Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24215 del 29/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 29/11/2016, (ud. 09/11/2016, dep. 29/11/2016), n.24215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana M.T. – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1983-2011 proposto da:

M.M., M.A., M.G., elettivamente domiciliati

in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’Avvocato GIUNIO LUIGI MASSA

(avviso postale ex art. 135), giusta delega in calce;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFICIO DI VIAREGGIO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 56/2010 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 26/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/11/2016 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA;

udito per il controricorrente l’Avvocato CAMASSA che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

TOMMASO BASILE che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. M.A., M.G. e M.M. proponevano ricorso alla commissione tributaria di primo grado di Lucca assumendo che non erano dovute le maggiori imposte di registro ed Invim pretese dall’ufficio in relazione a un atto di compravendita. La commissione di primo grado accoglieva il ricorso ed ordinava all’ufficio di provvedere al rimborso delle somme percepite. La sentenza era confermata dalla commissione tributaria di secondo grado di Lucca e della commissione tributaria centrale. I contribuenti notificavano all’Agenzia delle entrate di Viareggio, in data 25 settembre 2008, atto di diffida per il rimborso di Euro 391,99, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria, per l’imposta di registro a suo tempo versata e di Euro 371,48, oltre gli interessi e la rivalutazione monetaria, per l’Invim indebitamente versata. L’ufficio disponeva, in data 4 agosto 2009, il rimborso della somma di Euro 391,99. I contribuenti instauravano giudizio di ottemperanza dinanzi alla commissione tributaria regionale della Toscana chiedendo che fossero loro corrisposti: a) la rivalutazione monetaria anno per anno e gli interessi calcolati sulla somma di Euro 391,99 versata il (OMISSIS) e restituita dall’ufficio il 4.8.2009; b) la somma di Euro 371,99, oltre alla rivalutazione ed agli interessi sulla somma rivalutata anno per anno. La commissione tributaria regionale accoglieva il ricorso in ottemperanza disponendo il pagamento a favore dei ricorrenti della somma capitale di Euro 371,48, oltre gli interessi legali e la rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat dalla data di richiesta del rimborso effettuata il 25 settembre 2008 al saldo e della somma dovuta per interessi legali e rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat, calcolata sull’importo capitale di Euro 391,99, dalla richiesta notificata il 25 settembre 2008 al 4 agosto 2009, data del rimborso della somma capitale.

2. Avverso la sentenza della CTR propone propongono ricorso per cassazione i contribuenti svolgendo un motivo. L’Agenzia delle entrate si è costituita in giudizio con controricorso.

3. Con l’unico motivo i ricorrenti deducono violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360, comma 1, numero 3, cod. proc. civ., in relazione all’articolo 1224 cod. civ. sostenendo che i giudici investiti del giudizio di ottemperanza sono incorsi in errore nel disporre il pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria non già, come avrebbero dovuto, dalla data del versamento delle somme, ma dalla notifica della messa in mora avvenuta il 25 settembre 2008.

5. Preliminarmente rileva il collegio che l’eccezione di inammissibilità del ricorso,fondata sul fatto che con esso risulta impugnata una sentenza diversa, è infondata. Invero si tratta di mero errore materiale compiuto dai ricorrenti nella stesura del ricorso, avendo essi erroneamente indicato un numero di sentenza diverso da quello della decisione effettivamente impugnata. Peraltro dal testo del ricorso si evince inequivocabilmente che l’impugnazione riguarda la sentenza n. 56/1/10.

