Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24226 del 28/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24226 Anno 2013
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: BLASUTTO DANIELA

ORDINANZA
sul ricorso 483-2012 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati CORETTI
I.

ANTONIETTA, TRIOLO VINCENZO, DE ROSE EMANUELE,
STUMPO VINCENZO giusta mandato speciale in calce al ricorso;
– ricorrente contro
PASTORESSA ROSA;
– intimata avverso la sentenza n. 6459/2010 della CORTE D’APPELLO di
BARI del 21/12/2010, depositata 11 22/12/2010;

Data pubblicazione: 28/10/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
27/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. DANIELA BLASUTTO;
udito l’Avvocato Antonietta Coretti difensore del ricorrente che si
riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. MARCELLO MATERA che

FATTO E DIRITTO
Con ricorso al Tribunale di Bari, Rosa Pastoressa, operaia agricola a
tempo determinato, aveva convenuto in giudizio l’Inps, chiedendo
venisse accertato il suo diritto alla differenza dell’indennità di
disoccupazione per l’anno 2006; la ricorrente – premesso che il
trattamento di disoccupazione le era stato corrisposto dall’Istituto sulla
base del salario medio convenzionale congelato all’anno 1995 sosteneva che il medesimo trattamento doveva essere invece calcolato,
ai sensi del D. Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, sui minimi retributivi
previsti dalla contrattazione collettiva provinciale, ivi compreso
l’elemento denominato t.f.r., con conseguente diritto alle differenze tra
quanto spettante e quanto percepito.
La domanda è stata respinta dal giudice di primo grado, mentre la
Corte d’appello di Bari, con sentenza depositata il 7 gennaio 2011, l’ha
accolta integralmente.
Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso per cassazione
notificato in data 16-21 dicembre 2011 -, con due motivi.
La parte intimata non si è costituita in questa sede.
Coi due motivi, l’Istituto ricorrente, lamentando la violazione dell’art.
18, comma 18° del D.L. n. 98/2011, convertito in L. n. 111/2011 e, in
via subordinata, degli artt. 46, 51 e 55 del CCNL per gli operai agricoli
e fiorovivaisti del 2002 in relazione all’art. 6, comma 4°, lettera a) del
d.lgs. n. 314/97 nonché in relazione agli artt. 1362 e ss., 2120 cod. civ.
Ric. 2012 n. 00483 sez. ML – ud. 27-09-2013
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nulla osserva.

ed all’ artt. 4 commi 10 0 e 11 0 legge 297/82, censura la sentenza
unicamente per avere incluso nella retribuzione da prendere a base per
la liquidazione dell’indennità di disoccupazione anche la voce
denominata “quota di TFR”, la quale invece non dovrebbe esserlo, per
avere essa — contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale —

È stata depositata relazione, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che ha
concluso per la manifesta fondatezza del ricorso. Il Collegio,
condividendo la proposta della relazione, ha ritenuto la sussistenza dei
presupposti per la definizione dei giudizio in camera di consiglio.
In proposito, si ricorda che questa Corte ha ripetutamente enunciato,
ad es. con la sentenza n. 202/2011, con riferimento a fattispecie
analoghe a quella in esame, il seguente principio: “Confermandosi quanto
già ritenuto dalla precedente sentenza di questa Corte n. 1054612007 per cui ai
fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di
retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a
confronto con i l salario medio convenzionale ex art. 4 del D.lgs. 16 aprile 1997 n.
146 – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto, va ulteriormente
affermato che, sulla base del suddetto principio, la voce denominata “quota di
1 PR” dai contratti collettivi vigenti a partire da quello del 27.11.1991, va esclusa
dal computo della indennità di disoccupazione, in considerazione della volontà
espressa dalle parti stipulanti, che è vietato disattendere in forza della disposizione
di cui all’art. 3 D.L. 14 giugno 1996 n. 318 convertito in legge 29 luglio 1996 n.
402, a norma del quale, agli effetti previdenziali, la retribuzione dovuta in base
agli accordi collettivi, non può essere individuata in difformità rispetto a quanto
definito negli accordi stessi. Dovendo escludersi che detta voce abbia natura diversa
rispetto a quella indicata dalle parti stipulanti, non è ravvisabile alcuna illegittima
alterazione degli istituii legali da parte dell’autonomia collettiva.”

Ric. 2012 n. 00483 sez. ML – ud. 27-09-2013
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effettiva natura di retribuzione differita.

Si rileva altresì, in proposito, che recentemente il significato della
norma di cui all’art. 4 del D. Lgs. n. 146 del 1997 individuato dalla
giurisprudenza sopra citata è stato esplicitato anche dal legislatore, che
all’art. 18, comma 18° del D.L. n. 98 del 2011, convertito nella legge n.
111 dello stesso anno, ha specificato che “L’art. 4 del D. Lgs. 16 aprile

modificazioni dalla legge 11 marzo 2006 n. 81, si interpretano nel senso che la
retribuzione utile per il calcolo delle prestazioni temporanee in favore degli operai
agricoli a tempo determinato non è comprensiva della voce del trattamento di fine
rapporto comunque denominato dalla contrattazione collettiva”.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art.
384, secondo comma, c.p.c. può provvedersi nel merito e rigettarsi la
domanda.
Tenuto conto dei dubbi interpretativi che hanno richiesto anche
l’intervento chiarificatore del legislatore, è giustificata la
compensazione delle spese dell’intero giudizio.
P. Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo
nel merito, rigetta la domanda relativa all’inclusione della quota TFR
nella base di calcolo dell’indennità di disoccupazione, compensa le
spese dell’intero giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27 settembre 2013
Il Presidente

1997 n. 146 e l’art. 1, comma 5° del D.L. 10 gennaio 2006 n. 2, convertito con

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