Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24224 del 18/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 18/11/2011, (ud. 27/10/2011, dep. 18/11/2011), n.24224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

MOLINARO SPA in persona dell’Amministratore e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA XX SETTEMBRE 3,

presso lo studio dell’avvocato SASSANI BRUNO NICOLA, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARIA VITTORIA

FARINACCI, FARINACCI ANGELO, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CAMPOBASSO in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato CALISE ANTONIO, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 34/2007 della COMM. TRIB. REG. di CAMPOBASSO,

depositata il 12/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO MERONE;

Preso atto che il P.G. non ha formulato osservazioni sulla relazione

ex art. 380 bis c.p.c. notificatagli.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio, Letti gli atti del ricorso specificato in epigrafe;

Vista, condivisa e fatta propria la relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. nella quale si legge:

“La Molinaro s.p.a. ha impugnato una cartella di pagamento, notificata l’11 gennaio 2005, con la quale il Comune di Campobasso, a mezzo della S.R.T. concessionaria della riscossione, richiedeva il pagamento della imposta comunale sulla pubblicità, relativa all’anno 2000. La CTR, con la sentenza indicata in epigrafe, accogliendo l’appello del Comune, ha rigettato il ricorso della società.

La società ricorre per la cassazione della sentenza specificata in epigrafe, contro il Comune di Campobasso, sulla base di due motivi.

Il Comune resiste con controricorso.

Il ricorso non merita accoglimento.

Con il primo motivo vengono denunciati vizi di motivazione in relazione al fatto che la CTR non avrebbe tenuto conto della documentazione prodotta dalla società per dimostrare che la stessa non aveva mai ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento presupposto che il Comune aveva prodotto tardivamente in appello in violazione del disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58 e che i giudici di appello non si sono fatti carico di rilevare che il Comune non aveva adempiuto ai propri oneri probatori. Il motivo è inammissibile perchè privo del necessario riassuntivo quesito sintesi (Cass. 2652/2008). Peraltro, il motivo, carente anche di autosufficienza, prospetta una pluralità di problemi, alcuni dei quali di mero diritto, in relazione a ciascuno dei quali andava formulato uno specifico quesito (violazione dell’art. 116 c.p.c., dell’art. 2697 c.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58) Pertanto il motivo è inammissibile.

Con il secondo motivo la società denuncia la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 9, del D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 3, comma 6 del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 52, comma 6 e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 prospettando la tesi che “la riscossione coattiva dei tributi e delle altre entrate di spettanza dei comuni, se non svolte in proprio come nella specie doveva essere effettuata secondo la disciplina vigente ratione temporis con la procedura di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nel rispetto del termine di decadenza posto dall’art. 17 di tale decreto. Con la conseguenza che i ruoli di riscossione non formati e resi esecutivi, entro il primo anno successivo a quello in cui l’accertamento era divenuto definitivo, devono essere dichiarati tardivi, e come tali illegittimi”.

Il ricorso è manifestamente infondato. La tesi prospettata dalla ricorrente non può trovare accoglimento. Il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 9, comma 5, vigente ratione temporis, come ha anche evidenziato il giudice di appello, dopo avere premesso che la riscossione coattiva dell’imposta sulla pubblicità si effettuava secondo le disposizioni del D.P.R. n. 43 del 1988, precisava che il ruolo doveva “essere formato e reso esecutivo entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’avviso di accertamento o di rettifica è stato notificato”. Questa specifica disposizione è stata espressamente abrogata soltanto a partire dal 1 gennaio 2007, in forza della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 172, lett. a).

Il fatto che successivamente il D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 52, comma 6 abbia disposto in via generale che “La riscossione coattiva dei tributi e delle altre entrate di spettanza delle province e dei comuni viene effettuata con la procedura di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, se affidata ai concessionari del servizio di riscossione di cui al D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43″ (fino alla nuova riforma attuata dalla L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 224, lett. b), non sembra idonea a far ritenere superata la normativa specificamente prevista per la tassa sulla pubblicità: lex posterior generalis non derogat priori speciali.

Non rileva, quindi, la giurisprudenza citata dalla ricorrente secondo la quale la riforma della riscossione non riguarda soltanto le imposte sul reddito ma tutti i tributi richiamati dal D.P.R. n. 43 del 1988, art. 67 (Cass. 1921/2008), tra i quali, peraltro, non figura l’imposta sulla pubblicità. Nè rileva il fatto che l’imposta comunale sulla pubblicità sia indicata dal successivo dello stesso D.P.R. n. 43 del 1988, art. 68 perche trattasi di norma anteriore, rispetto a quella in esame, e quindi non poteva incidere sulla disciplina specificamente dettata dall’art. 9, comma 5, rimasto in vigore fino al 30 dicembre 2006.

Peraltro, non è senza rilievo il fatto che il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 9, comma 5, pur rinviando alla disciplina generale sulla riscossione dettata dal D.P.R. n. 43 del 1988, ha previsto un proprio termine per la formazione dei ruoli.

Si ritiene quindi che il ricorso, inammissibile per il primo motivo e manifestamente infondato per il secondo, possa essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1”;

Considerato:

– che la relazione è stata notificata ai sensi dell’art. 308 bis c.p.c., comma 3;

– che la discussione in camera di consiglio non ha apportato nuovi elementi di valutazione;

– che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

– che sussistono giuste ragioni per compensare le spese dell’intero giudizio, in considerazione del diverso esito delle varie fasi del giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2011

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