Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2443 del 31/01/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 31/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.31/01/2017),  n. 2443

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 30013/2010 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, entrambi

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Q.C. E R.M.;

– intimati –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia, sezione staccata di Lecce, n. 273/24/09, depositata il

16/11/2009.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30

novembre 2016 dal Relatore Cons. Iannello Emilio;

udito l’Avvocato dello Stato Fabrizio Urbani Neri per la ricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Basile Tommaso, il quale ha concluso per l’accoglimento.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, indicata in epigrafe, con la quale, rigettandosi l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità, ai fini dell’accertamento con metodo sintetico delle imposte sui redditi, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, comma 4, dell’applicazione dei coefficienti presuntivi previsti dai D.M. 10 settembre 1992 e del D.M. 19 novembre 1992 ad annualità di imposta ad essi anteriori (nella specie, 1989).

Gli intimati non hanno svolto difese nella presente sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Il ricorso, con il quale si censura per violazione di legge la suesposta ratio decidendi, è manifestamente fondato, alla stregua del consolidato principio della giurisprudenza di questa Corte secondo cui, con riguardo alla rettifica, con metodo sintetico, del reddito complessivo delle persone fisiche, è legittima l’applicazione agli anni anteriori dei coefficienti presuntivi di reddito adottati, con i DD.MM. del 1992, ai sensi della L. n. 413 del 1991, art. 1, posto che, rimanendo sul piano dell’accertamento e delle prove, l’applicabilità dei cc.dd. redditometri, contenuti in decreti emanati successivamente al periodo d’imposta da verificare, deve ritenersi insita nel d.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, senza porre problemi di retroattività, gravando poi sul contribuente l’onere di provare che in concreto il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (v. ex plurimis, Cass. nn. 21041 del 2014, 9539 del 2013, 2511 del 2009, 13316 del 2006, 19108 e 21445 del 2005, 14161 del 2003).

Il ricorso va pertanto accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata alla Commissione tributaria regionale della Puglia, la quale procederà a nuovo esame della controversia uniformandosi all’enunciato principio di diritto, oltre a provvedere in ordine alle spese anche del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2017

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