Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24389 del 18/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2011, (ud. 27/10/2011, dep. 18/11/2011), n.24389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.M.B.M., nato in (OMISSIS),

rappresentato e difeso anche congiuntamente, per procura allegata al

ricorso, dagli avv.ti De Carlo Giuseppe del foro di Milano e DI GANGI

Maria Concetta del foro di Sciacca ed elettivamente domiciliato in

Roma, alla Via Silvio Pellico n. 44 (avv. Carlo Corbucci);

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI BENEVENTO e QUESTURA DI BENEVENTO,

rispettivamente in persona del prefetto e del questore in carica, ex

lege domiciliati in Roma alla Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimati –

avverso il decreto del Giudice di pace di Benevento nel procedimento

n. 1799 del R.G. NC emesso il 3 maggio 2010.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “FATTO: M.M.B.M., cittadino extracomunitario, con atto notificato il 20 maggio 2010 al Prefetto e al Questore di Benevento, ha chiesto a questa Corte di cassare il provvedimento del 3 maggio 2005 del locale Giudice di pace, che ha respinto il suo ricorso avverso il decreto del primo, che disponeva la sua espulsione dal territorio nazionale per essersi trattenuto illegalmente in Italia, dopo essere stato scarcerato nel nostro paese, all’esito di una pena detentiva irrogata per associazione a delinquere per finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.), convalidando con lo stesso atto l’ordine del secondo di trattenimento presso il Centro di identificazione ed espulsione di (OMISSIS), sino all’esito del procedimento in corso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che aveva raccomandato di sospendere l’esecuzione dell’atto espulsivo.

Il giudice di pace ha ritenuto esservi i presupposti del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, artt. 13 e 14 non avendo il ricorrente dimostrato di essere in regola con il permesso di soggiorno e in possesso di passaporto con visto di ingresso in Italia, per cui il Prefetto non poteva che disporre l’espulsione, essendo lo straniero privo di titolo legittimante la sua presenza in Italia. Il principio di legalità ha imposto al Prefetto l’espulsione, escludendo che il provvedimento cautelare emesso in sede sopranazionale dalla Corte dei diritti dell’uomo, su ricorso dello stesso M. contro l’Italia, potesse impedire l’esecuzione dell’espulsione, per la quale correttamente il questore aveva disposto l’accompagnamento presso un CI.E., per gli accertamenti necessari a dar luogo all’accompagnamento alle frontiere.

I motivi di ricorso sono quattro: 1) violazione dell’art. 111 Cost. e dell’art. 132 c.p.c., perchè il decreto impugnato non riporta le generalità delle parti ed è totalmente immotivato. La mancanza dei motivi nel caso da luogo a nullità del decreto oggetto di ricorso (si cita: Cass. n. 19068 del 2007); 2) violazione dell’art. 111 Cost.

in rapporto agli artt. 99, 101 e 112 c.p.c., avendo il giudice di pace giustificato l’espulsione per non essere il ricorrente in possesso di passaporto e visto di ingresso in territorio nazionale, nel quale è però entrato regolarmente nel 2005, tradotto dall’Austria a seguito dell’ordine di carcerazione a suo carico per il reato di associazione terroristica, per cui era stato condannato.

Solo formale appare nel caso la decisione nella parte in cui collega alla mancanza di permesso di soggiorno, la correttezza pretesa dell’espulsione; 3) violazione dell’art. 111 Cost. e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 8 perchè invece di accogliere o respingere il ricorso come statuisce la legge ha convalidato il decreto di espulsione, pur essendo la convalida prevista solo per il trattenimento presso un CI.E.; 4) violazione dell’art. 111 Cost., in riferimento all’art. 295 c.p.c., e alla L. 2 agosto 2008, n. 130 di ratifica del Trattato di Lisbona, cui il giudice italiano deve adeguarsi, così come ai principi espressi a Strasburgo nella lettura dai giudici sopranazionali della Convenzione dei diritti dell’uomo.

Nel caso esisteva già un intervento cautelare del giudice sopranazionale, in base al quale il giudice interno non poteva che sospendere cautelarmente ogni procedura in corso dinanzi ad esso, in ragione dei procedimenti sopranazionali relativi agli stessi atti relativi a stranieri.

Dinanzi alla Corte di Strasburgo vi era la procedura n. 9961 del 2010, M. c. Italia, per cui la sospensiva della Corte europea avrebbe imposto un provvedimento analogo di sospensione della espulsione, fino all’esito del giudizio sopranazionale.

