Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24227 del 28/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24227 Anno 2013
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: BLASUTTO DANIELA

ORDINANZA
sul ricorso 596-2012 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocatiCORETTI
ANTONIETTA, STUNIPO VINCENZO, TRIOLO VINCENZO,
DE ROSE EMANUELE giusta mandato speciale in calce al ricorso;

– ricorrente contro
RUSSO ROSA GIOVANNA;

– intimata avverso la sentenza n. 6461/2010 della CORTE D’APPELLO di
BARI del 21/12/2010, depositata 11 22/12/2010;

Data pubblicazione: 28/10/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
27/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. DANIELA BLASUTTO;
udito l’Avvocato Antonietta Coretti difensore del ricorrente che si
riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. MARCELLO MATERA che

FATTO E DIRITTO
Con ricorso al Tribunale di Bari, Rosa Giovanna Russo, operaia
agricola a tempo determinato, aveva convenuto in giudizio l’Inps,
chiedendo venisse accertato il suo diritto alla differenza dell’indennità
di disoccupazione per l’anno 2006; la ricorrente – premesso che il
trattamento di disoccupazione le era stato corrisposto dall’Istituto sulla
base del salario medio convenzionale congelato all’anno 1995 sosteneva che il medesimo trattamento doveva essere invece calcolato,
ai sensi del D. Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, sui minimi retributivi
previsti dalla contrattazione collettiva provinciale, ivi compreso
l’elemento denominato t.f.r., con conseguente diritto alle differenze tra
quanto spettante e quanto percepito.
La domanda è stata respinta dal giudice di primo grado, mentre la
Corte d’appello di Bari, con sentenza depositata il 7 gennaio 2011, l’ha
accolta integralmente.
Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso per cassazione —
notificato in data 17-21 dicembre 2011 -, con due motivi.
La parte intimata non si è costituita in questa sede.
Coi due motivi, l’Istituto ricorrente, lamentando la violazione dell’art.
18, comma 18° del D.L. n. 98/2011, convertito in L. n. 111/2011 e, in
via subordinata, degli artt. 46, 51 e 55 del CCNL per gli operai agricoli
e florovivaisti del 2002 in relazione all’art. 6, comma 4°, lettera a) del
d.lgs. n. 314/97 nonché in relazione agli artt. 1362 e ss., 2120 cod. civ.
Ric. 2012 n. 00596 sez. ML – ud. 27-09-2013
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nulla osserva.

ed all’ artt. 4 commi 10 0 e 11 0 legge 297/82, censura la sentenza
unicamente per avere incluso nella retribuzione da prendere a base per
la liquidazione dell’indennità di disoccupazione anche la voce
denominata “quota di TFR”, la quale invece non dovrebbe esserlo, per
avere essa — contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale —

È stata depositata relazione, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che ha
concluso per la manifesta fondatezza del ricorso. Il Collegio ha
ritenuto la sussistenza dei presupposti per la definizione del giudizio in
camera di consiglio
Il ricorso, unitariamente considerato, è manifestamente fondato.
In proposito, si ricorda che questa Corte ha ripetutamente enunciato,
ad es. con la sentenza n. 202/2011, con riferimento a fattispecie
analoghe a quella in esame, il seguente principio: “Confermandosi quanto
già ritenuto dalla precedente sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui ai
fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di
retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a
confronto con il salario medio convenzionale ex art. 4 del D.lgs. 16 aprile 1997 n.
146 – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto, va ulteriormente
affermato che, sulla base del suddetto principio, la voce denominata `Vuota di
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