Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24232 del 13/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 13/10/2017, (ud. 16/03/2017, dep.13/10/2017),  n. 24232

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13786-2015 proposto da:

T.J., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso

la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIANFRANCO RENIER;

– ricorrente –

contro

BANCA DI CIVIDALE SPA, in persona del Vice Direttore Generale,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TACITO 50, presso lo studio

dell’avvocato BRUNO COSSU, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato AMEDEO DEL TOMA;

– controricorrente-

e contro

B.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2576/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 17/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/03/2017 dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO.

Fatto

RILEVATO

che:

con citazione del maggio 2011, la Banca di Cividale S.p.A. chiedeva al Tribunale di Venezia l’accertamento dell’esistenza di un credito, in capo al proprio debitore, B.G., nei confronti di un terzo pignorato, T.J., il quale aveva reso la dichiarazione negativa nell’ambito della procedura di pignoramento presso terzi. La banca sosteneva la fondatezza del pignoramento in quanto il T. risultava debitore di B. sulla base di un contratto preliminare di vendita, regolarmente trascritto. Il Tribunale accertava la sussistenza del credito pignorato e, avverso tale decisione, proponeva appello T.J., rilevando che l’obbligo del promissario acquirente di pagare il prezzo al momento della stipula del definitivo non consentiva di inquadrare quell’obbligo nella categoria dei crediti futuri, in quanto subordinato alla stipula del definitivo ed alla controprestazione rappresentata dal trasferimento di un bene di eguale valore. B.G. proponeva appello incidentale per la riforma della decisione in ordine alla condanna al pagamento delle spese;

la Corte d’Appello di Venezia, con sentenza del 17 novembre 2014, rigettava l’appello principale e quello incidentale, confermando la decisione impugnata con condanna al pagamento delle spese di lite;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione T.J. sulla base di tre motivi e la Banca Popolare di Cividale resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 2740, 2910 e 2932 c.c., nonchè degli artt. 492 e 543 c.p.c. rilevando che, secondo la Corte territoriale, il prezzo previsto nel preliminare, costituiva un credito futuro e, perciò, non pignorabile in quanto il T., quale promissario acquirente, era tenuto a pagare il prezzo stabilito nel contratto solo in un secondo momento. L’obbligazione di pagamento del prezzo sorge solo con la stipula del contratto definitivo e da questo negozio non deriva alcun credito pecuniario, ma solo l’obbligo, per i contraenti, di riprodurre il consenso per la stipulazione del contratto definitivo. Pertanto, l’obbligo di prestare il consenso, quale unica prestazione facente capo alle parti, costituisce un facere infungibile che non può essere oggetto di pignoramento presso terzi. Sotto altro profilo il contratto preliminare non costituisce un credito eventuale in concreto, ma al più un credito eventuale in astratto, non ricorrendo un rapporto giuridico di base idoneo a creare l’obbligazione, poichè tale rapporto sarebbe riferibile solo al definitivo;

con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2932 e 2900 c.c., nonchè dell’art. 112 c.p.c, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. L’azione surrogatoria, ai sensi dell’art. 2900 c.c., tende a far acquisire al patrimonio del debitore inerte gli aumenti allo stesso spettanti, pertanto tale istituto non è applicabile al contratto preliminare, poichè l’azione ai sensi dell’art. 2932 c.c. non aumenterebbe il patrimonio del promittente venditore, il quale verrebbe compensato, nell’incremento, dalla diminuzione conseguente al trasferimento dell’immobile. Inoltre, l’attore in surrogatoria non è nella proprietà e nella disponibilità del bene immobile da trasferire al promissario acquirente al fine di realizzare la condizione del pagamento del prezzo che, comunque, otterrebbe solo a seguito di sentenza costitutiva, ai sensi dell’art. 2932 c.c.;

con il terzo motivo eccepisce la violazione degli artt. 1401 c.c. e ss, nonchè dell’art. 543 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, con riferimento alla parte della decisione con la quale è stato stabilito che l’accertamento del credito pignorato, opera sia nei confronti del commissario acquirente, che nei confronti della persona che questi riterrà di nominare, poichè ciò produrrebbe l’inammissibile effetto di pignorare il credito del promittente venditore nei confronti del terzo nominato ai sensi dell’art. 1401 c.c., soggetto estraneo alla procedura;

i tre motivi possono essere trattati congiuntamente perche strettamente connessi. Il ricorso appare manifestamente fondato atteso che dal contratto preliminare non sorge un credito futuro, eventuale, in concreto, assoggettabile pignoramento presso terzi, poichè l’effetto del preliminare è l’insorgere dell’obbligo a concludere il definitivo e non la prestazione, costituita dal pagamento del prezzo, a sua volta subordinata al trasferimento del bene da parte del promittente alienante e rispetto a tale prestazione il surrogante non ha alcun potere. Infatti, l’istituto di credito, quale attore in surrogatoria, non è nella proprietà e nella disponibilità del bene immobile da trasferire al promissario acquirente, al fine di realizzare la condizione del pagamento del prezzo che, comunque, avverrebbe solo a seguito di sentenza costitutiva, ai sensi del’art. 2932 c.c.;

Ne consegue che il ricorso per cassazione deve essere accolto con riferimento al primo e secondo motivo, mentre il terzo è assorbito; la sentenza va cassata con rinvio, atteso che, in forza dei principi sopra affermati il giudice del merito dovrà valutare la sussistenza del credito di B. nei confronti di T..

PQM

 

La Corte accoglie primo e secondo motivo, assorbito il terzo;

cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello di Venezia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di Consiglio della Sezione Sedsta della Corte Suprema di Cassazione, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2017

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