Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24326 del 09/09/2021

Cassazione civile sez. I, 09/09/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 09/09/2021), n.24326

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. GENTILI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11877/2019 proposto da:

E.C., elettivamente domiciliato in Padova, via Ugo

Foscolo, n. 13, presso lo studio dell’avv.ssa Elisabetta COSTA, che

lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

ricorso introduttivo del giudizio;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione

internazionale di Verona, Sezione di Padova, domiciliato in Roma,

via dei Portoghesi n. 12, presso la Avvocatura generale dello Stato,

che lo rappresenta e difende per legge;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il 18/2/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/12/2020 da Dott. GENTILI ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

1. Il Tribunale di Venezia, con decreto n. 1325/2019 depositato in data 18 febbraio 2019, ha rigettato il ricorso proposto da E.C., cittadino (OMISSIS) proveniente dall'(OMISSIS), avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale gli aveva negato il riconoscimento dello status di rifugiato o, comunque, delle forme complementari di protezione internazionale.

1.1AI giudice ha ritenuto che il racconto del richiedente, il quale aveva riferito di aver lasciato il proprio Paese perché minacciato da uno zio per questioni ereditarie, oltre a non integrare i presupposti delle richieste tutele, fosse generico e palesemente incoerente, specie in ordine alla cronologia dei fatti narrati; ha quindi escluso che l'(OMISSIS) versi in una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato ed ha infine rilevato che non erano riscontrabili specifiche situazioni soggettive del richiedente idonee a giustificare il rilascio in suo favore di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie;

1.2. E.C. ha presentato ricorso per la cassazione del provvedimento, affidandolo a due motivi di impugnazione.

1.3. Il Ministero dell’interno ha depositato atto di costituzione tardivo, al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

1.4. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380-bis1 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la carenza di motivazione del decreto in ordine alla valutazione di non credibilità del suo racconto.

3. Col secondo motivo denuncia violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, comma 1, lett. c) e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 lamentando che il tribunale abbia respinto la domanda di protezione sussidiaria fondata sulla situazione di violenza indiscriminata in cui versano la (OMISSIS), e la Libia suo Paese di transito) in base al rilievo della mancanza di un suo coinvolgimento diretto in una situazione di conflitto armato.

4. Entrambi i motivi sono inammissibili.

4.1. Il primo, a fronte dei numerosi argomenti sui quali il giudice del merito ha fondato il giudizio di inattendibilità (incoerente cronologia della vicenda, essendo il padre del ricorrente deceduto nel (OMISSIS) mentre lo zio avrebbe iniziato a minacciarlo solo nel (OMISSIS); minacce descritte in maniera non dettagliata e comunque mai concretizzatesi e inattuali a distanza di dieci anni) è illustrato in termini del tutto generici e assertivi. Inoltre non tiene conto che il tribunale ha ritenuto infondate le domande di c.d. protezione maggiore anche perché ha escluso che la vicenda integrasse i presupposti per il loro accoglimento.

4.2. Il secondo non investe l’autonoma ratio decidendi in base alla quale il giudice ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria 251art. 14, lett. c) cit., costituita dall’accertamento dell’insussistenza nell'(OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata tale da porre il ricorrente in pericolo di vita nel caso di rimpatrio, né chiarisce perché tale accertamento avrebbe dovuto essere compiuto anche con riguardo alla Libia, mero Paese di transito.

5. Poiché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese, non v’e’ luogo a provvedere in merito alle spese del giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile della Corte di cassazione, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2021

 

 

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