Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24343 del 09/09/2021

Cassazione civile sez. I, 09/09/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 09/09/2021), n.24343

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 13559/2019 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in Campobasso, via Mazzini

112, presso lo studio dell’avv. Ennio Cerio, che lo rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, nella persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto n. 573/2019de1 Tribunale di CAMPOBASSO, pubblicato

il 21 marzo 2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2021 dal consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Campobasso, con decreto del 21 marzo 2019, ha respinto la domanda presentata da C.A., cittadino (OMISSIS) proveniente dall'(OMISSIS), di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria, confermando il provvedimento di diniego della competente Commissione territoriale.

Per ciò che in questa sede ancora interessa, il Tribunale ha escluso che nell'(OMISSIS) sia in corso una guerra civile o una situazione di conflitto interno ad essa paragonabile ed ha ritenuto insussistenti specifici profili di vulnerabilità del richiedente, ostativi al suo rimpatrio nel Paese d’origine.

Contro il decreto C.A. ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Il ricorrente, con l’unico motivo di ricorso, censura la decisione per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per avere il tribunale respinto la domanda di protezione sussidiaria da lui avanzata ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), nonché quella di protezione umanitaria, senza consultare alcuna fonte di informazione internazionale in ordine alle condizioni oggettive dello Stato di provenienza.

1.1 Premesso che le statuizioni di rigetto delle domande del ricorrente di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b) cit., non impugnate, sono passate in giudicato, il ricorso va accolto.

1.2 Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la disposizione di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, impone al giudice di verificare se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente e astrattamente sussumibile in una situazione tipizzata di rischio, sia effettivamente sussistente nel Paese nel quale dovrebbe essere disposto il rimpatrio, con accertamento aggiornato al momento della decisione (Cass. 11 dicembre 2020, n. 28349; Cass. 22 maggio 2019, n. 13897; Cass. 12 novembre 2018, n. 28990) e di provvedere, nel corso del procedimento finalizzato al riconoscimento della protezione internazionale, a tutti gli accertamenti officiosi finalizzati ad acclarare l’effettiva condizione del Paese di origine del richiedente, avendo poi cura di indicare esattamente, nel provvedimento conclusivo, le parti utilizzate ed il loro aggiornamento (Cass. 20 maggio 2020, n. 9230).

Ne consegue che incorre nella violazione dell’art. 8 cit., oltre che nel vizio di motivazione apparente, la pronuncia che, nel prendere in considerazione la situazione generale esistente nel Paese di origine del cittadino straniero, si limiti a valutazioni solo generiche o, comunque, non individui le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte (Cass. 22 maggio 2019, n. 13897; Cass. 20 maggio 2020, n. 9230).

Va aggiunto che la valutazione di inattendibilità/attendibilità del racconto del richiedente, per la parte relativa alle vicende personali di quest’ultimo, neppure può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nell’area di sua provenienza, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa (cfr. (cfr. Cass., 28 luglio 2020, n. 16122; Cass., 29 maggio 2020, n. 10286; cass., 6 luglio 2020, n. 13940).

1.3. Nel caso di specie il Tribunale è incorso nella violazione di legge denunciata, in quanto ha escluso che l'(OMISSIS) versi in una condizione di violenza indiscriminata limitandosi a richiamare un’ordinanza di questa Corte, evidentemente priva di qualsivoglia valenza accertativa, ed a rilevare che, da quanto desumibile dalle indicazioni dell’UNHRC, l’organizzazione terroristica (OMISSIS) opera nel nord est della (OMISSIS), senza citare alcuna fonte né riportare alcuna informazione sulla situazione specifica dello Stato di provenienza del ricorrente, come se non potessero configurarsi altre situazioni di conflitto armato generalizzato al di fuori di quello determinato dalla minaccia (OMISSIS).

1.4 Il decreto va pertanto cassato, con rinvio del procedimento al Tribunale di Campobasso in diversa composizione, che provvederà a riesaminare le domande ancora in contestazione alla luce dei principi enunciati e liquiderà anche le spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Campobasso, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2021

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