Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2439 del 03/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 03/02/2010, (ud. 04/12/2009, dep. 03/02/2010), n.2439

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7415/2006 proposto da:

NOCERA PIETRO DI NOCERA PASQUALE & C. S.A.S. in persona del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata

e difesa dall’Avvocato VIGNOLA GIOVANNI BATTISTA giusta delega in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DI NAPOLI (OMISSIS);

– intimata –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– resistenti con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 221/2 005 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 11/01/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/12/2009 dal Consigliere Dott. EUGENIA MARIGLIANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Con sentenza del 25.5/26.10.2001 , la Corte di cassazione respingeva il ricorso della società Nocera Pietro sas di Pasquale Nocera e C. relativo ad una controversia sorta a seguito della notifica di un avviso di rettifica I.V.A. concernente l’anno 1991, emesso dal (OMISSIS) Ufficio provinciale I.V.A. di Napoli, con il quale erano state irrogate anche sanzioni.

A seguito della definizione del giudizio l’Ufficio provvedeva all’iscrizione a ruolo a titolo definitivo dell’imposta, emettendo la relativa cartella di pagamento per un importo totale di Euro 1.110,079 con gli interessi e le sanzioni, senza provvedere per quest’ultime alla ridetemi inazione ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12.

La società impugnava detto atto, sia per vizi propri e per errata liquidazione del tributo rispetto al decisimi, sia perchè il tributo non era dovuto a seguito di sentenza penale assolutoria definitiva, n. 4927 del 19.5.2000, emessa dal Tribunale di Napoli con la quale era stato accertato che i versamenti e i prelevamenti bancari non erano afferenti all’attività imprenditoriale.

Si lamentava, inoltre, l’errata liquidazione delle sanzioni per inosservanza del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 3 e 12.

La C.T.P. di Napoli accoglieva il ricorso annullando la cartella di pagamento per vizi propri dei ruolo per mancanza della sottoscrizione del legale rappresentante dell’Ufficio e per mancanza di motivazione.

In pendenza dei termini per l’impugnazione, la società, in data 16.5.2003, avanzava istanza per la definizione agevolata della controversia, versando anche la prima rata. Malgrado ciò, l’Ufficio proponeva gravame, eccependo che la cartella era completa di tutti i requisiti di legge.

Resisteva la società instando con appello incidentale ed impugnazione del diniego della definizione agevolata.

La C.T.R. della Campania accoglieva l’appello dell’Ufficio in ordine alla lamentata carenza di motivazione della cartella, mentre nel merito riteneva che le sanzioni erano state quantificate in misura maggiore rispetto al minimo dovuto per cui il relativo ammontare andava ricondotto nei limiti di quanto disposto in sentenza.

Considerava, peraltro, legittimo il diniego del condono.

Avverso detta decisione la società Nocera Pietro sas propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. L’Agenzia delle entrate ha depositato solo atto diretto al fine di ricevere l’avviso di fissazione dell’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con l’unico motivo parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, e L. n. 22 del 2000, art. 7, nonchè per violazione della L. n. 289 del 2002, art. 16, per avere la C.T.R. affermato, in viola/ione delle norme in rubrica indicate, che la cartella esattoriale contenente l’elencazione degli elementi previsti dal D.M. n. 321 del 1999, art. 2, avesse una motivazione idonea a far comprendere al contribuente le ragioni che avevano condotto l’Ufficio ad una rideterminazione del quantum ed a garantirgli la possibilità di idonea difesa.

Sulla base di tali considerazioni parte ricorrente ritiene che la cartella, nella specie, costituiva certamente un nuovo atto impositivo e che , pertanto, fosse condonabile, dato che l’ufficio aveva rideterminato le sanzioni in modo autonomo senza tener conto del disposto della sentenza e senza, peraltro,dare contezza, con idonea motivazione, dei criteri seguiti per la quantificazione della sanzione (se quella del cumulo materiale o di quello giuridico, più favorevole per il contribuente o altro).

Il motivo è in parte infondato ed in parte inammissibile per genericità.

La doglianza relativa alla carenza di motivazione della cartella di pagamento è priva di fondamento in quanto la debenza tributaria era stata rideterminata, rispetto al pregresso atto di accertamento, dalla sentenza della C.T.R. divenuta definitiva a seguito del rigetto da parte della Corte di cassazione del ricorso proposto dalla società e la C.T.R. , con la sentenza oggetto del presente giudizio, con preciso accertamento di fatto e con giudizio pienamente condivisibile, aveva rilevato che tale atto , meramente liquidatorio, conteneva tutti i dati prescritti dalle norme in materia: “tipologia de ruolo, il titolo e l’ammontare dei carichi portanti, la data di emissione del ruolo e quella della sua esecutività, l’ente creditore, il numero e la data della notifica dell’accertamento da cui derivava l’iscrizione, il nominativo del debitore ed il relativo codice fiscale”, per cui l’obbligo della motivazione poteva ritenersi certamente soddisfatto.

Quanto al lamentato diniego della definizione agevolata della presente controversia, a prescindere dal fatto che la cartella è per propria natura un atto meramente liquidatorio e non può quindi considerarsi atto impositivo, suscettibile quindi di condono, nella specie, la doglianza è del tutto generica in quanto la società ricorrente, nel fare riferimento alla misura delle sanzioni, si richiama al decisum della sentenza della C.T.R., emessa nel primo giudizio, senza peraltro indicare in modo specifico e comprensibile quale sia l’errore in cui sarebbe incorso l’Ufficio rispetto alla richiamata statuizione della quale non solo non trascrive il passo ma non ne riporta neppure succintamente il contenuto. D’altra parte come dedotto nell’impugnata sentenza, la correzione dell’errore sulla misura delle pene si risolve in una questione meramente contabile, tale comunque da non generare alcuna questione d’imponibilità.

Solo per completezza di esposizione occorre aggiungere che la definizione agevolata delle pendenze tributarie non è applicabile, neanche in relazione alle sopratasse ed alle sanzioni pecuniarie, nel caso in cui, come nella specie, sia già divenuto definitivo l’accertamento relativo al tributo ricompreso nella normativa relativa ai cc.dd. condoni e, comunque, nel caso in cui i debiti per sopratasse e pene pecuniarie siano non più contestabili per l’assenza di controversia sul rapporto cui accedono o per il pregresso esaurimento della lite sul rapporto stesso (cfr., Cass. civ. sent. n. 11235/2002).

Tutto ciò premesso, dichiarata assorbita ogni altra censura, il ricorso va respinto. Non occorre statuire sulle spese, in quanto controparte non ha svolto nel presente giudizio alcuna attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, il 4 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA