Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24429 del 30/09/2019

Cassazione civile sez. I, 30/09/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 30/09/2019), n.24429

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27757/20:14 proposto da:

Vesta Finance, elettivamente domiciliata in Roma via Federico

Confalonieri n. 5, presso lo studio dell’avvocato Luigi Manzi che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Giuseppe Trabucchi,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma viale Bruno

Buozzi n. 107, presso lo studio dell’avvocato Enrico Elio Del Prato

che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ASCOLI PICENO, depositata il

08/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/05/2019 dal Cons., Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale, Dott. DE

MATTEIS STANISLAO;

uditi, per la parte ricorrente, l’avvocato Gianluca Calderara, per

delega, che ha concluse per l’accogmento; per la parte resistente,

l’avvocato Enrico Del Prato, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- La s.r.l. Vesta Finance, qualificandosi come cessionaria ex art. 58 TUB di Banca Antonveneta (poi incorporata nella Banca dei Monti di Paschi di Siena), ha presentato domanda tardiva di insinuazione nel passivo fallimentare del a s.r.l. (OMISSIS) per una serie di crediti, in parte generati da aperture di credito garantite da ipoteca e in altra parte da scoperti d conto corrente.

Il giudice delegato ha respinto, in toto la domanda, ritenendo il “credito non dovuto, come da condivisibile proposta dei curatori e in particolare come da argomentazioni che hanno indotto il giudice delegato ad autorizzare l’avvio di apposito contenzioso nei confronti di MPS-Antonveneta”.

2.- Nelle more, i curatori fallimentari hanno provveduto a proseguire il procedimento ex art. 700 c.p.c., che era stato instaurato dalla s.r.l. (OMISSIS) a lora in bonis avanti al Tribunale di Ascoli Piceno, con richiesta di “ordinare alla Banca Monte dei Paschi” il pagamento di una determinata somma di danaro.

Nell’ambito di questo procedimento cautelare (R.G. n. 31/2011) è stata disposta una CTU, allo scopo di verificare la misura dei rapporti di dare e di avere corre ti tra le parti, anche in ragione dell’assunto carattere usurario di certi crediti vantati della Banca.

Depositata la perizia, respinta la richiesta di supplemento di consulenza formulata dal Fallimento, il giudice cautelare ha rigettato la domanda formulata dalla società poi fallita.

3.- Nel frattempo, Vesta Finance ha presentato opposizione all’esclusione ex artt. 98 L. Fall. ss., avanti al Tribunale di Ascoli Piceno. Che è stata respinta dal Tribunale con decreto depositato in data 8 ottobre 2014, per “mancanza di ragioni di credito nei confronti della società correntista”.

4.- In proposito, il Tribunale ha in primo luogo riscontrato di avere esaminato “la documentazione prodotta e di quella acquisita e relativa al procedimento ex art. 700 c.p.c. promosso originariamente dalla (OMISSIS) s.r.l., poi proseguito dalla curatela del fallimento (OMISSIS) s.r.l.”, nonchè di avere preso “visione della CTU ivi disposta e delle risposte forrite dallo stesso CTU ai quesiti supplementari post nel presente giudizio”.

In prosieguo, ha ritenuto “del tutto condivisibili le valutazioni già espresse nell’ordinanza del giudice relatore del 15.5.2014 in punto di ammissibilità dell’acquisizione della CTU già redatta in fase cautelare e dell’opponibilità di essa alla Vesta Finance s.r.l., quale cessionaria del credito dell’allora resistente Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., per le motivazioni ivi già espresse e da ritenersi per integralmente riportate”.

Ha poi rilevato che, “alla luce del quesito aggiuntivo formulato in questa sede (con azzeramento dei saldi, venendo in discussione rapporti non documentati dalla creditrice che ha richiesto di essere ammessa al passivo, in tutta la loro durata), emerge addirittura dalla ricostruzione contabile dei rapporti di conto corrente effettuata dal CTU, corretta, esente da censure e parimenti qui da intendersi per integralmente riportala e trascritta, un saldo attivo in favore dell'(OMISSIS) s.r.l.”.

5.- Avverso questo decreto ha presentato ricorso la s.r.l. Vesta Finance, articolando cinque motivi di cassazione (il primo e il secondo motivo venendo poi articolati in tre sotto-motivi ciascuno).

Ha resistito, con controricorso, il Fallimento.

