Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2432 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 30/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2432

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20971-2020 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. CORRIDONI

N. 23, presso lo studio dell’avvocato ERMANNO PRASTARO,

rappresentata e difesa dall’avvocato SILVIA CASARIN;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5133/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 19/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 30/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO

PORRECA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

P.A. ricorre per cassazione, sulla base di un unico motivo, avverso la sentenza n. 5133 del 1999 della Corte di appello di Venezia, esponendo che:

– aveva proceduto a precetto e pignoramento presso terzi nei confronti di Generali s.p.a., in forza di titolo di condanna risarcitorio giudiziale;

– Generali s.p.a. si era opposta all’esecuzione, riassumendo la causa per il giudizio di pieno merito dopo la sospensione disposta dal giudice dell’esecuzione;

– il Tribunale aveva accolto parzialmente l’opposizione ritenendo dovute minori somme;

– nelle more, il titolo giudiziale, costituito da una sentenza di Corte di appello che a sua volta aveva riformato parzialmente quella di piena condanna in prime cure, era stato caducato per effetto dell’annullamento, con rinvio, da parte di questa Corte;

– la Corte di appello, pronunciando sul gravame relativo all’opposizione all’esecuzione, dichiarava cessata la materia del contendere per effetto della caducazione del titolo, osservando che, in conseguenza di quella, l’opposizione doveva considerarsi comunque fondata ai fini della regolazione delle spese che non potevano in alcun caso far carico alla parte attrice vittoriosa, pur dovendosi compensare le stesse “per la medesima ragione”;

non ha svolto difese l’intimata.

Diritto

RILEVATO

che:

con l’unico motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., poiché la Corte di appello avrebbe errato nel ritenere fondata l’opposizione per la sopravvenuta caducazione del titolo, omettendo di regolare le spese secondo il criterio della soccombenza virtuale;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;

Rilevato che:

preliminarmente, il ricorso deve dichiararsi improcedibile;

difetta, infatti, l’asseverazione autografa – non solo digitale – della copia analogica depositata della sentenza gravata, pubblicata telematicamente, così come, peraltro, della relata telematica della notificazione del ricorso;

ne consegue l’improcedibilità a mente dell’art. 369, c.p.c., a mente della giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass., Sez. U., 25/03/2019, n. 8312, e succ. conf., con cui è stato chiarito che il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notificazione, di copia analogica della decisione impugnata – redatta in formato elettronico e sottoscritta digitalmente, e necessariamente inserita nel fascicolo informatico – priva di attestazione di conformità del difensore D.L. n. 179 del 2012, ex art. 16 bis, comma 9 bis, convertito dalla L. n. 221 del 2012, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non determina l’improcedibilità del ricorso per cassazione solo quando il controricorrente (o uno dei controricorrenti), nel costituirsi (anche tardivamente), depositi a sua volta copia analogica della decisione ritualmente autenticata, ovvero non disconosca la conformità della copia informale all’originale; nell’ipotesi in cui, invece, la controparte (o una delle controparti) sia rimasta soltanto intimata, ovvero abbia effettuato il suddetto disconoscimento, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità il ricorrente ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica, entro l’udienza di discussione o l’adunanza in Camera di consiglio; cfr., sulla necessità di asseverare, in tali casi, anche il messaggio p.e.c. della notifica del ricorso, Cass., Sez. U., 24/09/2018, n. 22438 e succ. conf.);

non deve disporsi sulle spese stanti le mancate difese della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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