Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2430 del 03/02/2021

Cassazione civile sez. I, 03/02/2021, (ud. 08/09/2020, dep. 03/02/2021), n.2430

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6840/2019 proposto da:

C.D., elettivamente domiciliato in Roma, al Viale Angelico,

n. 38, presso lo studio dell’Avv. Marco Lanzilao, che lo rappresenta

e difende in virtù di procura speciale in calce al ricorso per

cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di ROMA n. cronol. 8233/18

del 24 dicembre 2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/09/2020 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

C.D., nato in (OMISSIS), ricorre in Cassazione, con atto affidato a quattro motivi, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma del 24 dicembre 2019, che ha rigettato l’appello proposto nei confronti del provvedimento del Tribunale di Roma che non aveva accolto la richiesta di protezione internazionale.

La Corte territoriale ha rilevato che: i fatti narrati dal ricorrente – che aveva raccontato di essere fuggito per paura di essere ucciso dai ladri di etnia (OMISSIS) che avevano rubato le mucche della famiglia e avevano ucciso il fratello maggiore – anche se credibili, non rappresentavano alcun rischio di condanna a morte o di trattamento inumano o degradante; la situazione del paese risultava abbastanza stabile e caratterizzata da un organo di governo a legittimazione popolare; non sussistevano profili di vulnerabilità.

L’Amministrazione intimata ha presentato controricorso.

La Procura Generale della Corte di Cassazione ha depositato memoria con la quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta l’omesso esame, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, della condizione di pericolosità e della situazione di violenza generalizzata esistenti in Guinea e delle fonti informative attualizzate al momento della decisione.

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta una valutazione errata delle sue dichiarazioni, avendo egli chiaramente affermato che il suo Paese non era in grado di assicurare intervento e protezione e che risultava inutile rivolgersi alla polizia o ad altri pubblici presidi.

3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14 e l’omesso esame delle fonti informative, oltre che dell’art. 19 Cost., non avendo la Corte territoriale valutato, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria di cui alle lett. b) e c), la condizione della Guinea e non avendo citato alcuna fonte informativa per valutare la situazione del Paese e i rischi che potrebbe correre in caso di rimpatrio nel paese d’origine.

4. Con il quarto motivo il ricorrente censura, in relazione all’art. 360, comma 1, nn. 1 e 3, la mancata concessione della protezione umanitaria stante la sussistenza di seri motivi di carattere umanitario e la mancata considerazione delle condizioni sociali, politiche ed economiche attualmente esistenti in Guinea, in violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo paese d’origine o che ivi possa correre gravi rischi, anche in relazione al reato di tortura e ai principi generali di cui all’art. 10 Cost. e all’art. 3 CEDU, nonchè l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost..

4.1 I motivi vanno trattati unitariamente perchè censurano tutti la mancata indicazione delle fonti e, anche se dedotti sotto l’errato profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo, sono fondati.

Il ricorrente, le cui dichiarazioni sono state ritenute credibili, si duole, infatti, sia sotto il profilo della protezione sussidiaria, che della protezione umanitaria che la Corte distrettuale non abbia verificato la situazione di grave instabilità politica e sociale presente in Guinea, mancando in particolare di specificare le fonti di informazione utilizzate per giungere a tale conclusione.

4.2 In proposito, va ribadito il principio per cui “Nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente” (Cass., 22 maggio 2019, n. 13897; Cass., 26 aprile 2019, n. 11312).

Chiara è, sul punto, anche la più recente giurisprudenza di legittimità, a tenore della quale il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nel prevedere che “Ciascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati” va interpretato nel senso che l’obbligo di acquisizione delle informazioni da parte delle Commissioni territoriali e del giudice deve essere osservato in diretto riferimento ai fatti esposti ed ai motivi svolti nella richiesta di protezione internazionale, non potendo per contro il cittadino straniero lamentarsi della mancata attivazione dei poteri istruttori officiosi riferita a circostanze non dedotte, ai fini del riconoscimento della protezione (Cass., 20 aprile 2019, n. 9842; Cass., 21 novembre 2018, n. 30105).

Il riferimento operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle “fonti informative privilegiate” deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Cass., 17 maggio 2019, n. 13449).

4.3 Ciò vale anche nella forma della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. b), poichè il rischio effettivo di subire un grave danno nel caso in cui il cittadino faccia rientro nel proprio Paese d’origine e non possa, a causa di tale rischio, avvalersi della protezione di tale paese, ricorre anche nel caso in cui lo Stato non sia in grado di offrire una protezione effettiva e non temporanea, adottando adeguate misure che possano impedire atti persecutori o danni gravi (Cass., 9 ottobre 2017, n. 23604).

4.4 Nel caso di specie, la decisione impugnata non soddisfa i suindicati requisiti, posto che essa non indica avuto riguardo alla domanda di protezione sussidiaria e umanitaria le fonti in concreto utilizzare dal giudice di merito nè il contenuto delle notizie sulla condizione del Paese tratte da dette fonti, non consentendo in tal modo alla parte la duplice verifica della provenienza e della pertinenza dell’informazione.

5. In conclusione la decisione impugnata va cassata con rinvio alla Corte di appello di Roma in diversa composizione per il riesame e la liquidazione delle spese di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2021

 

 

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