Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24317 del 18/11/2011

Cassazione civile sez. I, 18/11/2011, (ud. 27/10/2011, dep. 18/11/2011), n.24317

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 12269/2008 proposto da:

SALUMIFICIO CURCIO S.R.L. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, C.F.A. (C.F.

(OMISSIS)), C.N. (C.F. (OMISSIS)),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA OTRANTO 18, presso l’avvocato

RAGO ROSSELLA, rappresentati e difesi dall’avvocato ZAGARIA

Francesco, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

T.V. (C.F. (OMISSIS)), T.G. (C.F.

(OMISSIS)), nella qualità di eredi di T.P.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE LANTE GRAZIOLI RICCARDO 7 6,

presso l’avvocato IASONNA STEFANIA, rappresentati e difesi

dall’avvocato FIORE Roberto, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

contro

SUINICOLA LUCANA S.P.A. IN LIQUIDAZIONE, INTESA GESTIONE CREDITI

S.P.A., CURATELA DEL FALLIMENTO SALUMIFICIO CURCIO S.R.L., CARIPLO

S.P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 150/2007 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 08/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

27/10/2011 dal Consigliere Dott. VITTORIO RAGONESI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata in data 30 ottobre 1998, il Tribunale di Potenza rigettava l’opposizione a dichiarazione di fallimento proposta con citazione notificata in data 2-6 luglio 1992, dalla società SALUMIFICIO CURCIO S.r.l., nonchè da C.N. e da C.F.A., nei confronti del curatore del fallimento della società SALUMIFICIO CURCIO S.r.l., nonchè di T.P., di T.V., della società CA.RI.CA.L. S.p.A., e della società SUINICOLA LUCANA S.p.A..

Avverso la sentenza, per la sua riforma e la revoca della dichiarazione del fallimento della società e dei soci, C. N. e C.F.A., ed, in subordine, per la revoca della dichiarazione del fallimento dei (soli) ripetuti soci, con atto di citazione notificato il 10 settembre 1999 (soltanto) alla Cassa di Risparmio di Calabria ed di Lucania SPA, , proponevano appello la società SALUMIFICIO CURCIO S.r.l. nonchè C.N. e C.F.A..

Avverso l’atto di gravame, si costituivano in giudizio, con unica comparsa di risposta datata 5.11.1999, la INTESA GESTIONE CREDITI S.p.a. e la CARIPLO S.p.a., che chiedevano l’ accoglimento delle su riportate conclusioni.

Andato smarrito il fascicolo di ufficio e date le istruzioni per ricostituirlo, il giudice di secondo grado constatava che v’era la prova che l’appello era stato notificato l’1.9.1999 per l’udienza del 19.11.1999 ad una sola delle parti del giudizio di primo grado, la società Carical, cui erano succedute e si erano quindi costituite in giudizio la Intesa Gestione Crediti e la Cariplo.

Disponeva quindi l’integrazione del contraddittorio in confronto delle altre parti del giudizio; fissava per la loro comparizione l’udienza del 15.6.2005, disponendo che l’integrazione avvenisse con la notifica dell’originaria citazione in appello e della propria ordinanza.

La Corte di merito dichiarava poi inammissibile l’appello con sentenza n. 150 del 2007.

Rilevava che le parti, cui non era stata notificata anche la propria ordinanza, ma solo la citazione, avevano potuto avere modo di percepire che con un atto datato 30.7.1999, erano state convocate per un’udienza del 15.6.2005, infatti nella citazione notificata, alla data di comparizione originaria del 19.11.1999 era stata sostituita quella della nuova udienza del 15.6.2005.

Concludeva che l’ordine di integrazione del contraddittorio non era stato rispettato, perchè, citati a comparire per il 15.6.2005, cioè per una data distante oltre sette anni dal deposito della sentenza, gli appellati avevano solo potuto capire che era stato interposto un gravame avverso una sentenza “che risultava da lunga pezza passata in giudicato”.

Avverso la predetta sentenza ricorrono per cassazione la società Salumificio Curcio S.r.l., N. e C.F.A..

Hanno resistito al ricorso V. e T.G., eredi di T.P., che con T.V. era stato parte contumace del giudizio di appello – ai quali il ricorso è stato notificato il 3.5.2008.

Non hanno depositato controricorso le altre parti del giudizio di appello, costituite o contumaci, cui il ricorso è stato notificato il 30.4.2008: le società Intesa Gestione Crediti e Cariplo; il fallimento della società Salumificio Cucio s.r.l., la società Suinicola Lucana.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso contiene un motivo.

