Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24204 del 30/09/2019

Cassazione civile sez. III, 30/09/2019, (ud. 27/03/2019, dep. 30/09/2019), n.24204

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27338-2016 proposto da:

SICILY BY CAR SPA, in persona dell’amministratore unico e legale

rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIAN GIACOMO

PORRO, 15, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO SANTONE,

rappresentata e difesa dagli avvocati MARCELLA LOMBARDO, CALOGERO

VALERIO SCIMEMI;

– ricorrente –

contro

AUTOSTRADE PER L’ITALIA SPA, in persona dell’avvocato AMEDEO

GAGLIARDI, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MUZIO CLEMENTI 70,

presso lo studio dell’avvocato PIERA AMALIA CARTONI MOSCATELLI, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6094/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/10/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/03/2019 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE ALESSANDRO, che ha concluso per il rigetto;

udito l’Avvocato LOMBARDO MARCELLA;

udito l’Avvocato CARTONI MOSCATELLI PIERA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ingiunzione di pagamento n. 2008/15/16146, emessa ai sensi del R.D. 14 aprile 1910, n. 639, art. 2 e notificata il 10 dicembre 2008, venne intimato alla SICILY BY CAR S.p.a., società esercente a scopo di lucro l’attività di noleggio di veicoli senza il conducente, il pagamento, in favore di Autostrade per l’Italia S.p.a., della somma di Euro 104.393,23 a titolo di pedaggi per transiti autostradali avvenuti tra il (OMISSIS) e non pagati dai conducenti de; veicoli al momento del passaggio al casello.

Avvero tale ingiunzione SICILY BY CAR S.p.a. propose opposizione, della quale Autostrade per l’Italia S.p.a. chiese il rigetto.

Il Tribunale di Roma, con sentenza depositata in data 21 febbraio 2012, rigettò l’opposizione.

Avverso tale decisione SICILY BY CAR S.p.a. propose appello del quale la società appellata chiese il rigetto.

La Corte di appello di Roma, con sentenza pubblicata il 14 ottobre 2016, accolse l’appello per quanto di ragione (e cioè limitatamente ai pedaggi richiesti per gli anni 2001 e 2002, v. sentenza in parola, p. 10) e, in riforma della sentenza impugnata, annullò e dichiarò inefficace l’ingiunzione di pagamento opposta e condannò SICILY BY CAR S.p.a. a pagare, in favore di Autostrade per l’Italia S.p.a., la somma di Euro 88.160,48, oltre interessi legali dal 10 dicembre 2008 al saldo; dichiarò per metà compensate tra le parti le spese di lite del doppio grado del giudizio di merito e condannò l’appellante al rimborso, in favore dell’appellata, della restante metà.

Avverso la sentenza della Corte di merito SICILY BY CAR S.p.a. ha proposto ricorso per cassazione, basato su due motivi e illustrato da memoria.

Autostrade per l’Italia S.p.a. ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si lamenta “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 176, comma 11-bis, del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 196, comma 1, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 84 insufficienza e contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, motivo formulato ai sensi e per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè altresì omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti motivo formulato ai sensi e per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Con tale motivo la ricorrente – come sintetizzato dalla stessa, v. ricorso p. 2 – censura la sentenza impugnata, in quanto illegittima, erronea e ingiusta, per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 175, comma 11-bis, del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 196, comma 1, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 84 per aver la Corte di merito violato, disapplicato ed erroneamente applicato le disposizioni del Codice della Strada che disciplinano la responsabilità esclusiva del locatario dei veicoli noleggiati, eventualmente in concorso con il diverso effettivo trasgressore, ma senza alcuna solidarietà passiva in capo ai proprietario-locatore dei veicoli medesimi, per il pagamento dei pedaggi autostradali durante il noleggio.

1.2. Il motivo è infondato in relazione alla lamentata violazione di legge.

1.2.1. Va premesso che la censura si riferisce chiaramente ai pedaggi inerenti agli anni dal (OMISSIS), stante l’accoglimento del gravame (e il difetto di appello incidentale sul punto, v. controricorso p. 15) con riferimento ai pedaggi richiesti per gli anni 2001 e 2003, da parte della Corte di merito, in espressa applicazione del principio affermato da questa Corte con la sentenza 20/09/2002, n. 13770, secondo cui la disposizione dell’art. 373 reg. esec. att. C.d.S., comma 1 (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, per evidente lapsus calami indicato a p. 8 nella sentenza impugnata con il n. 295, ma vedi p. 5 della stessa sentenza dove l’indicazione è corretta, sicchè tale imprecisione nell’indicazione della norma, unitamente alle altre pure segnalate dalla ricorrente, risulta irrilevante), ove estende in via solidale al proprietario del veicolo l’obbligazione di pedaggio assunta dal conducente con l’impiego del mezzo di un tratto autostradale, è illegittimo in carenza di previsioni in tal senso da parte del detto codice o di altra norma di legge, tenuto conto che tale estensione, comportando l’imposizione di una prestazione patrimoniale (per fatto altrui), richiede una disposizione normativa; all’illegittimità della menzionata disposizione consegue la disapplicazione della stessa, ai sensi della L. n. 2248 del 1865, art. 5, all. E.

1.2.2. Risulta, quindi, opportuno richiamare la normativa applicabile nel caso all’esame, con specifico riferimento agli anni dal (OMISSIS), evidenziandosi anzitutto che l’art. 176 C.d.S., al comma 11-bis, inserito dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), in vigore dal 1 gennaio 2003, prevede che “Al pagamento del pedaggio di cui al comma 11 (pedaggio autostradale), quando esso è dovuto, e degli oneri di accertamento dello stesso, sono obbligati solidalmente sia il conducente sia il proprietario del veicolo, come stabilito dall’art. 196”, sicchè è corretta la doglianza della ricorrente in relazione all’erroneità dell’affermazione della Corte di merito circa la non applicabilità al caso di specie dell’art. 196 C.d.S., ma ciò non determina, comunque, l’accoglimento del motivo per le ragioni appresso indicate.

L’articolo da ultimo richiamato – inserito nel Capo primo del titolo quarto del Codice della Strada, intitolato “Degli illeciti amministrativi e delle relative sanzioni” – rubricato “Principio di solidarietà”, stabilisce, per quanto qui rileva, che “1. Per le violazioni punibili con la sanzione amministrativa pecuniaria il proprietario del veicolo…, o, in sua vece, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio o utilizzatore a titolo di locazione finanziario, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questi dovuta, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. Nell’ipotesi di cui all’art. 84 (Locazione senza conducente) risponde solidalmente il locatario… 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, chi ha versato la somma stabilita per la violazione ha diritto di regresso per l’intero nei confronti dell’autore della violazione stessa”.

1.2.3. La giurisprudenza di legittimità ha più volte avuto modo di affermare che, in tema di sanzioni amministrative pecuniarie per infrazioni stradali, nel caso di vetture date in noleggio, il locatore del veicolo è responsabile in solido con il locatario ed il conducente, giacchè l’art. 196 C.d.S., pur menzionando esclusivamente il locatario, intende assicurare il pagamento di un soggetto agevolmente identificabile, mentre l’identità del locatario, di regola, è nota soltanto al locatore (Cass. 24/09/2015, n. 18988; Cass., ord., 25/01/2018, n. 1845; Cass., ord., 19/02/2019, n. 4735), e ciò in considerazione di “una sistematica valutazione della disciplina della solidarietà dettata in via generale dall’art. 196 C.d.S.”, dovendosi tener conto “della ratio complessiva della norma in questione, che ha voluto prevedere soggetti diversi dal proprietario del veicolo, quali obbligati in via solidale, solo nelle ipotesi specificamente indicate come l’usufruttario, l’acquirente con patto di riservato dominio o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria. La norma non prevede il semplice locatore del veicolo. E ciò per l’evidente ragione… dell’agevole identificabilità, negli altri casi (diversamente dalla locazione semplice), del soggetto solidalmente responsabile. La norma, infatti, intende assicurare, attraverso la titolarità di un diritto adeguatamente e agevolmente accertabile, la possibilità di ottenere il pagamento della sanzione. Nel caso della locazione del veicolo senza conducente, il rapporto di locazione riguarda solo il locatore e il locatario e il nominativo di quest’ultimo è noto al solo locatore (tranne specifici accordi tra le parti…). Di qui, la ragione della mancata equiparazione del locatore alle ipotesi su indicate. Nè, in ragione della ratio indicata, può sostenersi un’interpretazione dell’ultima parte (del comma 1 nel testo applicabile ratione temporis anche al caso all’esame) dell’art. 196 C.d.S., che giunga a vanificare in concreto la solidarietà, una volta che non sia agevolmente identificabile il conducente e non sia altrettanto agevolmente accertabile il locatario, specie per i noleggi a breve termine. Il tutto anche alla luce dell’ulteriore elemento di interpretazione sistematica… in relazione alla differenza ontologica esistente nella struttura contrattuale tra locazione finanziaria e locazione pura e semplice. In definitiva, deve concludersi che l’ultima parte dell’art. 196 C.d.S. deve interpretarsi nel senso che il locatario è un ulteriore soggetto obbligato solidamente, oltre al proprietario (o ai soggetti equiparati) ed al conducente” (v. Cass. 24/09/2015, n. 18988, e Cass., ord., 25/01/2018, n. 1845, quest’ultima espressamente richiamata da Cass., ord., 19/02/2019, n. 4735).

