Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24339 del 29/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 29/11/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 29/11/2016), n.24339

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13801-2015 proposto da:

V.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato DONATA DI NITTIS

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO RICCI,

CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 470/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del

31/03/2015, depositata il 15/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito l’Avvocato Clementina Pulli difensore del controricorrente che

preso atto della rinuncia della ricorrente si rimette alla decisione

della Corte.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte di appello di Bologna, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto, per possesso di redditi superiori al limite di legge, la domanda con la quale V.L. aveva chiesto il riconoscimento del trattamento pensionistico L. n. 66 del 1962, ex art. 7, quale cieca civile assoluta, già riconosciutole a partire dall’anno 2000, a prescindere dal superamento, a decorrere dall’anno 2008, del limite reddituale previsto.

Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’originaria ricorrente sulla base di un unico motivo. L’INPS ha resistito con tempestivo controricorso.

Consigliere relatore nella relazione depositata ai sensi degli artt 375 e 380 bis c.p.c., ha concluso per il rigetto del ricorso.

Successivamente parte ricorrente ha inviato alla Cancelleria, tramite p.e.c..

L’atto di rinunzia non risulta notificato all’INPS.

All’odierna udienza la difesa dell’INPS si è rimessa, quanto alla rinunzia, alla decisione del Collegio.

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile in conformità del principio ripetutamente affermato da questa Corte secondo il quale “L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione, in assenza dei requisiti di cui all’art. 390 c.p.c., u.c., (notifica alle parti costituite o comunicazione agli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), sebbene non idoneo a determinare l’estinzione del processo, denota il venire meno definitivo di ogni interesse alla decisione e, comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso, salvo che la controparte manifesti la volontà di ottenere, comunque, la pronuncia sull’oggetto del contendere” – cfr. Cass. 2259 del 31/01/2013; Cass. 19800 del 15/09/2009; Cass. 15980 del 14/07/2006).

Il comportamento processuale della parte ricorrente e la circostanza che la pretesa azionata, all’epoca della proposizione del ricorso di primo grado, risultava fondata alla luce della giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 15646/2012) superata da quella successiva intervenuta a partire da Cass. n. 24192/2013) giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass. Sez. un. n. 22035/2014).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2016

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