Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24213 del 25/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24213 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: GIACALONE GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso 24182-2012 proposto da:
NEGRI GIAMPIETRO NGRGPT47B08B157Q titolare della ditta
individuale omonima, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
CONDOTTI 91, presso lo studio dell’avvocato COMPOSTELLA
FULCIO, rappresentato e difeso dall’avvocato SEGALA FABRIZIO,
giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente contro
DONATI SPA in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO
EMANUELE II n. 229, presso lo studio dell’avvocato DONVITO
MARCO, che la rappresenta e difende, giusta procura speciale a
margine del controricorso;

– controrícorrente –

Data pubblicazione: 25/10/2013

avverso la sentenza n. 873/2012 della CORTE D’APPELLO di
BRESCIA del 27.6.2012, depositata il 02/07/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
09/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI
GIACALONE;

avv. Marco Donvito) che si riporta agli scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARIO
FRESA che si riporta alla relazione scritta.

Ric. 2012 n. 24182 sez. M3 – ud. 09-10-2013
-2-

udito per la controricorrente l’Avvocato Raffaele Bonfiglio (per delega

66) R. G. n. 24182/2012
IN FATTO E IN DIRITTO
Nella causa indicata in premessa. é stata depositata la seguente relazione:
“1. – La sentenza impugnata (Corte d’Appello Brescia, 02/07/2012) ha, per
quanto qui rileva, accolto l’appello proposto da Donati Spa avverso la
sentenza del Tribunale di Brescia, che aveva respinto l’opposizione al

ordinato alla società Donati Spa, il pagamento della somma di 24.915,94
euro, osservando che dall’istruttoria era risultato provato che il Negri aveva
eseguito tutte le prestazioni indicate nelle fatture nn. 14/99 e 14/02 e che la
contestazione sollevata dalla Donati spa riguardava solo l’esistenza del
credito, ma non il suo ammontare. La Corte d’Appello, in riforma della
sentenza di primo grado, concludeva per la mancanza di prova circa
l’esistenza di un ulteriore credito in favore del Negri e per la genericità delle
dichiarazioni rese dai testi escussi, inidonee a modificare il quadro offerto
dallo stato di avanzamento finale.
2.- Ricorre per Cassazione il Negri con unico motivo di ricorso; resiste con
controricorso la Donati spa. La censura dedotta dal ricorrente riguarda:
2.1 — Art. 360, n. 5 c.p.c., omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione
circa un punto decisivo della controversia in relazione alla valutazione della
documentazione in atti ed alle risultanze delle prove orali, per avere la Corte
Territoriale affermato che la documentazione fiscale non possa essere
ritenuta attendibile, necessitando di riscontro probatorio, ed avere attribuito
piena prova — invece – ad un documento, non sottoscritto ed elaborato dalla
stessa parte che lo produce, senza indicarne le ragioni per cui tale atto
avrebbe particolare valore probatorio, soprattutto alla luce delle
dichiarazioni rese dai testimoni, che lo avrebbero smentito.
3. — Il ricorso è manifestamente privo di pregio, implicando accertamenti di
fatto e valutazioni di merito. Ripropone, in particolare, un’inammissibile
“diversa lettura” delle risultanze probatorie, senza tenere conto del
consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui, quanto alla
valutazione delle prove adottata dai giudici di merito, il sindacato di
legittimità non può investire il risultato ricostruttivo in sè, che appartiene
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decreto ingiuntivo emesso su ricorso di Giampietro Negri e con cui era

all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito (Cass. n.
12690/10, in motivazione; n. 5797/05; 15693/04). Del resto, i vizi
motivazionali denunciabili in Cassazione non possono consistere nella
difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del
merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo a detto giudice
individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove,
controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze

prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, salvo i casi tassativamente
previsti dalla legge in cui un valore legale è assegnato alla prova (Cass. n.
6064/08; nonché Cass. n. 26886 /08 e 21062/09, in motivazione). L’esame
dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la
valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il
giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di
altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più
idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto
riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria
decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite
che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere
tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni
difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e
circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente
incompatibili con la decisione adottata (Cass. n. 5328/07, in motivazione;
12362/06).
Nel caso di specie, la Corte d’Appello, con congrua e corretta
motivazione, ha osservato che il contratto che regolava i rapporti tra la
Donati Spa e il Negri contemplava due ordini di prestazioni, il primo
riguardava un .facere (gestione e assistenza tecnica nell’esecuzione degli
impianti elettrici) e il secondo un dare (fornitura di materiale descritto in
documenti allegati, non prodotti in causa) e, quanto alle modalità di
pagamento, prevedeva l’emissione di fatture “ogni fine mese” ed il relativo
pagamento “a 60/90 giorni data fattura… previo SAL redatto in
contraddittorio con il responsabile di cantiere”. Aggiunge, poi, che il Negri
produceva le fatture nn. 14/1999 e 14/2002, che, fra loro integrate,
avrebbero dovuto riferirsi alla completa esecuzione delle prestazioni poste a
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istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare

suo carico in forza del contratto de quo e che, “tale documentazione fiscale,
tuttavia, non gode del necessario riscontro probatorio, né in via documentale
né dalle risultanze dell’istruttoria orale esperita in primo grado”. Sotto il
primo profilo, ad opera della Donati Spa era stato prodotto lo stato di
avanzamento n. 2 finale dei lavori eseguiti alla data del 30 novembre 1999,
redatto a cura della direzione dei lavori e dal quale risultava un sostanziale
pareggio fra l’ammontare di lavori eseguiti e somministrazione fatte: in

prestazioni originariamente pattuite, erano enunciati lavori e forniture non
effettuati, era detratto il complessivo ammontare e liquidato, in via finale,
l’importo di lire 102.200.000. Per tale via, i giudici di merito hanno ritenuto
non provata l’esistenza dell’ulteriore credito del Negri e che “i testi escussi
non hanno fornito un concreto ed univoco conforto alle ragioni dell’odierno
ricorrente, attesa la obiettiva genericità delle risposte date ad altrettanto
generici capitoli di prova, che in ogni caso non possono modificare il quadro
offerto dal già menzionato stato di avanzamento finale”.
4. – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai
sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso.”
La relazione é stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai
difensori delle parti costituite.
La parte ricorrente ha presentato memoria, riproponendo le argomentazioni
contenute nel ricorso. Le osservazioni ed i rilievi addotti con la memoria
non inficiano i motivi in fatto e in diritto posti a base della relazione. La
parte controricorrente ha presentato memoria, insistendo per il rigetto del
ricorso.
Ritenuto che:
a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il Collegio ha
condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, precisando:
a) che, quanto al primo motivo, ove parte ricorrente avesse inteso lamentare,
anziché un erroneo apprezzamento delle risultanze di causa, una vera e
propria inesatta percezione, da parte dei giudici di merito, di circostanze da
essi date per provate, ma che risulterebbero diverse in base agli atti del
processo, le censure si rivelerebbero parimenti inammissibili in questa sede,
perché avrebbero dovuto formare oggetto di ricorso per revocazione (v., fra
le tante, Cass. n. 1061 del 2001);
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particolare, veniva illustrata una specifica contabilizzazione delle

b) che quanto al secondo motivo la deduzione circa l’inidoneità dello stato
di avanzamento dei lavori a rappresentare idoneo elemento di valutazione
costituisce censura nuova e comunque inammissibile, non essendo
desumibile se e come essa sia stata proposta nei precedenti gradi;
che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente
infondato;
le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo;

P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
presente giudizio, che liquida in Euro 3700,00=, di cui Euro 3500,00= per
compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 9 ottobre 2013
Il Preside te

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

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