abbia carattere cartolare e non implichi valutazioni, in quanto effettuato sulla base di un riscontro obiettivo dei dati formali della dichiarazione dei redditi.” (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 29582 del 16/11/2018).

Nello stesso senso si è aggiunto che “In tema di controlli delle dichiarazioni tributarie, l’attività dell’ufficio accertatore, correlata alla contestazione di detrazioni e crediti indicati dal contribuente, qualora nasca da una verifica di dati indicati da quest’ultimo e dalle incongruenze dagli stessi risultanti, non implica valutazioni, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, non essendo necessario un previo avviso di recupero.” (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 4360 del 20/02/2017).

Si è detto dunque che “In tema di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, è legittima l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta, senza necessità di emettere avviso di accertamento, quando la verifica sia meramente cartolare e non implichi valutazioni, ciò che avviene quando essa si fondi sul solo riscontro obiettivo tra i dati formali contenuti nella dichiarazione dei redditi e le informazioni sul contribuente reperibili nell’anagrafe tributaria e sulle incongruità riscontrate dal suddetto raffronto.” (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 24747 del 05/11/2020)

Pertanto si è precisato che “La notifica della cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato è legittima anche se non preceduta dalla comunicazione del c.d. “avviso bonario” D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, comma 3, nel caso in cui non vengano riscontrate irregolarità nella dichiarazione; né il contraddittorio endoprocedimentale è invariabilmente imposto dalla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, il quale lo prevede soltanto quando sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti al citato art. 36 bis, che implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo.” (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 33344 del 17/12/2019; nello stesso senso cfr. Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 18405 del 30/06/2021, secondo cui, peraltro, in ogni caso, dalla omissione di detta comunicazione non può derivare la non debenza o la riduzione delle sanzioni e degli interessi di cui al D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2). E, finanche in materia di sanzioni, si è chiarito che “In tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, non è motivo di nullità della cartella di pagamento, emessa ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’omessa comunicazione al contribuente dell’esito dei controlli automatici disposti sulle dichiarazioni presentate ai fini dell’imposta sui redditi o di quella sul valore aggiunto. ” (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 25294 del 25/10/2017).

Tanto premesso, ha fatto buon governo di tali principi la CTR che ha innanzitutto accertato in fatto che il controllo era stato cartolare e non aveva implicato alcuna valutazione da parte dell’Amministrazione, e che l’eccedenza del credito portata in compensazione era derivata dal confronto con le risultanze della dichiarazione precedente, con i modelli F24 e comunque con i dati provenienti dalla stessa contribuente. Quindi, muovendo da tali premesse, ha escluso, in conformità al predetto orientamento, che sussistessero i presupposti della necessità della comunicazione preventiva. Ferma restando la non consumabilità, in questa sede del relativo accertamento in fatto operato dalla CTR, deve infatti escludersi che la mera differenza tra le tipologie d’imposta oggetto del controllo, e la stessa sussistenza di versamenti a titolo di ravvedimento o di un provvedimento di sgravio, così come rappresentate nel ricorso, possano determinare di per sé sole incertezza su aspetti rilevanti della dichiarazione, risolvendosi nel caso di specie in una questione di riscontro cartolare e documentale, che non involge valutazioni giuridiche e non evidenzia margini di tipo interpretativo (cfr. Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 33344 del 17/12/2019, cit., ex plurimis).

Il motivo è altresì inammissibile nella parte in cui assume la violazione dell’art. 115 c.p.c., atteso che non chiarisce quale sia, nella fattispecie concreta, la rilevanza che avrebbe avuto l’ammissione in giudizio, da parte dell’Amministrazione, di aver comunque “predisposto” la comunicazione in questione, senza provare di averla inviata.

Invero nel caso di specie i fatti rilevanti che compongono la fattispecie sub iudice sono relativi al contenuto del controllo effettuato dall’Ufficio, dal quale solo, in ragione dei principi già esposti, dipende oggettivamente la necessità o meno, ex lege, della comunicazione preventiva, ovvero le conseguenze del suo mancato invio, che, almeno in questa sede, non è contestato dalle parti.

