Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24394 del 04/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 04/10/2018, (ud. 14/06/2018, dep. 04/10/2018), n.24394

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16616/015 proposto da

M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO

GRAMSCI 14, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO HERNANDEZ, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ALITALIA SERVIZI SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA;

– intimata –

avverso il decreto n. 406/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositato il

22/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/06/2018 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFFRRI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, rilevato che M.M. ha proposto ricorso per cassazione, per due motivi illustrati anche da memoria, del decreto depositato in data 22 maggio 2015 con il quale il Tribunale di Roma ha rigettato la sua opposizione allo stato passivo dell’amministrazione straordinaria di ALITALIA SERVIZI S.P.A., nel quale il suo credito per T.F.R. risultava ammesso per somma inferiore a quella richiesta;

che l’intimata procedura non ha svolto difese;

considerato che con il primo motivo il ricorrente censura, sotto il profilo della violazione di norma di diritto, l’erroneità della statuizione con la quale il Tribunale ha, valutando tardiva l’istanza di acquisizione del fascicolo di parte opponente della fase di verificazione dello stato passivo (in quanto formulata solo nel corso della prima udienza e non già nell’atto di opposizione), ritenuto carente di prova la domanda per mancala allegazione delle buste paga prodotte in sede di verifica, senza valutare se tutti gli altri documenti allegati potessero avere una valenza ed una manifesta decisività supplendo, se del caso, alla denunciata mancanza;

che con il secondo motivo il ricorrente ribadisce la censura deducendo, sotto il profilo del vizio di motivazione, l’erroneità della statuizione che ha ritenuto di decidere la controversia solo in base alla ritenuta decadenza, senza entrare nel merito della anzidetta valutazione;

ritenuto che entrambi i motivi, esaminabili congiuntamente stante la stretta connessione logica, si mostrano inammissibili;

che invero il Tribunale di Roma non ha, nel provvedimento impugnato, solo esaminato la tardività della istanza di acquisizione del fascicolo di parte opponente della verifica, ma ha anche espressamente indicato i documenti (buste paga) la cui indisponibilità nel giudizio di opposizione rende priva del necessario sostegno probatorio la opposizione stessa;

che dunque il giudice di merito non risulta aver basato la decisione su una meramente astratta decadenza non contemplata come tale dalla L. Fall., art. 99, bensì su una individuazione dei documenti non allegati che ha ritenuto decisivi, e tale valutazione non può senza violare i limiti della verifica di legittimità – essere qui sottoposta a riesame, neppure sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo e discusso dalle parti, che invero non risulta precisato in ricorso;

che pertanto la declaratoria di inammissibilità del ricorso si impone;

che non vie luogo per il regolamento delle spese del giudizio, non avendo l’intimato svolto difese.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2018

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