Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24243 del 28/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24243 Anno 2013
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: GARRI FABRIZIA

ORDINANZA
sul ricorso 29633-2011 proposto da:
BERTOTTI AGOSTINA BRTGTN51E64H620X, elettivamente domiciliata in
ROMA, PIAZZA DI PIETRA 26, presso lo studio dell’avvocato MAGRONE
GIANDOMENICO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
DRAGONE MASSIMO giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente contro
MINISTERO DELLA SALUTE 96047640584, in persona del Ministro pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 28/10/2013

avverso la sentenza n. 477/2011 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA del
21/06/2011, depositata il 30/08/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 03/10/2013 dal
Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI;

FATTO E DIRITTO
Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Venezia confermando la
statuizione di primo grado di rigetto della domanda proposta da Agostina Bertotti
nei confronti del Ministero della Salute negava il diritto della stessa ad ottenere la
rivalutazione, sulla base degli indici Istat, anche dell’indennità integrativa speciale,
computata nell’indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992 di cui godeva.
Avverso detta sentenza propone ricorso la Bertotti sulla base di un articolato
motivo. Resiste con controricorso il Ministero.
Il ricorso è fondato conformemente alla giurisprudenza di questa Corte (da ultimo,
Cass. 12590/2012 e 29914/2011).
Era stato affermato (Cass. n. 21703 del 13/10/2009, disattendendo il precedente
orientamento di cui a Cass. N. 15894 del 2005) che “In materia di danni da
vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni od emoderivati, la rivalutazione annuale non
si applica all’indennità integrativa speciale, prevista dalla L. 25 luglio 1992, n. 210,
art. 2, comma 2, sia perché il legislatore ne ha espressamente stabilito il
riconoscimento solo per l’indennizzo, autonomamente disciplinato dall’art. 2 cit.,
comma 1 (così come modificato dalla L. 25 luglio 1997, n. 238), sia perché
l’indennità integrativa speciale ha proprio la funzione di attenuare od impedire gli
effetti della svalutazione monetaria, per cui è ragionevole che ne sia esclusa
normativamente la rivalutabilità”.
L’infondatezza della pretesa era stata poi confermata dalla successiva sentenza n.
22112 del 2009, che si era data carico di risolvere il contrasto.

è presente il P.G. in persona del Dott. GIULIO ROMANO.

Inoltre con il D.L. n. 78 del 2010, art. 11, comma 13 convertito in L. n. 122 del
2010, si è disposto che “la L. 25 febbraio 1992, n. 210, art. 2, comma 2 e successive
modifiche, si interpreta nel senso che la somma corrispondente all’importo della
indennità integrativa speciale non è rivalutato secondo il tasso di inflazione”.

costituzionale del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 11, commi 13 e 14, ritenendo
tale disciplina non conforme al canone di ragionevolezza.
Con detta sentenza si è affermato che : “( ) come questa Corte ha già chiarito, la
menomazione della salute conseguente a trattamenti sanitari può determinare, oltre
al risarcimento del danno in base alla previsione dell’art. 2043 c.c., il diritto ad un
equo indennizzo, in forza dell’art. 32 in collegamento con l’art. 2 Cost., qualora il
danno, non derivante da fatto illecito, sia conseguenza dell’adempimento di un
obbligo legale, come la sottoposizione a vaccinazioni obbligatorie (fattispecie alla
quale è stato assimilato il caso in cui il danno sia derivato da un trattamento
sanitario che, pur non essendo giuridicamente obbligatorio, sia tuttavia, in base ad
una legge, promosso dalla pubblica autorità in vista della sua diffusione capillare
nella società: sentenza n. 27 del 1998); nonché il diritto, qualora ne sussistano i
presupposti a norma dell’art. 2 Cost. e dell’art. 38 Cost., comma 2, a misure di
sostegno assistenziale disposte dal legislatore nell’ambito della propria
discrezionalità (sentenze n. 342 del 2006, n. 226 del 2000 e n. 118 del 1996). La
situazione giuridica di coloro che, a seguito di trasfusione, siano affetti da epatite è
riconducibile all’ultima delle ipotesi ora indicate. E il legislatore, nell’esercizio dei
suoi poteri discrezionali, è intervenuto con la L. n. 210 del 1992, prevedendo (tra
l’altro) un indennizzo consistente in una misura di sostegno economico, fondato
sulla solidarietà collettiva garantita ai cittadini, alla stregua dei citati artt. 2 e 38
Cost., a fronte di eventi generanti una situazione di bisogno (sentenza n. 342 del
2006, punto 3 del Considerato in diritto), misura che trova fondamento nella
insufficienza dei controlli sanitari predisposti nel settore (sentenza n. 28 del 2009).
Le scelte del legislatore, nell’esercizio dei suoi poteri di apprezzamento della qualità,

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 293 del 2011, ha dichiarato l’illegittimità

della misura, della gradualità e dei modi di erogazione delle provvidenze da
adottare, rientrano nella sfera della sua discrezionalità. Tuttavia, compete a questa
Corte verificare che esse non siano affette da palese arbitrarietà o irrazionalità,
ovvero non comportino una lesione della parità di trattamento o del nucleo

deve rilevare che con la L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 363
(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato Legge Finanziaria 2008), è stato disposto che “L’indennizzo di cui alla L. 29 ottobre
2005, n. 229, art. 1 è riconosciuto, altresì, ai soggetti affetti da sindrome da
talidomide, determinata dalla somministrazione dell’omonimo farmaco, nelle forme
dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della macromelia”. La L. 29 ottobre
2005, n. 229, art. 1 rinvia, a sua volta, ai soggetti di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 1,
comma 1 e disciplina l’ulteriore indennizzo ai medesimi spettante, determinandone
importo e modalità di erogazione (comma 1). Il comma 4 della norma statuisce che
“L’intero importo dell’indennizzo, stabilito ai sensi del presente articolo, è rivalutato
annualmente in base alla variazione degli indici ISTAT”. Per il richiamo effettuato
dalla L. n. 24 del 2007 all’intero L. n. 229 del 2005, art. 1 anche quest’ultima
disposizione si applica all’indennizzo riconosciuto ai soggetti affetti da sindrome da
talidomide. Del resto, il regolamento di esecuzione della L. n. 244 del 2007, art. 2,
comma 363, recato dal D.M. 2 ottobre 2009, n. 163 ribadisce nell’art. 1, comma 4,
che l’importo dell’indennizzo suddetto “è interamente rivalutato annualmente in
base alla variazione degli indici ISTAT.
Orbene, come già chiarito da questa Corte, non è ravvisabile irrazionale disparità di
trattamento dei soggetti danneggiati in modo irreversibile da emotrasfusioni
rispetto a quanti abbiano ricevuto una menomazione permanente alla salute da
vaccinazioni obbligatorie, trattandosi di situazioni diverse che non si prestano ad
entrare in una visione unificatrice (sentenza n. 423 del 2000 e ordinanza n. 522 del
2000). Non altrettanto, però, può dirsi per la situazione delle persone affette da
sindrome da talidomide. Invero, la ratio del beneficio concesso a tali persone è da

minimo della garanzia (sentenze n. 342 del 2006 e n, 226 del 2000). Ciò posto, si

ravvisare nell’immissione in commercio del detto farmaco in assenza di adeguati
controlli sanitari sui suoi effetti, sicché esso ha fondamento analogo, se non
identico, a quello del beneficio introdotto dalla L. n. 210 del 1992, art. 1, comma 3.
Nella sindrome da talidomide, come nell’epatite post-trasfusionale, i danni

legalmente imposti e neppure incentivati e promossi dall’autorità nell’ambito di una
politica sanitaria pubblica.
Entrambe le misure hanno natura assistenziale, basandosi sulla solidarietà collettiva
garantita ai cittadini alla stregua degli artt. 2 e 38 Cost..
In questo quadro non si giustifica, e risulta, quindi, fonte di una irragionevole
disparità di trattamento in contrasto con l’art. 3 Cost., comma 1, la situazione
venutasi a creare, a seguito della normativa censurata, per le persone affette da
epatite post- trasfusionale rispetto a quella dei soggetti portatori della sindrome da
talidomide.
A questi ultimi è riconosciuta la rivalutazione annuale dell’intero indennizzo,
mentre alle prime la rivalutazione (sulla base del tasso di inflazione programmato:
L. n. 210 del 1992, art. 2, comma 1) è negata proprio sulla componente diretta a
coprire la maggior parte dell’indennizzo stesso, con la conseguenza, tra l’altro, che
soltanto questo rimane esposto alla progressiva erosione derivante dalla
svalutazione. E ciò ad onta delle caratteristiche omogenee come sopra riscontrate
tra i due benefici.

irreversibili subiti dai pazienti sono derivati da trattamenti terapeutici non

La tesi della difesa dello Stato, secondo cui essi in realtà resterebbero
differenziati ab origine, “nel senso che il relativo ammontare è
comunque diverso”, anche a prescindere dalla rivalutabilità o meno
della componente commisurata alla indennità integrativa speciale
inclusa nella base di calcolo, non può essere condivisa.

determinazione del quantum e, quindi, risponde a legittime scelte
discrezionali del legislatore che non sono qui in discussione. Esse,
comunque, non incidono sulle ragioni unificanti sopra evidenziate.
Conclusivamente, alla stregua delle esposte considerazioni, deve essere
dichiarata l’illegittimità costituzionale del D.L. n. 78 del 2010, art. 11,
comma 13 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 122 del 2010, art.
1, comma 1. La declaratoria riguarda anche il successivo comma 14,
trattandosi di disposizione strettamente connessa alla precedente, in
quanto diretta a regolare gli effetti intertemporali della norma
interpretativa, della quale, dunque, segue la sorte (Corte cost.
293/2011)”.
Per le considerazioni esposte il ricorso va accolto e la sentenza deve
essere cassata.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti la controversia può
essere decisa nel merito con accoglimento della domanda come
formulata in primo grado.
Quanto alle spese dell’intero processo si reputa equo compensarle in
considerazione dell’esistenza di contrastanti orientamenti ed al recente
intervento della Corte Costituzionale sulla normativa di interpretazione
autentica sopravvenuta nel corso del processo e dichiarata illegittima
(Corte Cost. sentenza n. 293 del 2011 che ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 11, commi 13 e 14).

Infatti, il diverso ammontare dell’indennizzo attiene alla

P.Q.M.
LA CORTE

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e decidendo nel
merito condanna il Ministero della Salute al pagamento in favore

dell’indennità integrativa speciale sull’indennizzo in godimento oltre
interessi legali a decorrere dal 120 giorno successivo alla data di
presentazione della domanda amministrativa. Compensa tra le parti le
spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma il 3 ottobre 2013

Il Presidente

dell’ odierno ricorrente degli importi dovuti a titolo di rivalutazione

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