Con specifico riferimento poi al pagamento del pedaggio autostradale questa Corte, già con la sentenza 26/09/2007, n. 20000, ha affermato che la solidarietà tra il proprietario e il conducente del veicolo si fonda sull’espresso disposto di cui alla L. n. 89 del 2002, art. 80, comma 23.

1.3. Alla luce del richiamato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, al quale va data continuità in questa sede e che è stato recentemente riaffermato, va ribadito che, nel caso di locazione di veicoli senza conducente, il locatore è obbligato solidalmente al pagamento del pedaggio autostradale con il locatario e il conducente del veicolo, evidenziandosi che la norma di cui all’art. 196 C.d.S. non risulta tuttora modificata nei sensi auspicati dalla ricorrente e di cui alla proposta di L. n. 1245 presentata alla Camera dei Deputati il 5 ottobre 2018 e alla quale si fa riferimento nella memoria della ricorrente.

1.4. Il motivo risulta inammissibile in relazione ai vizi motivazionali pure indicati nella rubrica del mezzo.

Si evidenzia al riguardo che, essendo la sentenza impugnata in questa sede stata pubblicata in data 14 ottobre 2016, nella specie trova applicazione l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione novellata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modifiche nella L. 7 agosto 2012, n. 134.

Alla luce del testo di detta norma nella formulazione novellata ed attualmente vigente, applicabile – come già evidenziato – nella specie ratione temporis, non è più configurabile il vizio di insufficiente e/o contraddittoria motivazione della sentenza, atteso che la norma suddetta attribuisce rilievo solo all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, non potendo neppure ritenersi che il vizio di contraddittoria motivazione sopravviva come ipotesi di nullità della sentenza ai sensi del n. 4) del medesimo art. 360 c.p.c. (Cass., ord., 6/07/2015, n. 13928; v. pure Cass., ord., 16/07/2014, n. 16300) e va, inoltre, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., ord., 8/10/2014, n. 21257). E ciò in conformità al principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 8053 del 7/04/2014, secondo cui la già richiamata riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia – nella specie all’esame non sussistente – si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

Le Sezioni Unite, con la richiamata pronuncia, hanno pure precisato che l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, così come da ultimo riformulato, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia).

Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”.

1.5. Nella specie va evidenziato che la ricorrente ripropone, come peraltro chiaramente indicato già nella rubrica del motivo all’esame, inammissibilmente lo stesso schema censorio del n. 5 nella sua precedente formulazione, inapplicabile ratione temporis, con il riferimento alla “insufficienza e contraddittorietà della motivazione”; va pure rimarcato che non è stato specificamente precisato il fatto storico di cui sarebbe stato omesso l’esame da parte della Corte di merito e neppure ne è stata dedotta la decisività, fermo restando che l’omesso esame delle risultanze istruttorie e delle tesi difensive delle parti – cui si riferisce l’illustrazione del motivo all’esame a p. 11, 12 e 13 del ricorso – non integra, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. sez. un., 7/04/2014, n. 8053 e Cass., ord., 29/10/2018, n. 27415; Cass. 14/06/2017, n. 14802 e Cass., ord., 18/10/2018, n. 26305).