DIRITTO: Il giudice di pace, con il decreto in calce al verbale di udienza del 3 maggio 2010, ha motivato correttamente il rigetto del ricorso contro la espulsione perchè, indipendentemente dalle modalità di ingresso del M. in Italia, all’atto della escarcerazione egli era privo di permesso di soggiorno, per cui ben poteva essere destinatario di un provvedimento di espulsione. Il primo motivo di ricorso è quindi manifestamente infondato e da rigettare, sussistendo la motivazione del decreto impugnato in questa sede, con conseguente rigetto del secondo motivo che chiede la cassazione del provvedimento di merito solo perchè sarebbe formale la motivazione di esso, che rileva comunque circostanze vere e ostative alla permanenza in Italia dello straniero come la mancanza del permesso di soggiorno o del passaporto e del visto di ingresso;

altrettanto è a dire per il terzo motivo di ricorso anche esso manifestamente infondato in quanto appare solo formale la censura del mancato uso dell’espressione accoglie o respinge il ricorso, cui fa espresso riferimento anche la L. n. 286 del 1998, art. 13 dal momento che la convalida del provvedimento di accompagnamento presso il C.I.E. del ricorrente, espressamente decisa dal giudice adito, implica il rigetto del ricorso contro l’espulsione.

In sostanza, il trattenimento disposto dal questore comporta certamente una sorta di sospensione che conforma le scelte delle autorità amministrative di adeguarsi alla misura cautelare della Corte di Strasburgo, di cui non viene precisata la natura e il contenuto nel ricorso stesso che, per tale profilo, appare non autosufficiente e deve dichiararsi inammissibile.

In sostanza, nella fattispecie, non è stata adottata una espulsione collegata alla particolare pericolosità dello straniero di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. e (su cui cfr. Cass. n. 17585 del 2010) ma solo un atto amministrativo vincolato che ha espulso lo straniero extracomunitario, perchè non in possesso della documentazione che gli consente di fermarsi e trattenersi in Italia ed, entro tali limiti, il decreto del giudice di pace che rigetta tale ricorso contro il provvedimento del prefetto, convalidando quello consequenziale del Questore di accompagnamento presso un Centro di Immigrazione e espulsione, non può che ritenersi motivato e conforme a legge, per cui la richiesta della sua cassazione non può che essere rigettata. In conclusione, il relatore opina che il primo, secondo e terzo motivo del ricorso siano manifestamente infondati e debbano rigettarsi, mentre il quarto deve dichiararsi inammissibile; chiede pertanto al Presidente della sesta sezione di questa Corte di fissare Radunanza in camera di consiglio per la decisione ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 1”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il collegio, esaminati la relazione e gli scritti difensivi in atti, non condivide gli argomenti svolti nella relazione e la soluzione da essa proposta, con particolare riferimento all’affermata natura dell’espulsione ritenuta disposta solo per la irregolare presenza in Italia del M..

Dato che è valida la nomina dei difensori che hanno redatto il ricorso su foglio separato e allegato con firma autenticata dalla Direzione della casa circondariale di (OMISSIS) che ne garantisce l’autenticità comprovando l’anteriorità al ricorso e la specialità della procura, a prescindere dal contenuto di essa, l’impugnazione è per tale profilo pienamente ammissibile.

Il ricorso deve essere accolto perchè dagli atti di causa è emerso che il ricorrente non è stato espulso in via amministrativa perchè irregolarmente presente in territorio italiano, ma in quanto ritenuto “persona pericolosa per la pubblica sicurezza in quanto condannato per reati di terrorismo internazionale”, come dimostra pure il provvedimento cautelare rivolto alle autorità amministrative della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasurgo.

L’assoluta mancanza di ogni motivazione del provvedimento impugnato in ordine a tale profilo dell’espulsione, disposta ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. e comporta l’omesso controllo dal giudice di pace della sussistenza dei presupposti di fatto dell’appartenenza dello straniero ad una delle categorie di persone pericolose indicate dalla L. 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 1 come sostituito dalla L. 3 agosto 1988, n. 327, art. 2 (cfr. nello stesso senso Cass. sez. 6 ord. 27 luglio 2010 n. 17585 con l’analitica indicazione di tali presupposti).

La mancanza di tali elementi di individuazione della pericolosità dello stranero nella motivazione del provvedimento impugnato, impone l’accoglimento dei primi due motivi di ricorso perchè manifestamente fondati, pur essendovi nel decreto del giudice le generalità del ricorrente, a differenza di quanto denunciato con il primo motivo di impugnazione.

Il terzo motivo di ricorso resta assorbito dall’accoglimento dei primi due, così come quello della pregiudizialità delle pronunce della Corte di Strasburgo nella presente causa, con riferimento ai provvedimenti cautelari adottati in quella sede destinati alle autorità amministrative addette al controllo degli stranieri.

In conclusione il ricorso deve essere accolto perchè manifestamente fondato nei suoi primi due motivi e il provvedimento impugnato deve essere cassato con rinvio della causa al giudice di pace di Benevento in persona di diverso giudicante, perchè provveda anche sulle spese del presente giudizio di cassazione, che, per la soccombenza, devono porsi a carico degli intimati in questa sede.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi del ricorso dichiara assorbiti gli gli altri; cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa al giudice di pace di Benevento in persona di diverso giudicante anche per le spese della presente fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 27 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2011

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