Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24396 del 04/10/2018

Cassazione civile sez. II, 04/10/2018, (ud. 13/04/2018, dep. 04/10/2018), n.24396

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 101/2015 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. NICOTERA 29,

presso lo studio dell’avvocato GASPARE SALERNO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

D.P.A.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5330/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata i1 03/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/04/2018 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO.

Fatto

C.C. propone ricorso per cassazione, con tre motivi, nei confronti di D.P.C., avverso la sentenza della Corte d’Appello di Roma n. 5330/14 che, confermando la sentenza di primo grado, ha respinto la domanda di condanna della D.P. alla restituzione di 34.133,00 Euro, quali somme ricevute dalla convenuta per canoni di locazione, percepiti da quest’ultima in relazione ad un appartamento di cui egli era usufruttuario, e di cui la resistente aveva la nuda proprietà.

Secondo la Corte d’Appello il ricorrente aveva fondato la domanda di ripetizione sul fatto di aver consentito che la controparte concedesse in godimento l’immobile a terzi a titolo gratuito e non anche in locazione; allorquando si era avveduto che la resistente percepiva in realtà un canone di locazione quale corrispettivo per il godimento del bene le aveva chiesto la restituzione di quanto versatole dai conduttori.

Ad avviso della Corte, poichè il ricorrente aveva fatto valere un’azione di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c., o di indebito oggettivo e non anche un’azione contrattuale, la domanda doveva essere respinta.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione, con tre motivi, il C..

La D.P. non ha svolto, nel presente giudizio, attività difensiva. Considerato in diritto

Deve in via preliminare dichiararsi l’inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 3), posto che esso non contiene la descrizione dello svolgimento del processo, nè una chiara esposizione del fatto sostanziale e processuale (Cass. 21137/2013) dalla quale risultino le reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le giustificano, e l’indicazione delle rispettive eccezioni, difese e deduzioni, nonchè lo svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni essenziali (Cass. 19767/2015), così contravvenendo alla finalità primaria della disposizione in esame, che è quella di rendere agevole la comprensione della questione controversa, e dei profili di censura formulati, in immediato coordinamento con il contenuto della sentenza impugnata (Cass. 18020/2013).

Considerato che l’intimata non ha svolto nel presente giudizio attività difensiva non deve provvedersi sulle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2018

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