6.- Il resistente ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGHONI DELLA DECISIONE

7.- Con il primo motivo, il ricorrente assume: (i) omesso esame di fatto decisivo per il giudizio; (ii) violazione del diritto di difesa, violazione dell’art. 62 c.p.c. e omessa motivazione; (iii) violazione del diritto di difesa – mancanza assoluta di motivazione.

8.1.- Il primo sotto-motivo evidenzia che la Vesta Finance era divenuta cessionaria del credito prima dell’avvio del procedimento cautelare, di cui non stata parte. Da ciò il ricorrente deduce che la CTU compiutasi in tale contesto è, nei suoi confronti, inopponibile e senza alcuna efficacia. Ha gravemente errato, perciò, il Tribunale nell’acquisirla al giudizio di opposizione.

8.2.- Il secondo sotto-motivo assume che, posta la inefficacia della CTU del cautelare, nella sede del giudizio di opposizione “quella consulenza doveva essere riformulata in contraddittorio con Vesta Finance… per rispetto del principio del contraddittorio”. E assume altresì che, per lo svolgimento della CTU disposta in sede di opposizione, il giudice aveva ordinato (con provvedimento del 15 maggio 2014) al consulente di acquisire tutti gli allegati della precedente consulenza Cosa non fatta dal consulente: con comportamento neppure rimproverato dal decreto di rigetto della presentata opposizione.

8.3.- Il terzo sotto-motivo riscontra che il giudice dell’opposizione “non ha motivato le ragioni” per i ha ritenuto di “non ammettere le istanze istruttorie case Vesta Finance aveva richiesto”. La doglianza fa particolare riferimenti a richieste che sono state specificamente formulate in sede di udienza del 30 gennaio 2014 e in sede di udienza del 24 luglio 2014.

9.- Il primo motivo di ricorso non merita di essere accolto, in nessuna delle tre censure in cui è stato articolato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, il giudice di merito può utilizzare anche prove raccolte in un diverso giudizio – che sia intercorso fra le stesse parti oppure tra parti diverse -, “al fine di trarne non solo semplici indizi o elementi di convincimento, ma anche di attribuire loro valore li prova esclusiva, il che vale anche per una perizia scolta in sede penale o una consulenza tecnica svolta in altre sedi civili” (Cass. 14 maggio 2014, n. 10599; Cass., 5 dicembre 2008, n. 28855; Cass. 11 agosto 1999, n. 8585).

Secondo il tenore proprio dell’ordinanza del 15 maggio 2014, che lo stesso ricorrente riporta (ricorso, p. 23), questo provvedimento dispone senz’altro (senza passaggi intermedi, cioè) l'”acquisizione” della “CTU e degli allegati ad essa depositati nel procedimento cautelare iscritto al n. 31/11 R.G.”, sì che il rilievo svolto dal ricorrente sulla pretesa violazione, da parte del CTU, di un ordine del giudice si manifesta scentrata. E’ da rilevare, inoltre, che la censura di cui al secondo sotto-motivo risulta, per altro verso, inammissibile, posto che il ricorrente non segnala le ragioni per cui assume la violazione della norma dell’art. 62 c.p.c..

Quanto al terzo sotto-motivo, è da rilevare prima di tutto, che, secondo il disposto dell’art. 99 L. Fall., comma 2, n. 4, il ricorso in opposizione deve contenere, “a pena di decadenza”, “l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi”. E’ da rilevare, altresì, ce, secondo il disposto dell’art. 99 L. Fall., comma 11, l’assegnazione di termine per deposito conclusionali rientra nella discrezionalità del giudice.

10.- Con il secondo motivo, il ricorrente assume: (i) “apodittica motivazione”; (ii) “omesso esame di fatto decisivo: ancora sui saldi contabili”; (iii) “omessa motivazione in merito alla acquisizione perchè definita corretta – della prima perizia”.

11.1.- Il primo sotto-motivo contesta un’affermazione contenuta nell’ordinanza del 15 maggio 2014, secondo cui i rapporti bancari, di cui si discute, “sicuramente sono sorti in data antecedente al quella degli estratti conto”. Tale affermazione, in quanto errata, inficia – così si sostiene – il giudizio del Tribunale di ritenere corretta la CTU espletata in sede di opposizione.

11.2.- Il secondo sotto-motivo assume che la “perizia integrativa” (la perizia disposta in sede di opposizione, cioè) “è gravemente errata”, avendo il CTU dichiarato di “riportare al valore zero i saldi iniziali di tutti i conti correnti”. “L’assenza di motivazione”, che viene così imputa al decreto, “è conseguenza della mancata analisi della CTU da parte del Tribunale”: “gli errori del decreto sono traslati dagli errori delle CTU”. Si aggiunge, altresì, che “non vi è alcun credito per la restituzione di pagamenti Indebiti eseguiti da (OMISSIS)”: “queste somme infatti non sono mai state corrisposte alla Banca e non esiste il presupposto per invoca e la restituzione dell’indebito”.

