Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24422 del 09/09/2021

Cassazione civile sez. III, 09/09/2021, (ud. 27/04/2021, dep. 09/09/2021), n.24422

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30919-2019 proposto da:

D.M., rappresentato e difeso dall’avv.to ELENA TORDELA

(elena.tordela.avvocatiavellinopec.it) elettivamente domiciliata

presso la Cancelleria civile della Corte di Cassazione in Roma,

piazza Cavour;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistenti –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI n 7122/2019 depositata il

08/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/04/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. D.M., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a sette motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere fuggito dal proprio paese per un vicenda personale, riguardante un contrasto con il fratello che voleva impossessarsi della sua eredità, fatto dal quale era scaturita una lite con lo zio che lo aveva minacciato di morte.

1.2. Assume che voleva denunciare alla polizia l’accaduto ma il capo villaggio lo aveva scoraggiato e che pertanto non aveva trovato tutela.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Devono essere preliminarmente affrontate le quattro eccezioni di incostituzionalità sollevate dal ricorrente nei primi corrispondenti motivi di ricorso.

1. Con la prima eccezione, il ricorrente denuncia l’incostituzionalità del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, (così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g)), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., comma 1 e 2, e art. 111 Cost., comma 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che il termine per proporre ricorso per cassazione è di giorni trenta a decorre dalla comunicazione, a cura della cancelleria, del decreto emesso dal giudice di primo grado.

1.2. L’eccezione è irrilevante;

1.3. Osserva preliminarmente il Collegio come, secondo l’elaborazione messa a punto dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, il significato della nozione legislativa di rilevanza della questione incidentale di legittimità costituzionale (come emergente dalla formula adottata dalla L. n. 87 del 1953, art. 23, comma 2: “qualora il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione”), richieda, per un verso, che la rilevanza sia inerente al giudizio a quo e, per altro verso, che un’eventuale sentenza di accoglimento sia in grado di spiegare un’influenza concreta sul processo principale.

1.4. A quest’ultimo riguardo, varrà coniugare la verifica di detta rilevanza con lo scrutinio delle ricadute che l’eventuale sentenza di accoglimento possa spiegare sul processo principale (Corte Cost. n. 184/2006; Corte Cost. n. 1994; Corte Cost. n. 62/1993; Corte Cost. n. 10/1982; Corte Cost. n. 90/1968; Corte Cost. n. 132/1967);

1.5. La rilevanza della questione e il suo carattere incidentale postulano, dunque, che l’eventuale pronuncia di accoglimento incida sulle situazioni giuridiche fatte valere nel giudizio principale, sicché sono reputate irrilevanti, tra l’altro, questioni che non sortirebbero alcun effetto in detto giudizio (Corte Cost. n. 113/1980; Corte Cost. n. 301/1974), o non risponderebbero in nessun modo alla domanda di tutela rivolta al rimettente (Corte Cost. n. 202/1991; Corte Cost. n. 211/1984; Corte Cost. n. 15/2014; Corte Cost. n. 337/2011; Corte Cost. n. 71/2009).

Sussiste dunque la rilevanza di una questione il cui eventuale accoglimento produrrebbe un concreto effetto nel giudizio a quo, satisfattivo della pretesa dedotta dalle parti private (Corte Cost. n. 151/2009), ovvero dispiegherebbe effetti concreti sul processo principale (Corte Cost. n. 337/2008; Corte Cost. n. 303/2007; Corte Cost. n. 50/2007).

1.6. Nel caso de quo, avendo l’odierno ricorrente tempestivamente proposto ricorso per cassazione nel termine previsto dalla legge, l’esame della questione di costituzionalità avanzata con riferimento ai termini di proposizione del ricorso per cassazione deve ritenersi del tutto priva di rilevanza ai fini dell’odierno giudizio, non ponendosi in questa sede alcuna questione in ordine alla tempestività (e, conseguentemente, all’ammissibilità) dell’impugnazione proposta.

1.7. La questione proposta, peraltro, deve ritenersi anche manifestamente infondata, avendo questa Corte già in precedenza rilevato come la previsione nel contestato termine di trenta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione costituisca espressione della discrezionalità del legislatore e trovi fondamento nelle esigenze di speditezza del procedimento (Sez. 1, Ordinanza n. 28119 del 05/11/2018, Rv. 651799 – 03; Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018, Rv. 649521 – 03).

