Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24255 del 04/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 04/10/2018, (ud. 11/09/2018, dep. 04/10/2018), n.24255

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14324-2017 proposto da:

M.P.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 2,

presso lo studio dell’avvocato MARIO ROSATI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MA.RO., nella qualità di procuratore generale alle liti di

P.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL GOVERNO

VECCHIO 20, presso lo studio dell’avvocato ANDREA VALLI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCELLO MANCUSO;

– controricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI ROMA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2119/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 30/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 11/09/2018 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO

– che è proposto ricorso, fondato su due motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma del 30 marzo 2017, la quale ha respinto l’impugnazione avverso la decisione di primo grado, che aveva dichiarato la comunione legale fra i coniugi in ordine alle quote sociali della Pepè s.r.l. e della Eredi M. s.r.l., in titolarità del marito;

– che la corte territoriale ha affermato, per quanto ancora rileva, come: a) le parti contrassero matrimonio in regime di comunione dei beni e, durante il matrimonio, furono acquistate dalla moglie le quote in discorso, in seguito trasferite al marito in occasione del giudizio di separazione, ma all’insaputa della moglie; b) indipendentemente dalla intestazione formale, prima della moglie e poi del marito, le quote ricadono nella comunione legale degli acquisti in costanza di matrimonio; c) nessuna domanda ammissibile è stata proposta con riguardo alla esclusione dalla comunione ex art. 179, lett. b), per essere le quote di provenienza donativa;

– che la parte intimata ha depositato il controricorso;

– che è stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c.;

– che la parte controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

– che il primo motivo – il quale censura la violazione e falsa applicazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c. e art. 77 att. c.p.c., per avere la corte del merito permesso il deposito tardivo del fascicolo di parte appellata, contenente la procura generale alle liti – è manifestamente inammissibile, avendo la corte del merito dato atto, nello svolgimento del processo, di rinvii concessi “ai sensi dell’art. 309 c.p.c. e per consentire il deposito del fascicolo di primo grado di parte appellata”: condotta che non si espone alla censura proposta, dato che, da un lato, è privo di specificità, e, dall’altro lato, non chiarisce quale pregiudizio da ciò sarebbe derivato all’istante;

– che, invero, costituisce principio consolidato quello secondo cui la denuncia di un vizio in procedendo deve essere accompagnata dall’indicazione di tutti gli elementi che lo esprimono, posto che (ex plurimis, Cass. 30 settembre 2015, n. 19410) “L’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone che la parte, nel rispetto del principio di autosufficienza, riporti, nel ricorso stesso, gli elementi ed i riferimenti atti ad individuare, nei suoi termini esatti e non genericamente, il vizio processuale, onde consentire alla corte di effettuare, senza compiere generali verifiche degli atti, il controllo del corretto svolgersi dell’iter processuale”;

– che, inoltre, del pari costante è il principio, secondo cui (fra le tante, Cass. 26 ottobre 2015, n. 21709) “La previsione di nullità per vizi della sentenza o del procedimento non è inteso a tutelare l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma tutela il diritto all’eliminazione di eventuali vulnera subiti in concreto dal diritto di difesa della parte in dipendenza del denunciato error in procedendo, ne consegue che la nullità della sentenza e del procedimento deve essere dichiarata solo ove, nell’impugnazione alla denunzia del vizio idoneo a determinarla segua l’indicazione dello specifico pregiudizio che essa abbia arrecato al diritto di difesa”;

– che il secondo motivo – il quale deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1421 c.c. e art. 112 c.p.c., in quanto le deliberazioni di esclusione della moglie dalle società non sono state impugnate nel termine previsto dall’art. 2479-ter c.c.- è inammissibile, posto che non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, la quale ha evidenziato come, al di là della formale intestazione, l’acquisto pacifico delle quote in costanza di matrimonio rende le medesime soggette al regime di comunione dei beni;

– che occorre provvedere sulle spese di lite del giudizio di legittimità;

– che segue la dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Oscuramento dei dati personali.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2018

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