Vi si deduce un vizio di violazione di norme sul procedimento (art. 360 cod. proc. civ., n. 4, in relazione agli artt. 331, 160,162 e 191 cod. proc. civ., ovvero all’art. 156 cod. proc. civ., comma 3, artt. 157 e 164 cod. proc. civ.).

Il quesito che conclude il motivo sottopone alla Corte la questione se nel caso non fosse da rinvenire solo una nullità suscettibile di sanatoria, mediante rinnovazione.

Non è giustificato il richiamo delle norme sulla nullità della notificazione e l’inerente possibilità di rinnovazione.

Nel caso, ciò che la corte d’appello ha ritenuto esistente è stato un vizio relativo al contenuto della citazione notificata, vizio che, in quanto relativo ad una citazione per integrazione del contraddicono, sarebbe consistito nel non mettere le parti in condizione di percepire l’esatto scopo dell’atto processuale e le conseguenti difese da esperire perchè l’atto non avrebbe contenuto l’essenziale esposizione del fatto costituita dalla precedente intervenuta notifica di un appello tempestivo.

Si tratterebbe in altri termini di una violazione dell’art. 163 c.p.c., comma 3, n. 4.

Va premesso che il presente giudizio ha avuto inizio con citazione notificata nel luglio 1992; allo stesso va pertanto applicata la normativa processuale nel testo anteriore alla modifica introdotta dalla L. n. 353 del 1990, entrata in vigore a partire dal 30 aprile 1995, secondo quanto disposto dall’art. 90 della medesima L. n. 353 del 1990.

L’art. 164 c.p.c., nel testo anteriore alla riforma del 1990, applicabile ratione temporis, prevedeva una ipotesi di nullità solo per le ipotesi di violazione delle disposizioni di cui all’art. 163 c.p.c., comma 3, nn. 1, 2 e 3, ovvero nel caso in cui fosse stato assegnato un termine a comparire minore di quello stabilito dalla legge oppure mancasse l’indicazione della data dell’udienza di comparizione.

L’art. 164 c.p.c., in questione non prevedeva invece, una ipotesi di nullità in caso di violazione dell’art. 163, comma 3, n. 4, per mancanza o insufficienza dell’esposizione di fatto e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda,ipotesi ritenuta dalla Corte d’appello essersi verificata nel caso di specie.

In ragione di ciò, la giurisprudenza di questa Corte aveva già avuto modo di affermare che la mancata indicazione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti la ragione della domanda, a differenza della mancata determinazione della cosa oggetto di questa, non determina nullità della citazione e può utilmente essere rimossa attraverso una successiva specificazione (Cass. 4918/83;

Cass. 5985/96).

Nel caso di specie deve rilevarsi che l’ordinanza di integrazione del contraddittorio, aveva disposto che gli attuali ricorrenti” notificassero entro il 10.4.05 il ripetuto atto di citazione in appello, conforme a quello già notificato al prefato istituto di credito anche alle altre parti non costituite nel presente giudizio”.

I ricorrenti, in osservanza dell’ordinanza della Corte d’appello hanno provveduto a siffatto incombente senza provvedere a notificare alle controparti la predetta ordinanza di integrazione del contraddittorio.

La mancanza di tale adempimento, non essendo prevista dalla previgente normativa alcuna formalità per l’effettuazione dell’integrazione del contraddittorio, deve ritenersi non costituisse nella normativa applicabile prima della entrata in vigore della riforma del 1990 alcuna causa di nullità potendo la detta omissione considerarsi violazione dell’art. 163, comma 3, n. 4, per il quale l’art. 164, non sanciva nullità alcuna.

In conclusione quindi deve ritenersi che i ricorrenti si siano sostanzialmente attenuti al disposto della Corte d’appello provvedendo a notificare il testo dell’originario atto di citazione con la sola modifica della data dell’udienza di comparizione, sostituendo a quella originaria la data stabilita dalla ordinanza della Corte d’appello, e che tale modifica non abbia non solo inficiato di nullità l’atto di integrazione del contraddittorio ma neppure impedito all’atto stesso il raggiungimento del suo scopo, essendo stati comunque destinatari messi al corrente del fatto che erano citati a comparire per l’udienza fissata dalla Corte d’appello.

Il ricorso va pertanto accolto. La sentenza impugnata va quindi, cassata con rinvio alla Corte d’appello di Potenza in diversa composizione. Stante la peculiarità e la novità della questione si compensano tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla Corte d’appello di Potenza in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2011

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