2. Il secondo motivo è così rubricato: “violazione e falsa applicazione degli artt. 1965,1967,1362,1363,1364,1366,1367,1369,1371,1321,1326 e 1327 c.c. in relazione all’accordo transattivo intervenuto tra le parti, insufficienza e contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, motivo formulato ai sensi e per gli effetti dell’art. 362 c.p.c., n. 3, nonchè altresì omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, motivo formulato ai sensi e per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., n. 5”.

La ricorrente – come dalla stessa indicato, in sintesi, a p. 2 del ricorso – censura la sentenza impugnata, in quanto illegittima, erronea e ingiusta, per violazione e falsa applicazione degli artt. 19651967,1362,1363,1364,1366,1367,1369,1371,1321,1326 e 1327 c.c., avendo il secondo giudice violato, disapplicato ed erroneamente applicato tanto le disposizioni dell’accordo transattivo intervenuto tra le parti nel 2005 e la disciplina normativa sulla transazione e, in particolare, gli artt. 1965 e 1967 c.c., quanto le regole legali di ermeneutica contrattuale e, in particolare, gli artt. 1362,1363,1364,1365,1366,1367,1369 e 1371 c.c., nonchè la disciplina codicistica sulla formazione del contratto e, in particolare gli artt. 1321,1325 e 1327 c.c., ed avendo, altresì, il secondo giudice erroneamente e ingiustamente attribuito agli elementi considerati un significato estraneo al senso comune e adottato argomenti connotati da un’assoluta incompatibilità razionale.

2.1. Il motivo va disatteso.

2.2. Va anzitutto evidenziato, quanto alle lamentate violazioni di legge, che in base ad un accertamento in fatto, pertanto non censurabile in questa sede, la Corte di merito ha escluso che le parti abbiano transatto la lite relativa ai pedaggi elencati nell’ingiunzione oggetto della presente causa, evidenziando che i numerosi documenti su cui si fonda la tesi dell’attuale ricorrente sono irrilevanti per i plurimi motivi indicati nella sentenza impugnata (v. p. 9 e 10) e che “l’unico documento sottoscritto da soggetto presumibilmente munito del potere di obbligare la s.p.a. Autostrade per l’Italia è inequivocabilmente diretto a transigere le vertenze aventi ad oggetto le ingiunzioni fiscali”; solo in relazione a tale documento e, quindi, a quelle ingiunzioni, quella Corte ha ritenuto che l’attuale controricorrente “non ha contestato la natura di volontà contrattuale di quanto scritto nel documento”.

A tanto deve aggiungersi che la ricorrente neppure riporta testualmente la pattuizione della dedotta intervenuta transazione in forza della quale, a suo avviso “la resistente ha rinunciato anche per il futuro, a far valere le proprie pretese nei confronti della ricorrente, a fronte dell’impegno di questa di comunicare di volta in volta il nominativo e l’indirizzo dei locatari dei veicoli resisi diretti e unici responsabili del mancato pagamento dei pedaggi autostradali”, con difetto di specificità del motivo al riguardo, e che, comunque, la documentazione prodotta dall’attuale ricorrente risulta contestata dall’attuale controricorrente già nel giudizio di merito.

In realtà, le censure proposte e veicolate ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, oltre a non essere dedotte secondo quanto indicato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass., ord., 2/03/2018 n. 5001Cass. 29/11/2016, n. 24298; Cass., ord., 26/06/2013, n. 16038), mirano, in sostanza, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (Cass. ord., 4/04/2017, n. 8758).

2.3. Quanto alle censure motivazionali, pure indicate nella rubrica del mezzo all’esame, non può che ribadirsi quanto già affermato con riferimento al primo motivo al p. 1.4., evidenziandosi che, con riferimento, al secondo mezzo all’esame, non è stato specificamente precisato il fatto storico di cui sarebbe stato omesso l’esame da parte della Corte di merito e neppure ne è stata dedotta la decisività, fermo restando che, comunque, l’omesso esame delle risultanze istruttorie e delle tesi difensive delle parti non integra, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. sez. un., 7/04/2014, n. 8053 e Cass., ord., 29/10/2018, n. 27415; Cass. 14/06/2017, n. 14802 e Cass., ord., 18/10/2018, n. 26305).

3. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

4. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

5. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in Euro 8.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 27 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2019

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