Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24350 del 18/11/2011

Cassazione civile sez. lav., 18/11/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 18/11/2011), n.24350

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10050-2010 proposto da:

A.R.I.N. – AZIENDA RISORSE IDRICHE DI NAPOLI IN LIQUIDAZIONE, in

persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA,

Piazza Cavour, presso la cancelleria della CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato CASTIGLIONE

FRANCESCO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

S.A.;

– intimato –

Nonchè da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARBERINI

3, presso lo studio dell’avvocato PARLATO GUIDO, che lo rappresenta e

difende, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

ARIN – AZIENDA RISORSE IDRICHE DI NAPOLI IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5358/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 26/11/2009 R.G.N. 4323/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/09/2011 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito l’Avvocato FERRETTI ANNA MARIA per delega CASTIGLIONE

FRANCESCO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA PIETRO che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo del

ricorso principale, rigetto o assorbimento dell’incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 29 ottobre 1998, S.A., premesso di aver lavorato alle dipendenze dell’AMAN (poi ARIN) dal (OMISSIS), in qualità impiegato di concetto, poi addetto (dal (OMISSIS)) all’Ufficio di Pronto Intervento, laddove aveva prestato la sua attività per sei giorni consecutivi, per otto ore al giorno e con due giorni di riposo, esponeva di aver prestato servizio in turni avvicendati organizzati secondo cicli di otto settimane, per cui aveva lavorato per due giorni dalle 7 alle 15, per i due successivi dalle 15 alle 23, e per due ancora dalle 23 alle 7; che, in base al contratto aziendale l’orario di lavoro settimanale dei dipendenti era fissato in complessive 37,5 ore, ma esso ricorrente aveva continuato a svolgere la sua attività per otto ore al giorno per sei giorni consecutivi; che delle 48 ore lavorate in sei giorni di lavoro continuativo, cinque erano retribuite come straordinario e le restanti cinque e mezza si intendevano compensate con una delle due giornate cadenti al settimo ed all’ottavo giorno; che però non aveva mai goduto, di fatto, dei due giorni di riposo, poichè a causa della carenza di personale dipendente disponibile, il riposo si era ridotto ad una sola giornata oppure addirittura a nulla; tanto premesso, l’attore deduceva l’illegittimità della turnazione e la violazione della disciplina contrattuale, chiedendo perciò l’accertamento del diritto alla maggiorazione prevista per il lavoro straordinario relativamente a cinque ore e mezza per 48 settimane all’anno, da (OMISSIS), ovvero in subordine per 83 settimane in cui non vi era stato il godimento del riposo compensativo all’ottavo giorno, con conseguenti condanne di parte convenuta. L’attore, inoltre, chiedeva l’accertamento del diritto ad un indennizzo, pari alla retribuzione ordinaria per 105 giorni di mancato riposo settimanale, da (OMISSIS), con la condanna quindi dell’ARIN al relativo pagamento, oltre accessori e con vittoria di spese. Instauratosi il contraddittorio, la convenuta si costituiva in giudizio resistendo al ricorso e proponendo domanda riconvenzionale per la condanna dell’attore alla restituzione della somma riscossa in occasione dell’esodo incentivato, con accessori di legge. Quindi, alla stregua della documentazione prodotta e della espletata prova testimoniale, l’adito giudice del lavoro di Napoli con sentenza dell’11 maggio 2004 accoglieva parzialmente la domanda, ritenendo prescritte le pretese retributive maturate fino al (OMISSIS), dichiarando il diritto del ricorrente alla retribuzione con la maggiorazione di straordinario in ragione di cinque ore e mezza in più per ciascuna settimana, non seguita dal riposo compensativo all’ottavo giorno, per il periodo dal (OMISSIS) fino a (OMISSIS), con la condanna della convenuta al pagamento delle differenze economiche. Inoltre il tribunale dichiarava il diritto dell’attore per il periodo (OMISSIS) al risarcimento del danno per la mancata fruizione del riposo settimanale al settimo giorno, condannando quindi l’ARIN al relativo pagamento, da liquidare in separato giudizio.

Rigettava la riconvenzionale spiegata dalla convenuta.

Proponeva appello l’ARIN, resisteva il S.. Con sentenza depositata il 26 novembre 2009, la Corte d’appello di Napoli respingeva il gravame.

Propone ricorso per cassazione l’A.R.I.N., affidato a tre motivi, poi illustrati con memoria.

Resiste il S. con controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato, poi illustrato con memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1- I due ricorsi avverso la medesima sentenza vanno riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

Con il primo motivo l’A.R.I.N. denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 112 e 278 c.p.c., nonchè degli artt. 1223, 2043, 2087 e 2697 c.c..

Lamenta in particolare la ricorrente che la corte d’appello (così come il tribunale), pur a fronte di una chiara domanda di condanna specifica, emise una sentenza di condanna generica al fine di supplire alla carenza degli elementi probatori a sostegno della prima.

Il motivo è infondato.