2. Con la seconda eccezione, il ricorrente denuncia l’incostituzionalità del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, (così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g)), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., comma 1 e 2, e art. 111 Cost., comma 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione debba essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato (e non di improcedibilità per il relativo mancato deposito), con l’ulteriore conseguente verificazione di un’evidente disparità tra le parti, circa il tempo effettivamente disponibile per la preparazione delle difese, attesa la previsione dell’istituzionale difesa della controparte tramite l’Avvocatura dello Stato senza necessità di procura.

2.1. L’eccezione è manifestamente infondata.

2.2. Osserva il Collegio:

come la previsione normativa denunciata si ponga in armonia con il requisito di specialità della procura necessaria per il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 83 c.p.c., mentre il richiamo del ricorrente alla sanzione di improcedibilità, e non di inammissibilità, concepita per il deposito della procura alle liti, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 3, è effettuato a sproposito, giacché l’applicazione di detta norma non è affatto esclusa dalla previsione della disposizione sospettata di incostituzionalità (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018);

2.3. Sotto altro profilo, del tutto irrilevante deve ritenersi la paventata disparità di trattamento nei confronti della controparte istituzionalmente difesa dall’Avvocatura dello Stato (come tale, non bisognosa di alcuna specifica procura per la costituzione in giudizio), trattandosi di evenienza comune a tutti i casi di controversie aventi come (contro)parti processuali lo Stato o altro diverso ente cui la legge consente di avvalersi dell’Avvocatura dello Stato per la relativa difesa: evenienze, tutte, in relazione alle quali non è a dubitarsi (né mai risulta essersi ragionevolmente dubitato) della sostanziale non apprezzabilità di una simile pretesa disparità, essendo in ogni caso preceduta la proposizione del ricorso (o il deposito di un atto di costituzione in giudizio) dalle necessarie interlocuzioni (anche da parte delle amministrazioni difese dall’Avvocatura dello Stato) circa l’opportunità delle concrete strategie processuali da assumere, in un tempo verosimilmente parificabile (o sostanzialmente sovrapponibile) a quello indispensabile per la materiale confezione della procura speciale.

3. Con la terza eccezione, il ricorrente denuncia l’incostituzionalità del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis (così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g)), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., comma 1 e 2, art. 111 c.p.c., comma 1, 2 e 5 e art. 117 Cost., comma 1 (quest’ultimo parametro così come integrato dall’art. 46, par. 3 della direttiva n. 32/2013 e dagli artt. 6 e 13Cedu), in relazione alla previsione del rito camerale ex art. 737 e ss. c.p.c., e relative deroghe espresse dal legislatore, nelle controversie in materia di protezione internazionale, con particolare riferimento: 1) al carattere meramente eventuale e cartolare dell’udienza camerale per la discussione del ricorso; 2) all’indisponibilità per il ricorrente, prima della presentazione del ricorso, della documentazione relativa al colloquio del richiedente dinanzi alla Commissione territoriale competente (viceversa immediatamente disponibile alla controparte); 3) all’ingiustificata ristrettezza dei tempi disponibili per la preparazione delle difese, e 4) alla mancata previsione del grado d’appello.

3.1. L’eccezione è manifestamente infondata in relazione ai rilievi nn. 1,2,3 ed irrilevante in relazione al rilievo n. 4.

Osserva il Collegio come non vi sia alcun dubbio che il procedimento camerale, da sempre impiegato anche per la trattazione di controversie su diritti e status della persona, sia idoneo a garantire l’adeguato dispiegarsi del contraddittorio con riguardo al riconoscimento della protezione internazionale, neppure potendo riconoscersi rilievo all’eventualità della soppressione dell’udienza di comparizione, sia perché essa è circoscritta a particolari frangenti nei quali la celebrazione dell’udienza si risolverebbe in un superfluo adempimento, tenuto conto dell’attività in precedenza svolta, sia perché il contraddittorio è comunque pienamente garantito dal deposito di difese scritte (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018); e che la mancata previsione del grado d’appello non assuma alcun rilievo nel presente giudizio di legittimità in quanto, come già detto, l’accoglimento dell’eccezione non sortirebbe alcun effetto concreto nel presente giudizio.