6. In ordine all’unico motivo di ricorso proposto, si osserva quanto segue. Costituisce principio più volte affermato dalla Corte di legittimità quello secondo cui, in tema di giudizio di ottemperanza alle decisioni delle commissioni tributarie, il potere del giudice sul comando definitivo inevaso va esercitato entro i confini invalicabili posti dall’oggetto della controversia definita col giudicato, di talchè può essere enucleato e precisato il contenuto degli obblighi nascenti dalla relativa decisione, chiarendosene il reale significato, ma non può essere attributo un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello riconosciuto con la sentenza da eseguire. Pertanto, la possibilità di applicare al giudizio di ottemperanza l’istituto civilistico della rivalutazione ovvero degli interessi deve ritenersi esclusa, in quanto ciò presuppone un accertamento del giudice che travalica i limiti fissati dal contenuto del giudicato ed è sottratto alla sua competenza (Cass. n. 25696 del 09/12/2009; Cass. n. 13681 del 24/06/2005; Cass. n. 3555 del 22/02/2005). E’ stato altresì ritenuto (Cass. n. 3555 del 22/02/2005) che il giudice dell’ottemperanza, facendo corretta applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, comma 7, nella parte in cui stabilisce che il collegio adotta i provvedimenti necessari all’ottemperanza, attenendosi agli obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto conto della relativa motivazione, deve considerare il ricorso nel suo complesso, compresa la richiesta di pagamento degli interessi, avuto riguardo alla natura meramente accessoria di tale obbligazione e alla compatibilità di tale interpretazione del giudicato sia con il dispositivo che con la sua motivazione.

Ora, dalla sentenza impugnata si evince che la commissione tributaria provinciale, con sentenza depositata il 23.5.1988, accogliendo la richiesta della parte, ha ordinato all’Ufficio “… di provvedere al rimborso delle somme percette”. Con la sentenza qui impugnata la CTR, facendo applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, comma 7, ha adottato i provvedimenti ritenuti necessari per l’ottemperanza tenendo conto non solo del dispositivo della sentenza depositata il 23.5.1988 ma anche della motivazione di essa che, esprimendo, nella sostanza, il giudizio di condivisione della domanda formulata dalla parte nel suo complesso, doveva ritenersi riferita anche agli interessi richiesti. Sennonchè la CTR ha travalicato i limiti del suo potere poichè ha accolto anche la domanda di corresponsione del maggior danno derivante da svalutazione monetaria, domanda che non avrebbe potuto trovare accoglimento dato che, nel rimborso delle imposte indebitamente versate, si applica, quanto alla misura degli interessi spettanti sulle somme dovute in restituzione, la disciplina dettata dalla L. 26 gennaio 1961, n. 29, artt. 1 e 5, (e succ. mod.), la quale, per il suo carattere di specialità, esclude l’applicabilità dell’art. 1224 c.c., comma 2, con la conseguenza che il contribuente non ha diritto al risarcimento dell’eventuale danno superiore a quello ristorato dalla misura del tasso semestrale degli interessi fissata dall’ art. 1 della legge cit. (cfr. Cass. n. 10018 del 29/04/2009). Tale questione, peraltro, non ha rilievo nel caso che occupa, posto che l’agenzia delle entrate non ha svolto ricorso incidentale sul punto.

Tutto ciò premesso, il motivo di ricorso svolto dai contribuenti è infondato in quanto la L. 26 gennaio 1961, n. 29, art. 5,prevede che sulle somme pagate per tasse e imposte indirette sugli affari, e ritenute non dovute a seguito di provvedimento in sede amministrativa o giudiziaria, spettano al contribuente gli interessi di mora nella misura di cui al precedente art. 1 a decorrere dalla data della domanda di rimborso, per il che la CTR, nell’adottare i provvedimenti necessari per l’ottemperanza, ha bensì fatto riferimento alla motivazione della sentenza depositata il 23.5.1988 (ritenendo fossero dovuti ai contribuenti gli interessi, oltre alla somma capitale indebitamente versata), ma vi ha dato attuazione nei limiti in cui la legge prevede la corresponsione degli interessi richiesti dalla parte e, dunque, con decorrenza dal giorno della domanda.

Il ricorso va, perciò, respinto. Le spese processuali, in considerazione della complessità della questione trattata, si compensano tra le parti.

PQM

La corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2016

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