Ed invero dal tenore dell’atto introduttivo, brani del quale sono riprodotti dall’odierna ricorrente allo scopo (“dichiarare che l’istante ha diritto ad un indennizzo pari alla retribuzione ordinaria per i centocinque giorni di mancato riposo settimanale….con condanna dell’ARIN al pagamento di tale indennizzo..”), la corte di merito ha correttamente ritenuto trattarsi di domanda di condanna generica, contenendo una richiesta di condanna al pagamento di una somma non determinata (Cass. 29 ottobre 2003 n. 16259), fornendo così una interpretazione del lati” “demanda incensurabile in sede di legittimità (Cass. 28 agosto 2003 n. 12650).

2. -Con il secondo motivo la ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, nonchè falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c., avendo la sentenza impugnata erroneamente ritenuto che l’ARIN non avesse adeguatamente censurato le statuizioni del primo giudice con riferimento al capo di domanda relativo alle maggiorazioni per lavoro straordinario, non valutando che essa appellante aveva chiaramente dedotto che il S. operava su turni di lavoro compresi in un ciclo di otto settimane, con alcune settimane di 48 ore, altre di 40.

A tal fine, prosegue la ricorrente, la corte territoriale avrebbe dovuto ritenere gravare sul lavoratore l’onere di dimostrare, isolando cicli di otto settimane, il numero totale delle ore di lavoro ivi svolte, detraendo da tale somma l’orario “normale” (300 ore), verificando se la rimanenza fosse stata o meno retribuita con la maggiorazione di straordinario, ovvero non risultassero giornate di riposo compensative.

Anche il secondo motivo risulta infondato.

Ed invero, a fronte dell’accertamento, compiuto dal Tribunale, che nella turnazione presente in azienda con riposi compensativi, per 83 settimane il S. non aveva goduto di questi ultimi, con conseguente suo diritto alla retribuzione con la maggiorazione di straordinario in ragione di cinque ore e mezza in più per ciascuna settimana, non seguita dal riposo compensativo all’ottavo giorno, l’ARIN si è limitata ad esporre diffusamente il sistema di turnazione vigente in azienda senza censurare specificamente, come correttamente ritenuto dalla corte di merito, l’accertamento del primo giudice, anche solo deducendo che secondo la turnazione esposta, al S., per il dimostrato godimento di tutti i riposi compensativi ovvero per il pagamento delle corrispondenti maggiorazioni retributive, nulla spettava. Inoltre, e più precisamente, risulta dalla sentenza qui impugnata che il Tribunale ritenne già infondata la tesi dell’A.R.I.N., secondo cui il riposo nell’ottavo giorno non compensava solo le ore (5,30) eccedenti quelle compensate con la maggiorazione di straordinario (5), ma sette ore e mezzo, con la conseguenza che le due ore eccedenti dovevano ripartirsi nelle settimane di mancato godimento del riposo nell’ottavo giorno (pag. 3 sentenza impugnata).

L’A.R.I.N. nulla deduce al riguardo, limitandosi a richiamare l’astratto sistema di turnazione presente in azienda.

3. – Con il terzo motivo l’A.R.I.N. lamenta violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1218 e art. 1362, comma 2, ed ancora omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere la corte territoriale ritenuto infondata la censura mossa alla sentenza di primo grado laddove aveva respinto la sua domanda riconvenzionale, con la quale chiedeva la restituzione di quanto dal S. percepito (L. 90.691.000) al momento della risoluzione anticipata del rapporto, trattandosi di incentivo corrisposto a fronte della rinuncia del lavoratore ad ogni possibile pretesa collegata al rapporto di lavoro, rinuncia accettata dal lavoratore con le sue dimissioni (pag. 19 ricorso).

Ciò risultava, ad avviso della odierna ricorrente, anche dalla lettera 20 luglio 1999 del S., ove di tale rinuncia egli dava atto, richiamando eventuali accordi azienda-sindacati.

Il terzo motivo risulta per un verso inammissibile, per il resto infondato.

Ed invero l’odierna ricorrente, pur deducendo un accordo avente ad oggetto l’incentivo all’esodo e la rinuncia del lavoratore ad ogni azione scaturente dal rapporto di lavoro, a prescindere dalla validità del negozio, non allega nè riproduce in ricorso, in contrasto col principio di autosufficienza, l’atto in questione.

Per il resto non può che osservarsi che la corte di merito ha correttamente ritenuto che la lettera di dimissioni del S. menzionava una rinuncia ad eventuali azioni scaturenti dal rapporto, ma con esplicita eccezione afferente la questione dei mancati riposi (così del resto leggesi a pag. 21 dell’odierno ricorso), richiamando semmai eventuali accordi azienda-sindacati, che non risultano neppure dedotti, cui non può tener luogo la determinazione (unilaterale) aziendale n. 29 del 1998 allo scopo prodotta e riportata in ricorso dalla società.

4. – Il ricorso principale va dunque rigettato con assorbimento di quello incidentale condizionato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito quello incidentale. Condanna la ricorrente principale al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 40,00, Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali, i.v.a. e c.p.a..

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA