Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24388 del 16/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 16/10/2017, (ud. 22/02/2017, dep.16/10/2017),  n. 24388

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO MAURO – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5806-2015 proposto da:

SMALBO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FELICE CELLINO;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI LIVORNO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1601/2014 del TRIBUNALE di LIVORNO, depositata

il 04/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. MILENA FALASCHI.

Fatto

OSSERVA IN FATTO E IN DIRITTO

La Smalbo s.r.l., con ricorso depositato nell’agosto 2011, proponeva opposizione avverso il verbale di contestazione di violazione del codice della strada con il quale le era stato intimato il pagamento di Euro 76,00 per avere superato i limiti di velocità e il Giudice di pace di Piombino adito, non essendosi presentata nessuna delle parti all’udienza del 1 ottobre 2012, convalidava il provvedimento impugnato.

La Smalbo s.r.l. interponeva appello in ordine a detta pronuncia, che veniva rigettato dal Tribunale di Livorno con sentenza n. 1601/2014.

La Smalbo s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

La Prefettura di Livorno intimata non ha svolto difese.

La proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel senso della manifesta infondatezza del ricorso, è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Parte ricorrente ha depositato memoria illustrativa, contenente anche rinunzia alla prima censura.

Va, preliminarmente, preso atto, come precisato nella memoria, della rinuncia al primo motivo di ricorso, che esime questo Collegio dal pronunciare su di esso. Difatti, a differenza della rinuncia al ricorso per cassazione, la rinuncia ad uno o più motivi di ricorso non esige un ulteriore speciale mandato o, in mancanza di esso, la sottoscrizione anche della parte, ma è rimessa alla discrezionalità tecnico-professionale del difensore, non realizzandosi in tal modo alcuno svuotamento sostanziale dell’impugnazione, attuato mediante un aggiramento della disciplina di cui all’art. 390 c.p.c., bensì una gestione pienamente discrezionale dell’impugnazione, dovuta a ragioni tecniche, e spesso necessaria per corrispondere ai mutamenti normativi o giurisprudenziali intervenuti tra la proposizione del ricorso e la discussione o l’adunanza in camera di consiglio (Cass. 15 maggio 2006 n. 11154; Cass. 22 febbraio 2010 n. 4167).

Il secondo motivo, con il quale viene dedotta la falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23 è del tutto destituito di fondamento.

Premesso che dal verbale della prima udienza di trattazione del 1 ottobre 2012 dinanzi al Giudice di pace di Piombino, depositato in allegato all’ordinanza del medesimo giudice, pronunciata il 18 febbraio 2013, davanti al Tribunale di Livorno-Sezione distaccata di Piombino in data 15 marzo 2013, come da annotazione di cancelleria, risulta che nessuna delle parti costituite è comparsa, nonostante il deposito di controdeduzioni (in cancelleria). Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, a partire dalla sentenza n. 10506/2010 delle Sezioni Unite (v. Cass. 27 gennaio 2011 n. 1888; Cass. 2 febbraio 2011 n. 2471), nel giudizio di opposizione avverso i provvedimenti irrogativi di sanzioni amministrative, disciplinato dalla L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23 – applicabili ratione temporis, come rilevato dallo stesso giudice dell’impugnazione – l’ordinanza di cui al citato art. 23, comma 5, con la quale il giudice convalida il provvedimento impugnato per mancata comparizione alla prima udienza delle parti che non abbiano fatto pervenire tempestiva notizia di un loro legittimo impedimento, è sufficientemente motivata ove il giudice dia espressamente atto di aver valutato la documentazione “hinc ed inde” prodotta, ritenendola inidonea a incidere sulla valenza della pretesa sanzionatoria, senza necessità di una specifica disamina di ciascuna delle censure rivolte al provvedimento impugnato, dovendosi escludere – alla stregua della “ratio” sottesa alla norma, intesa, in coerenza con i principi del giusto processo, alla sollecita definizione dei procedimenti ai quali la parte attrice abbia omesso di dare impulso – che l’onere motivazionale relativo alla sussistenza o meno dei presupposti giustificanti la sanzione irrogata debba conformarsi ai contenuti tipici di una decisione raggiunta all’esito di un giudizio sviluppatosi secondo le forme ordinarie. Pertanto, ove il provvedimento di convalida risponda a tali requisiti, resta esclusa la possibilità, in sede di legittimità, di sindacarne la fondatezza ovvero la persuasività sotto il profilo della completezza e dell’esattezza, risolvendosi solo la motivazione apparente o comunque avulsa dalle risultanze documentali in un vizio rilevabile in sede di legittimità.

Ne consegue che quando, come nella specie, il giudice nel confermare il provvedimento impugnato, dia – anche implicitamente – ragione di prevalenza al rilevamento effettuato dall’autovelox, come risulta dalla documentazione, è preclusa la deducibilità in sede di legittimità di un vizio di motivazione o di violazioni che infirmino la esattezza della pronuncia.

Il ricorso va rigettato.

Non va adottata alcuna statuizione circa il regolamento delle spese processuali relative alla presente fase, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La corte, rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2017

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