Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24297 del 06/11/2020

Cassazione civile sez. lav., 06/11/2020, (ud. 05/03/2020, dep. 06/11/2020), n.24927

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 2084-2015 proposto da:

A.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

TUPINI 113, presso lo studio dell’avvocato NICOLA CORBO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

– I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA n. 29 presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONIETTA

CORETTI, VINCENZO STUMPO, e VINCENZO TRIOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 446/2014 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 08/07/2014, R.G.N. 207/2014.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata l’8.7.2014, la Corte d’appello di Potenza ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva rigettato la domanda di A.A.M. volta alla riliquidazione dell’assegno straordinario di accompagnamento di cui al D.M. n. 158 del 2000, art. 10 con l’applicazione delle ritenute ordinarie di cui al T.U. n. 917 del 1986, art. 17, comma 2, invece che con l’aliquota agevolata di cui al successivo comma 4-bis;

che avverso tale pronuncia A.A.M. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo un motivo di censura, illustrato con memoria;

che l’INPS ha resistito con controricorso, parimenti illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con l’unico motivo di censura, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. n. 158 del 2000, artt. 1 ss., e del T.U. n. 917 del 1986, art. 17, comma 4-bis, per avere la Corte di merito ritenuto che le ritenute fiscali sull’assegno straordinario di accompagnamento dovessero essere calcolate in applicazione del criterio ivi disciplinato; che il motivo è infondato, essendosi ormai consolidato il principio secondo cui, nel caso dell’assegno straordinario di sostegno al reddito di cui al D.M. n. 158 del 2000, art. 5, comma 1, lett. b), l’importo delle ritenute di legge, che il successivo art. 10, comma 9, impone di sommare all’importo netto del trattamento pensionistico, quale componente dell’assegno straordinario, va calcolato con lo stesso criterio applicabile all’intero assegno, e cioè con l’aliquota agevolata T.U. n. 917 del 1986, ex art. 17, comma 4-bis, anzichè con l’aliquota ordinaria di cui al precedente comma 2 (così, tra le più recenti, Cass. nn. 26926 del 2016 e 22386 del 2018, sulla scorta di Cass. n. 4425 del 2012, cit. nella sentenza impugnata);

che a non diverse conclusioni induce l’argomentazione svolta in ricorso, secondo cui l’applicazione del trattamento fiscale di cui all’art. 17, comma 4-bis cit., contrasterebbe con il divieto di discriminazione per ragioni di sesso, essendosi al riguardo precisato che sia la pronuncia della CGUE, 21.7.2005, in causa C-207/04, citata in ricorso, sia la successiva del 16.1.2008, in cause C-128 e C-131/07, cit. nella memoria dep. ex art. 378 c.p.c., hanno riguardato la disciplina dell’agevolazione fiscale prevista dalla norma citata, ma non quella della composizione dell’assegno straordinario di sostegno al reddito per cui è causa, che, dovendo calcolarsi al netto delle ritenute di legge, va risolta conformemente al consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità dianzi ricordato (così in specie Cass. n. 19897 del 2017);

che il ricorso, pertanto, va rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, giusta il criterio della soccombenza;

che, in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 5 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 novembre 2020

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