Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24347 del 04/10/2018

Cassazione civile sez. lav., 04/10/2018, (ud. 19/04/2018, dep. 04/10/2018), n.24347

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10090/2013 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA n. 29 presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

avvocati CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO e MAURO RICCI, giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI

ANTONELLI 50, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE TRIVELLINI,

che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, P.IVA (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1027/2011 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 10/04/2012, R.G.N. 262/2010.

Fatto

RILEVATO

Che:

la Corte d’appello di Bologna (sentenza del 10.4.2012) ha accolto l’impugnazione proposta da B.S. avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Modena, che gli aveva rigettato la domanda formulata nei confronti dell’Inps per il conseguimento dell’indennità di accompagnamento, e per l’effetto ha accertato che l’appellante aveva diritto alla reclamata prestazione a decorrere dalla data della domanda amministrativa, fondando tale suo convincimento sulla base dell’esito della consulenza tecnica d’ufficio favorevole all’assistito;

atteso che avverso tale decisione ricorre per cassazione l’Inps con due motivi, cui resiste con controricorso B.S..

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè per nullità della sentenza e del procedimento ex art. 360 c.p.c., n. 4, l’Inps si lamenta del fatto che la Corte d’appello ha omesso di pronunciarsi sull’eccezione di intervenuta prescrizione sollevata in giudizio con la memoria depositata il 30.12.2005 in prime cure, eccezione, questa, riproposta in sede di appello con la memoria depositata il 29.4.2011, sulla scorta del rilievo che erano decorsi più di dieci anni dall’originaria domanda amministrativa del 19.10.1991;

posto che col secondo motivo, formulato per violazione e falsa applicazione degli artt. 429 e 442 c.p.c., nonchè dell’art. 2946 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, l’istituto di previdenza assume che nel caso di specie per il diritto al conseguimento dei ratei relativi al periodo anteriore all’azione giudiziale del 27.5.2005 il termine di prescrizione era cominciato a decorrere dal centoventunesimo giorno dalla data di presentazione della domanda amministrativa presentata il 19.10.1991 ed era perciò scaduto, in mancanza di atti interruttivi, il 19.2.2002;

ritenuto che il primo motivo è fondato, in quanto effettivamente la Corte d’appello di Bologna ha omesso di pronunziarsi sull’eccezione di prescrizione decennale che l’Inps aveva formulato in entrambi i gradi di giudizio, in cui aveva fatto rilevare che tale causa estintiva della prestazione – richiesta dalla controparte con la domanda amministrativa del 19.10.1991 – era già maturata alla data di deposito del ricorso di primo grado del 27.5.2005;

rilevato che non ha pregio la tesi difensiva del controricorrente secondo il quale, a fronte della ritenuta fondatezza parziale dell’eccezione di prescrizione da parte del primo giudice, l’Inps avrebbe dovuto proporre appello incidentale al fine di evitare la formazione sul punto del giudicato interno, dal momento che, contrariamente a quanto sostenuto dal B., l’istituto di previdenza era risultato totalmente vincitore in primo grado, ove la domanda dell’assistito era stata rigettata, per cui non aveva alcun interesse ad impugnare una sentenza a sè favorevole;

atteso che il carattere dirimente della fondatezza del primo motivo determina l’assorbimento della disamina del secondo;

accertato, pertanto, che l’impugnata sentenza va cassata in relazione all’accoglimento del primo motivo e che la causa va rinviata, anche per la determinazione delle spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 19 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2018

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