Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24295 del 04/10/2018

Cassazione civile sez. trib., 04/10/2018, (ud. 10/04/2018, dep. 04/10/2018), n.24295

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23650/2011 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

CAREP COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentato e difeso dall’Avv. Luigi Anastasio, elettivamente

domiciliata in Roma, via Celimontana n. 38, presso lo studio del

difensore;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria della Regione

Toscana, n. 69/18/10 depositata il 29/6/2010.

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

10/4/2018 dal consigliere Pierpaolo Gori.

Fatto

Rilevato che:

– Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, (in seguito, CTR) veniva rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate e parzialmente accolto l’appello incidentale proposto da CAREP COSTRUZIONI S.P.A. (in seguito, la contribuente) e, nel resto, veniva confermata la sentenza resa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze (in seguito, CTP) n. 66/11/2008, avente ad oggetto, in primo luogo, un avviso di accertamento con cui veniva rideterminato, in relazione all’anno di imposta (OMISSIS), il reddito di impresa, il valore della produzione imponibile ai fini Irap, il volume di affari, con recupero a tassazione anche dell’Iva relativa alla differenza rispetto a quanto dichiarato; in secondo luogo, la relativa cartella di pagamento di iscrizione a ruolo provvisoria dei crediti tributari;

– avviso e cartella venivano impugnati dalla contribuente con distinti ricorsi, riuniti dalla CTP e parzialmente accolti, avendo i giudici di prime cure ritenute non dovute le riprese a tassazione ad eccezione dei ricavi non fatturati; a seguito di appello proposto dall’Agenzia cui rispondeva la contribuente con appello incidentale su capi in cui rispettivamente erano rimasti soccombenti, la CTR disattendeva l’Appello dell’Agenzia e, in parziale accoglimento di quello della contribuente, rideterminava il maggior ricavo per prestazioni amministrative da questa effettuate in favore del Consorzio Carep;

– avverso la sentenza propone ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato a quattro motivi, cui replica la contribuente con controricorso.

Diritto

Ritenuto che:

– In via preliminare, va scrutinata l’eccezione della contribuente di inammissibilità del ricorso ex art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1 in diretto ad una “mera rivisitazione de merito”, e disattesa in considerazione del fatto che tutti i motivi di ricorso sono adeguatamente formulati e non mirano a trasformare il giudizio di legittimità in un indebito terzo grado di merito ma sindacano l’iter logico motivazionale seguito dai giudici d’appello;

– Con il primo motivo, l’Agenzia censura, quanto al rilievo afferente i “costi non inerenti per l’acquisto di carburanti e lubrificanti”, l’insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n.5;

– Il vizio, benchè erroneamente denunziato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, può essere esaminato da questa Corte. Infatti, secondo un’evoluzione interpretativa che può dirsi costante, l’erronea intitolazione del motivo di ricorso per cassazione come vizio motivazionale non osta, di norma, alla riqualificazione della sua sussunzione entro diversa fattispecie dell’art. 360 c.p.c., comma 1, quale vizio di violazione di legge purchè, nello sviluppo stesso del motivo, il ricorrente articoli con coerenza argomenti a sostegno di una tesi giuridica manifestamente riconducibile alla fattispecie indicata in modo non appropriato. Il principio, è stato recentemente affermato da Cass. 7 novembre 2017 n. 26310 in un caso in cui l’Ufficio aveva sussunto formalmente la critica alla sentenza impugnata nell’ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ma nella sostanza l’aveva poi sviluppata in termini di violazione di legge, quindi secondo la previsione di cui al n. 3 della medesima disposizione codicistica, ed è desumibile anche da Cass. 20 febbraio 2014 n. 4036 in relazione a nullità della sentenza o del procedimento derivante da error in procedendo censurabile con l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 nonchè, relativamente al vizio di omessa pronuncia, da Cass. Sez. Un., 24 luglio 2013, n. 17931 e Cass. 31 ottobre 2013, n. 24553.

– In questi termini, il mezzo è ammissibile nella parte, da pagina 20 del ricorso in poi in cui, al di là della formulazione letterale, è enucleabile una autonoma censura di violazione di legge con riferimento alla prova offerta, ai fini dell’art. 2697 c.c., con richiamo della pertinente “normativa in materia di schede carburante” e della giurisprudenza che la interpreta; ciò consente una riqualificazione del motivo in parte qua ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, motivo fondato in quanto per costante interpretazione giurisprudenziale servono le schede carburante ai fini della provai non ammettono equipollente; ad esempio, in tema di reddito di impresa è stato statuito che “la possibilità di detrarre dall’imposta dovuta quella assolta per l’acquisto dei carburanti destinati ad alimentare i mezzi impiegati per l’esercizio dell’impresa è subordinata al fatto che le cosiddette “schede carburanti”, che l’addetto alla distribuzione è tenuto a rilasciare, siano complete in ogni loro parte e debitamente sottoscritte, senza che l’adempimento, a tal fine disposto, ammetta equipollente alcuno e indipendentemente dall’avvenuta contabilizzazione dell’operazione nelle scritture dell’impresa” (Cass. 15 marzo 2013 n. 6606; Cass. 5 novembre 2008 n. 26539);

Con il secondo motivo di ricorso si censura, quanto al rilievo afferente i costi non inerenti a titolo di spese tecniche direttore di cantiere, l’insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

– Il motivo è fondato, essendo carente ed illogica la motivazione della CTR non sull’effettività del costo, ma sulla sua inerenza, alla luce delle specifiche censure sollevate dall’Ufficio a fondamento della ripresa e sulle quali la CTR non ha motivato, in particolare sul perchè un premio di fine anno dovrebbe essere attribuito a soggetti esterni alla società, in mancanza di un prospetto di ripartizione del premio, tanto più in pacifica assenza di delibera assembleare in tal senso; inoltre, si appalesa apodittica l’affermazione secondo la quale sussisterebbe Interesse dell’azienda” all’erogazione dei premi;

– Con il terzo motivo, si lamenta quanto al rilievo afferente i costi non documentati per consulenze, progettazioni, spese tecniche direttore cantiere, consulenze amministrative, l’insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5;

– Il motivo è fondato. La motivazione sul punto è qui di seguito trascritta: “trattasi di spese effettivamente sostenute nell’anno e sufficientemente documentate; oltre a ciò anche il buon senso impone la loro detraibilità”; il vizio motivazionale sussiste in quanto l’affermazione è apodittica, e l’Agenzia fa valere prove non considerate dalla CTR, riportando i dettagli delle verifiche e stralci del p.v.c. a sostegno della tesi contraria a quella accolta dalla CTR; era necessario motivare tenendone conto.

– Con il quarto motivo, la contribuente lamenta “quanto al rilievo afferente i ricavi non fatturati relativi a servizi amministrativi prestati in favore del Consorzio Carep: insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”;

– Il motivo è infondato, in quanto il passaggio motivazionale della CTR, relativo al secondo motivo di appello incidentale della contribuente, è adeguatamente articolato, e la riduzione del maggior ricavo, e non costo in quanto il servizio contabilità è normalmente oneroso e tale è stato considerato anche tra Consorzio e società negli anni di imposta antecedenti e successivi al (OMISSIS), non rappresenta una decisione equitativa svincolata da riferimenti concreti ad elementi di prova; infatti, si tratta di una affermazione motivata logicamente per due ragioni: “tenuto conto della minore entità del servizio prestato nel (OMISSIS) dalla spa Carep rispetto a quello precedentemente prestato dal Consorzio in favore della Carep” e, inoltre, sulla base del “fatto che il Consorzio utilizzava le prestazioni professionali di un commercialista, e che quindi residuavano minori operazioni contabili”; anche la misura della riduzione dall’importo accertato di Euro 38.011,28 ad Euro 4.000,00 non è puramente equitativa, ma trova riscontro logico e documentale “anche considerato che per gli anni successivi venne fatturato un importo annuo di Euro 6000,00 (che non risulta contestato dall’Ufficio)”; la motivazione è adeguata, logica ed immune dal vizio denunciati, considerato anche che l’Agenzia non indica puntualmente gli elementi di prova di cui la CTR non avrebbe tenuto conto.

– In accoglimento dei primi tre motivi di ricorso, disatteso il quarto, la sentenza impugnata dev’essere cassata con rinvio alla CTR, in diversa composizione, in relazione al profilo accolto, e per il regolamento delle spese di lite.

PQM

la Corte:

– accoglie il primo, secondo e terzo motivo di ricorso, rigetta il quarto, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR, in relazione al profilo accolto, anche per il regolamento delle spese di lite.

Così deciso in Roma, il 10 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2018

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