4. Con la quarta eccezione, riferita alla sospetta incostituzionalità del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35bis commi 9, 10, 11 così come modificato dalla L. n. 46 del 2017 si deduce la violazione dell’art. 3,24 Cost., art. 111 Cost., commi 1 e 2, art. 117 Cost., comma 1 così come integrato dagli artt. 6 e 13 CEDU e dall’art. 46Direttiva 32/2013 per la mancata previsione dell’obbligatorio rinnovo dell’audizione in sede giudiziaria.

4.1. La questione – che investe l’omessa fissazione dell’udienza di comparizione dinanzi al giudice di primo grado in ragione della mancata messa a disposizione da parte della Commissione territoriale competente, della videoregistrazione del colloquio svoltosi in sede amministrativa e, conseguentemente, la mera eventualità del rinnovo dell’audizione in sede giudiziaria che, in thesi, renderebbe il giudizio contrastante con il principio portato dall’art. 46 Dir 32/2013 e cioè con il diritto ad un ricorso effettivo – risulta nel caso di specie irrilevante, in quanto dall’esame del provvedimento impugnato emerge che il ricorrente è stato ” liberamente interrogato dal giudice istruttore ” (cfr. pag. 1 del decreto), ragione per cui il sospetto di incostituzionalità risulta inconferente con la realtà processuale esistente.

5. Passando all’esame delle censure spiegate si osserva quanto segue. 5.1. Con il quinto motivo, il ricorrente deduce ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35bis, comma 9, 10,11 in quanto il Tribunale di Napoli aveva respinto la richiesta di rinnovo dell’audizione anche in mancanza di videoregistrazione.

5.2. Il motivo è inammissibile in quanto, come affermato in relazione all’ultima questione di legittimità costituzionale sollevata, il ricorrente è stato nuovamente sentito dinanzi al giudice (cfr. pag. 1 ultimo cpv e 6 e 7 u. cpv del decreto dal quale risulta che egli, sollecitato dal giudice con provvedimento del 12.3 2019, all’udienza successiva, presentandosi, ebbe a chiarire l’errore commesso sulla propria data di nascita e venne “liberamente sentito”).

5.3. La censura, pertanto, non si confronta con la motivazione del provvedimento.

6. Con il sesto motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione dell’art. 5, comma 6 e art. 19 T.U.I. nonché del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in materia di protezione umanitaria e sussidiaria.

6.1. Lamenta che il Collegio non aveva svolto alcun accertamento sulla sua vulnerabilità ed aveva negato la ricorrenza delle due fattispecie con argomentazioni apodittiche che non avevano tenuto conto che egli era scappato dal (OMISSIS) per sottrarsi alle minacce di morte provenienti dai ribelli che lo volevano reclutare.

6.2. Il motivo è inammissibile.

6.3. In primo luogo, rispetto alla rubrica, la censura articola argomentazioni confuse non chiaramente riferibili all’una o all’altra fattispecie dedotta, con violazione del principio di specificità; inoltre la censura è del tutto generica rispetto ad una motivazione della Corte puntuale e costituzionalmente sufficiente (cfr. pagg. 9 e 10 del decreto), mascherando la richiesta di rivalutazione di merito, non consentita in questa sede; da ultimo, introduce un fatto storico mai allegato in precedenza e cioè la persecuzione da parte di un gruppo di ribelli, estraneo ai fatti narrati che riguardavano una vicenda familiare di natura ereditaria.

7. Con il settimo motivo, infine, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 3, comma 8 nonché del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 7, 2 e 14, nonché dell’art. 10 Cost. e l’art. 8 delle direttive 2004/83, 2001/95 UE ed art. 3 CEDU.

7.1. Lamenta che il tribunale non aveva adempiuto correttamente al dovere di cooperazione istruttoria in quanto non aveva acquisito C.O.I. aggiornate ed attendibili sulla situazione del paese di origine, escludendo con ciò apoditticamente e senza alcun fondamento la sussistenza del fumus persecutionis.

7.2. Il motivo è inammissibile in quanto non si confronta con il provvedimento impugnato nel quale vengono richiamate C.O.I. più aggiornate di quelle riportate nel ricorso ed attinenti con la realtà del paese di origine (smentendo, oltretutto, correttamente l’idoneità del sito (OMISSIS)) laddove la censura risulta non decisiva e conducente, in quanto richiama i rapporti di Amnesty International 2015/2016, di gran lunga più risalenti rispetto alla data della decisione ed a quelli utilizzati dal Tribunale.

8. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

9. Non sono dovute spese, atteso che la controversia viene decisa in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

10. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte,

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 27 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA