Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24414 del 17/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 17/10/2017, (ud. 18/07/2017, dep.17/10/2017),  n. 24414

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24094-2016 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato in ROMA piazza Cavour

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’avvocato ALFONSO DI BENEDETTO;

– ricorrente –

contro

C.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1536/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/07/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

P.S. propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria, contro C.M., che non resiste con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma 8.3.2016, che ha rigettato l’appello a sentenza del Tribunale di Civitavecchia che aveva revocato l’ordinanza interdittale di reintegrazione con ordine di restituzione delle chiavi di accesso del cancello e del garage e ripristino della recinzione di confine.

La sentenza, pur ammettendo la tempestiva produzione in primo grado di un testamento nonostante la mancanza del timbro della cancelleria, posto che lo stesso risultava esaminato dal tribunale in sede di reclamo, negava al documento una valenza determinante neppure ad colorandam possessionem, trattandosi di giudizio possessorio in cui occorrevano riscontri certi ed univoci su una immissione di fatto nel possesso di ciascuno di due fratelli di metà del terreno e faceva riferimento alla prova testimoniale che non aveva fornito elementi in favore di un potere di fatto da parte della ricorrente, statuizione sostanzialmente non censurata.

Il motivo di ricorso, indicato nella violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., come proposto dal relatore che ha rilevato trattarsi di richiesta di riesame del merito, manifesta mero dissenso rispetto alla logica e sufficiente motivazione che si sottrae alle critiche, posto che propone una lettura alternativa delle testimonianze, che, come riportate, sono inidonee alla cassazione della sentenza, tanto più che la stessa ha sancito la genericità dell’appello sul punto ed il giudizio di legittimità non è un terzo grado di merito.

La Corte di appello ha privilegiato la tesi che fino alla separazione erano P.M. e la C., coniugi, ad usare il garage costruito dal primo; gli stessi avevano realizzato una recinzione tra il box ed il fabbricato dove abitavano per impedire a galline e cani di calpestare il prato e, dopo la separazione, la sola C. aveva usufruito della abitazione e del box mentre la ricorrente, sorella del P., parcheggiava da sempre la sua auto davanti alla casa dei genitori che si trovava a circa 100 metri, frequentando i luoghi solo in occasioni particolari.

Va rilevato che la ricorrente non può integrare ora l’appello non avendo censurato in modo specifico la decisione impugnata, come si deduce dalle affermazioni della sentenza a pagina quattro circa l’onere di segnalare gli elementi e le dichiarazioni da esaminare.

La ratio aggiuntiva della sentenza non è stata impugnata.

La censura sulla violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. si risolve nella denunzia di un inammissibile vizio di motivazione improponibile ratione temporis, a seguito della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 8.10.2014 n. 21257, etc.).

Donde il rigetto del ricorso senza pronunzia sulle spese in mancanza di difese di controparte in questa sede.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso, dando atto dell’esistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato ex D.P.R. n. 115 del 2002.

Così deciso in Roma, il 18 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2017

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