11.3.- Il terzo sotto-motivo si duole che il Tribunale non abbia “esaminato l’elaborato e le considerazioni del CTP in base alle quali avrebbe potuto accorgersi degli errori”. Nel prosieguo, il ricorso “espone testualmente le censure depositate agli atti” dal CTP, riportando in sequenza: degli “estratti conto rielaborati” (che si assume “inviati per mera conoscenza e privatamente” dal CTU al CTP); rilievi sulla “mancata considerazione della cms di usura”, “sull’usura sopravvenuta”, “sull’utilizzo di tassi sostitutivi”, “sulla verifica del superamento dei tassi soglia”, “sulla mancata produzione dei decreti di cui alla L. n. 108 del 1996”, “sulla ricostruzione dei rapporti effettuata dal CTU. I tassi di interesse utilizzati”.

12.- Il secondo motivo di ricorso è inammissibile.

Esso si sostanzia – nelle tre articolazioni di cui si compone – nel chiedere a questa Corte una nuova valutazione del materiale probatorio e documenta e relativo alla controversia. Istando dunque per la formulazione di un giudizio, che non rientra nell’ambito delle attribuzioni di questo Giudice.

E’ appena il caso di aggiungere che – trattandosi di giudizio relativo ammissione al passivo fallimentare di un credito – non ha luogo discorrere di un eventuale diritto di ripetizione dell’indebito da parte del Fallimento, come pure il ricorrente pretende.

13.- Il terzo motivo di ricorso assume violazione del diritto di difesa, in ragione del “rifiuto a concedere un termine per il deposito di memorie conclusive”, che “è stato implicito, privo, dunque, di ogni motivazione”.

14.- Il motivo non è fondato.

Come segnalato già più sopra (nell’ultimo capoverso del n. 9), il processo di opposizione all’esclusione dallo stato passivo non contempla come passo necessario quello della concessione del termine per il deposito di conclusionali.

15.- Il quarto motivo di ricorso assume “violazione del principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato – art. 112 c.p.c. – difetto totale di motivazione”.

Ad avviso del ricorrente, il “giudice, con il decreto che si impugna, ha equivocamente invertito la posizioni delle parti, senza peraltro tenerne conto sul piano del bilanciamento della prova”: “il Fallimento si è trasformato in attore per la determinazione delle proprie asserite ragioni di credito” (il provvedimento del Tribunale avrebbe, cioè, trasformato il Fallimento da convenuto ad attore, posto che questo non aveva chiesto se non la reiezione della domanda dell’opponente).

16.- Il motivo è infondato.

Il tenore del dispositivo del decreto è invero inequivoco al riguardo, posto che lo stesso “rigetta l’opposizione”. Nessun accertamento di un credito del Fallimento risulta insita nella riportata formula.

17.- Il quinto motivo riguarda le spese di lite e si compone di tre distinte censure.

Ad avviso del ricorrente, il Tribunale ha errato nel condannarlo alle spese di lite “perchè a domanda di ammissione al passivo… avrebbe dovuto trovare riconoscimento”.

Ha errato pure perchè, avendo il Tribunale accertato “un credito in favore del Fallimento senza che quest’ultimo abbia all’evidenza mai svolto la relativa domanda”, “noi vi era legittima ragione per pronunciare la condanna alle spese”.

Aggiunge il motivo che il Tribunale ha comunque errato nella misura delle spese liquidate: “nessun riconoscimento potrà esservi in ordine alle competenze previste per la fase decisionale” – si assume “posto che non sono sta:e concesse le memorie conclusionali”.

18.- Il motivo non merita accoglimento.

Quanto alla prima censura, il Tribunale ha correttamente seguito il criterio della soccombenza.

La seconda censura è assorbita dal mancato accoglimento del quarto motivo.

Neppure la terza censura può essere condivisa, posto che – stando alla enunciazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 5, lett. – le conclusionali non esauriscono di certo le attività difensive che vanno inscritte nella “fase decisionale”.

19.- In conclusione, il ricorso va rigettato.

Le spese seguono la regola della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nella somma di Euro 10.000,00 (oltre a Euro 200,00 per esborsi), oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, secondo quanto stabilito dalla norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione civile, il 8 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA