Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24294 del 29/11/2016


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Cassazione civile sez. I, 29/11/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 29/11/2016), n.24294

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23381-2011 proposto da:

P.G. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA ORVIETO 1, presso l’avvocato RAFFAELE CAUDULLO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROBERTO RISCICA,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MILANO SERRAVALLE MILANO TANGENZIALI S.P.A. (c.f./p.i. (OMISSIS)),

già VALDATA COSTRUZIONI S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DI PORTA PINCIANA 6, presso l’avvocato GIOVANNI C. SCIACCA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO CERAMI, giusta

procura a margine del controricorso;

BRUSSI COSTRUZIONI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CUNFIDA 20, presso

l’avvocato FRANCESCO OLIVETI, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati MAURA PESSOT, DANILO RIPONTI, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

contro

PROVINCIA DI TREVISO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1558/2010 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 26/07/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/09/2016 dal Consigliere Dott. DI VIRGILIO ROSA MARIA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato RISCICA che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per la controricorrente BRUSSI, l’Avvocato OLIVETI che si

riporta agli scritti e chiede l’inammissibilità;

udito, per la controricorrente MILANO SERRAVALLE, l’Avvocato SCIACCA

che si riporta agli atti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE ALBERTO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

P.G., proprietario di un terreno sito nel comune di Villorba, agiva nei confronti della Provincia di Treviso, per essere risarcito dei danni arrecati al terreno di proprietà in sede di realizzazione di un sottopasso, che aveva determinato l’occupazione di una porzione di terreno più ampia rispetto alla parte espropriata; la Provincia contestava la fondatezza delle domande attoree, deduceva che ove vi fosse stata indebita occupazione di terreno, la stessa sarebbe stata cagionata dall’appaltatrice Valdata Costruzioni s.p.a., che chiamava in causa; il terzo chiamato, nel costituirsi, contestava le ragioni della chiamante, chiedeva di chiamare a sua volta la subappaltatrice Brussi Costruzioni s.r.l., al fine di essere da questa manlevata in caso di condanna.

Il Tribunale respingeva la domanda dell’attore nei confronti della Provincia e dichiarava inammissibili le domande avanzate dalla parte nei confronti delle chiamate in causa, compensando le spese.

La Corte d’appello di Venezia, con sentenza del 3/3 – 26/7/2010, ha respinto l’appello principale di P.G., ha confermato la sentenza del Tribunale ad eccezione della statuizione sulle spese e, in accoglimento degli appelli incidentali della Valdata s.r.l.(ora Milano Serravalle – Milano Tangenziali s.p.a.) e della Brussi, ha condannato il P. alle spese dei due gradi di giudizio.

La Corte del merito, quanto all’appello principale, ha rilevato che esplicitamente, la Provincia aveva chiamato la Valdata “al fine di esserne tenuta indenne” ed a sua volta questa aveva chiamato la Brussi “al fine di esserne manlevata in caso di condanna”, di talchè doveva applicarsi la costante giurisprudenza del S.C., ribadita tra le ultime nelle pronunce 27525/09 e 998/09, per cui non poteva ritenersi l’automatica estensione della domanda attrice verso i terzi chiamati da ciò conseguendo che, avendo il P. proposto solo in sede di precisazione delle conclusioni la relativa domanda, con la mancata accettazione del contraddittorio da parte delle interessate, correttamente il Tribunale ne aveva dichiarato l’inammissibilità, e nuova doveva ritenersi la domanda fatta valere in secondo grado, anche in questo caso non accettata dalle controparti; nè, infine, il P. aveva svolto alcun motivo nei confronti della Provincia.

La Corte ha infine accolto gli appelli incidentali in punto spese, non risultando spiegate le “congrue ragioni” a base della compensazione, nè sussistendo la reciproca soccombenza.

Ricorre avverso detta pronuncia il P., sulla base di un solo motivo.

Si difendono con separati controricorsi la Milano Serravalle – Milano Tangenziali s.p.a., già Valdata Costruzioni s.r.l., e la Brussi Costruzioni s.r.l..

Il ricorrente ha depositato la memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1. – Con l’unico motivo di ricorso, il P. si duole del vizio di falsa applicazione dell’art. 106 c.p.c., per non avere la Corte d’appello ritenuta l’estensione automatica della domanda dell’attore; la parte deduce che entrambe le chiamate non sono a titolo di garanzia, ma sono rivolte verso il vero legittimato passivo, e che l’interpretazione della domanda non deve fermarsi al dato letterale, ma deve tener conto delle reali intenzioni della parte; in ogni caso, sostiene che dovrebbe concludersi per l’estensione della domanda, trattandosi di garanzia propria e quindi di corresponsabilità.

2.1. – L’unico motivo di ricorso va accolto.

Il ricorrente ha formulato il motivo sotto il profilo della falsa applicazione dell’art. 106 c.p.c., che, nel prevedere l’intervento ad istanza di parte, così recita: “Ciascuna parte può chiamare nel processo un terzo al quale ritiene comune la causa o dal quale pretende essere garantita…”: la norma, pertanto, si limita ad indicare le condizioni che consentono la chiamata del terzo, dalla comunanza della causa alla chiamata in garanzia.

Nel motivo, peraltro, di chiara evidenza come il ricorrente censuri l’interpretazione delle domande avanzate dalla Provincia nei confronti della terza chiamata Milano Serravalle e da questa nei confronti della chiamata Brussi, ed in particolare, l’avere il Giudice del merito inteso dette domande come avanzate “a titolo di garanzia e manleva” e non già come rivolte ad indicare nelle terze chiamate i soggetti responsabili della pretesa del P.. Ne consegue, in tesi della parte, che erroneamente il Giudice territoriale ha negato l’estensione automatica della domanda da parte del P. nei confronti delle terze chiamate, la Provincia e la Brussi: il vizio lamentato è pertanto di natura processuale.

Ciò posto, va ritenuta in via preliminare l’ammissibilità del motivo in forza del richiamo alla sentenza 17931/2013 delle S.U. 31/2013, seguita (anche se si sono avute alcune pronunce contrarie), tra le altre, dalle pronunce 24553/2013, 4036/2014 e 25386/2015, secondo cui il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali.

Venendo all’esame della questione posta col ricorso, si deve rilevare che, per costante giurisprudenza, l’interpretazione della domanda è attività discrezionale del giudice di merito, che, risolvendosi in un tipico accertamento di fatto, è censurabile in sede di legittimità solo sotto il profilo dell’esistenza, sufficienza e logicità della motivazione, per cui non merita censura ove sia sorretta da una motivazione congrua e giuridicamente corretta (tra le tante, le pronunce 20610/2011, 259/2005, 15188/2003); qualora però la parte sostenga che il Giudice si sia pronunciato su di una domanda diversa da quella proposta e lamenti la violazione della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, deducendosi un error in procedendo, la Corte di cassazione ha il potere dovere di procedere alla diretta interpretazione degli atti (così, tra le tante, le pronunce 20610/2011, 8411/2016).

E’ altresì costantemente affermato che in detta interpretazione, il giudice non è condizionato dalla formula adottata dalla parte, dovendo invece individuare l’effettiva volontà della stessa, e quindi il contenuto sostanziale della pretesa in una alle finalità in concreto perseguite, tenendo conto non solo della volontà espressamente formulata, ma anche di quella che possa implicitamente o indirettamente essere desunta dalle deduzioni e dalle richieste, dal tipo o dai limiti dell’azione proposta, dal comportamento processuale assunto(così, ex aliis, le pronunce 20610/2011, 8036/2004, 259/2005, 20912/2004, 14682/2001).

Nel merito, va rilevato che, come risulta dalle chiare espressioni contenute nella comparsa di risposta nonchè nella memoria del 28/1/98, riportate alle pagine 12 e 13 del ricorso, la Provincia ha affermato la propria estraneità in fatto ed in diritto rispetto a quando fatto valere dal P., sostenendo che, ove riscontrata una qualche responsabilità, questa sarebbe stata da “ricollegarsi ad arbitraria iniziativa della società appaltatrice, del tutto estranea ai lavori commissionati col contratto d’appalto”, che pertanto l’attore si sarebbe dovuto rivolgere alle ditte esecutrici, che se fosse stata riscontrata una qualche culpa in vigilando, sarebbe stata da imputarsi alla ditta appaltatrice, che rimaneva unica responsabile per i danni cagionati a terzi (vedi anche quanto riassunto nella memoria di replica del 2/11/2004, riportato a pag. 13 del ricorso), per concludere nel senso che la pretesa risarcitoria attorea dovesse essere “direttamente ed esclusivamente”rivolta alla società appaltatrice Valdata.

Anche la Valdata nel chiamare la Brussi ha negato la propria responsabilità, addossandola integralmente alla subappaltatrice, sostenendo che vi era stato un accordo tra la proprietà e la Brussi per l’installazione di alcune attrezzature di cantiere su richiesta della subappaltatrice così in comparsa di costituzione e risposta e in sede di comparsa conclusionale, negli incisi riportati a pag. 15 del ricorso).

E d’altra parte, avendo dette parti negato la propria legittimazione passiva, intesa come titolarità passiva dell’obbligazione risarcitoria, è di chiara evidenza come fosse incompatibile con detta impostazione difensiva ritenere operata la chiamata in garanzia e non già la chiamata del terzo responsabile, dovendosi privilegiare l’effettiva volontà delle chiamante in relazione allo scopo in concreto perseguito, ovvero attribuire ai terzi la responsabilità piena dei fatti dedotti dall’attore.

Ed infatti, come affermato tra le altre nelle pronunce 20610/2011, 254/2006, 2471/2000, la contestazione della legittimazione passiva da parte del convenuto che abbia chiamato in causa un terzo obbligato in sua vece è logicamente e giuridicamente incompatibile con la qualificazione dell’evocazione del terzo come chiamata in garanzia, la quale, di per sè, non può non presupporre la non contestazione della legittimazione passiva.

Ne consegue l’estensione automatica della domanda ai terzi chiamati indicati come unici responsabili anche in mancanza dell’espressa, tempestiva estensione della domanda da parte del P..

3.1. – Accolto il ricorso, va conseguentemente cassata la pronuncia impugnata, con rinvio alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, che provvederà ad uniformarsi a quanto sopra rilevato ed alla quale si rinvia anche la statuizione sulle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2016

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