Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24337 del 16/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 16/10/2017, (ud. 07/07/2017, dep.16/10/2017),  n. 24337

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 6150-2014 proposto da:

P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSTANTINO

MORIN 27, presso lo studio dell’avvocato ANNA MARIA PERONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIANFRANCO PAGANO;

– ricorrenti –

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 248/2013 del TRIBUNALE di ALESSANDRIA,

depositata il 21/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/07/2017 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. – Con ricorso depositato presso il Giudice di Pace di Acqui Terme in data 4 ottobre 2010, il signor P.F. contestava il verbale numero (OMISSIS) emesso in data 12 marzo 2010 dalla Legione Carabinieri Piemonte, Valle d’Aosta, stazione di Ponzone, con il quale gli veniva contestata l’infrazione dell’art. 78 C.d.S., commi 3 e 4, per aver apportato modifiche alle caratteristiche costruttive del veicolo senza aver effettuato la prescritta visita o prova;

veniva infatti accertato che il P. aveva cambiato tipo di silenziatore, installandone uno non omologato;

il ricorrente, nei motivi di impugnazione, evidenziava che i carabinieri non avevano effettuato la prova fonometrica del silenziatore e, tantomeno, avevano visionato accuratamente il veicolo per valutare l’esistenza del codice alfanumerico del silenziatore della marca dello stesso;

a corroborare tali ragioni produceva la foto, con data certa al 13 marzo 2010, che documentava l’esistenza del suddetto codice alfanumerico e deduceva, dunque, l’insussistenza della contravvenzione elevata nei suoi riguardi in quanto non provata;

in subordine chiedeva la derubricazione in quella di cui all’art. 72 C.d.S., producendo copia della circolare del Ministero dei Trasporti con la quale si evidenziava come nella fattispecie trovasse applicazione l’art. 72;

1.2- il Giudice di Pace di Acqui Terme rigettava il ricorso;

avverso tale sentenza proponeva appello il P., con atto di citazione notificato il 4 marzo 2011;

2. – con sentenza numero 248, del 17 ottobre 2013, il Tribunale di Alessandria respingeva l’appello e confermava la sentenza di primo grado;

avverso la suddetta sentenza propone ricorso per cassazione P., sulla base di due motivi cui resiste con controricorso il ministero dell’interno.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. – Il primo motivo attiene alla ricorrenza del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n 3, per violazione o falsa applicazione degli artt. 71,72,78 e 79 C.d.S.;

in particolare il P. lamenta la mancata derubricazione della violazione nella contravvenzione di cui all’art. 72 C.d.S.;

per confutare il ragionamento del giudice di secondo grado il ricorrente parte dall’art. 71 C.d.S., che rimanda al regolamento per l’individuazione delle caratteristiche costruttive e funzionali dei veicoli a motore;

l’art. 72 C.d.S., dispone che ciclomotori motoveicoli e autoveicoli devono essere equipaggiati con dispositivi silenziatori soggetti ad omologazione da parte del Ministero dei Trasporti, direzione generale della motorizzazione, mentre l’art. 78 del medesimo codice prevede che i veicoli a motore e i loro rimorchi devono essere sottoposti a visita e prova presso i competenti uffici della direzione generale quando siano apportate modifiche alle caratteristiche costruttive e funzionali ovvero ai dispositivi di equipaggiamento indicati negli artt. 71 e 72;

il ricorrente richiama anche l’art. 236 del regolamento di attuazione del C.d.S., che dispone che ogni modifica delle caratteristiche costruttive e funzionali comporta la visita e prova del veicolo interessato presso l’ufficio della Direzione Generale e, infine, l’art. 79 C.d.S., che rimanda al regolamento, quanto alle prescrizioni tecniche relative alle caratteristiche funzionali ed a quelle dei dispositivi di equipaggiamento cui devono corrispondere i veicoli, in particolare per quanto riguarda i pneumatici e i sistemi equivalenti, la frenatura, la limitazione della rumorosità e delle emissioni inquinanti e sanziona chi circola con un veicolo che presenti alterazioni delle caratteristiche costruttive e funzionali prescritte ovvero con i dispositivi di cui all’art. 72 non funzionanti o non regolarmente installati;

ciò premesso, secondo il ricorrente, in caso di sostituzione del terminale di scarico di serie con uno omologato non si è in presenza di una modifica, non essendo una vera e propria alterazione delle caratteristiche fisiche e meccaniche dell’intero sistema di scarico;

diversamente, nel caso di sostituzione dell’intero sistema di scarico e non solo del silenziatore, tale situazione rientra nella fattispecie di cui all’art. 78 del codice, mentre la sostituzione del terminale di scarico di serie con uno non omologato è un’ipotesi intermedia, che rientrerebbe nelle sanzioni previste dall’art. 72 C.d.S.;

a conferma di ciò il ricorrente indica anche il D.M. 14 febbraio 2000 che stabilisce quali siano i dati che deve contenere la carta di circolazione ed evidenzia che non è menzionato espressamente il dispositivo silenziatore;

2. – con il secondo motivo di ricorso si lamenta il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per mancata valutazione degli elementi probatori decisivi emersi nel corso del processo e oggetto di discussione tra le parti e per motivazione carente e contraddittoria, oltre alla violazione e falsa applicazione delle norme di cui all’art. 2700 c.c.;

3. – la rilevanza della questione connessa al primo motivo rende opportuna la rimessione della causa alla pubblica udienza;

in particolare, viene in rilievo la questione se la sostituzione del terminale di scarico di serie di un veicolo con uno non omologato comporti delle modifiche alle caratteristiche costruttive o funzionali, ovvero ai dispositivi d’equipaggiamento, indicati negli artt. 71 e 72, e quindi sia riconducibile alla contravvenzione di cui all’art. 78 C.d.S., oppure comporti la violazione dell’art. 72 del suddetto codice che sanziona la condotta di chi circola con un veicolo in cui i dispositivi silenziatori e di scarico non siano conformi alle disposizioni ivi stabilite, tra le quali vi rientra, ai sensi del comma 8 del medesimo articolo, anche l’omologazione da parte del ministero dei trasporti;

deve, infine, precisarsi che la remissione alla pubblica udienza non può ritenersi preclusa dall’assenza di una disposizione che preveda esplicitamente tale possibilità rispetto alle cause chiamate davanti alle sezioni ordinarie in camera di consiglio, giacchè nulla osta all’applicazione analogica alle sezioni ordinarie della diposizione dettata per la sezione di cui all’art. 376 c.p.c., comma 1, dall’art. 380 bis c.p.c., u.c., (“Se ritiene che non ricorrano le ipotesi previste dall’art. 375, comma 1, numeri 1) e 5), la Corte in camera di consiglio rimette la causa alla pubblica udienza della sezione semplice”) ed anzi tale applicazione analogica appare imposta dal principio per cui il Collegio non può essere vincolato – nell’apprezzamento della rilevanza delle questioni presentate da un ricorso e della conseguente opportunità che lo stesso venga trattato in pubblica udienza – dalla valutazione al riguardo operata dal presidente della sezione ai sensi dell’ultima parte dell’art. 377 c.p.c., comma 1.

PQM

 

La Corte rimette alla causa alla pubblica udienza e rinvia a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2017

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