Pertanto, di per sé sola, la mera predisposizione della stessa comunicazione non la renderebbe comunque necessaria ex lege, ove il controllo effettuato non la imponesse, e non renderebbe di per sé sola nulla la cartella, in conseguenza del suo mancato invio alla contribuente.

Infine, va ricordato che comunque, in difetto, per quanto sinora argomentato, di incertezza su aspetti rilevanti della dichiarazione, l’omissione della comunicazione preventiva, ove pure si ritenesse dovuta, non determinerebbe comunque la nullità della cartella di pagamento, costituendo al più una mera irregolarità (cfr. cass. Sez. 5, Ordinanza n. 1711 del 24/01/2018).

Nella sostanza, quindi, discutendosi delle conseguenze, sulla validità della cartella, del mancato invio della comunicazione preventiva, l’ammissione dell’Ufficio della sua predisposizione non è di per sé rilevante, né tanto meno decisiva – e comunque la ricorrente non ha spiegato perché dovrebbe esserlo- rispetto alla ratio decidendi espressa in fatto ed in diritto dalla CTR.

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione degli artt. 112 e 132 c.p.c., assumendo che la CTR non ha argomentato, se non con motivazione meramente apparente, in ordine al merito della pretesa erariale, con particolare riferimento all’effetto estintivo dei versamenti e dello sgravio, che la contribuente aveva eccepito nel merito, con allegazione della relativa documentazione.

Il motivo è autosufficiente (in ordine ai riferimenti alla proposizione delle relative questioni ed al supporto istruttorio) e fondato.

Infatti, la CTR sul punto si è limitata ad una formula generica, onnicomprensiva ed eccessivamente sintetica, con la quale ha affermato che “non è stato provato, infine, che, nonostante la dichiarazione contenesse indicazioni errate circa la compensazione dei crediti, la contribuente avesse versato ugualmente le somme dovute.”.

Tenuto conto delle deduzioni e delle allegazioni proposte dalla contribuente nel merito e richiamate nel ricorso, la motivazione sul punto non consente di comprendere né l’oggetto specifico, né le ragioni della ritenuta carenza istruttoria “globale”.

Invero “La motivazione del provvedimento impugnato con ricorso per cassazione deve ritenersi apparente quando pur se graficamente esistente ed, eventualmente sovrabbondante nella descrizione astratta delle norme che regola la fattispecie dedotta in giudizio, non consente alcun controllo sull’esattezza e la logicità del ragionamento decisorio, così da non attingere la soglia del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6″ (Cass., Sez. 1 -, Ordinanza n. 13248 del 30/06/2020).

Pertanto, “In tema di contenuto della sentenza, il vizio di motivazione previsto dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dall’art. 111 Cost., sussiste quando la pronuncia riveli una obiettiva carenza nella indicazione del criterio logico che ha condotto il giudice alla formazione del proprio convincimento, come accade quando non vi sia alcuna esplicitazione sul quadro probatorio, né alcuna disamina logico-giuridica che lasci trasparire il percorso argomentativo seguito.” (Cass., Sez. L -, Ordinanza n. 3819 del 14/02/2020).

Giova, infine, ricordare che, secondo consolidata giurisprudenza di questa Corte, il giudice non può, nella motivazione, limitarsi ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, perché questo è il solo contenuto “statico” della complessa dichiarazione motivazionale, ma deve impegnarsi anche nella descrizione del processo cognitivo attraverso il quale è passato dalla sua situazione di iniziale ignoranza dei fatti alla situazione finale costituita dal giudizio, che rappresenta il necessario contenuto “dinamico” della dichiarazione stessa (cfr. Cass., Sez. 5, Sentenza n. 1236 del 23/01/2006; Cass., Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 15964 del 29/07/2016; Cass., Sez. 5 -, Ordinanza n. 32980 del 20/12/2018).

Nel caso di specie, per le argomentazioni già illustrate, tale descrizione del processo cognitivo ed argomentativo difetta integralmente, con riferimento alla parte della motivazione relativa al merito della pretesa erariale ed alla sua effettiva quantificazione.

Va pertanto accolto il secondo motivo e va cassata la sentenza impugnata, con rinvio al giudice a quo.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo e rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Calabria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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